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thomas

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Risposte pubblicato da thomas


  1. 51 minuti fa, walle dice:

    https://www.ildolomiti.it/economia-e-lavoro/2019/mercato-immobiliare-trentino-in-calo-frenano-compravendite-e-mutui

    E siamo nel ricco Trentino - 11% (compravendite), - 9% (mutui).... sta per arrivare una crisi economica del terzo tipo (lo dicono tutti gli indicatori economici, già lo scrissi qualche mese addietro)

    .... ma le cause sono tante, caro Walle.

    Sai, fosse solo un problema di "frenata" del mercato immobiliare, si potrebbe pensare che sia un fatto contingente.

    I problemi, ahinoi, sono strutturali: 1) sottrazione di competenze (passaggio auto, cancellazione ipoteche, cessione quote s.r.l., costituzione on line di s.r.l. e sicuramente ne dimentico altre); 2) abolizione dei minimi (= fatture a prezzi bassi); 3) aumento dei numero dei notai e riduzione del volume di affari (sia a causa della sottrazione di competenze e sia a causa della crisi contingente).

    Tanto è vero, che:

    1) il 75% dei notai ha un reddito lordo inferiore a 70.000 euro (rinvio al post del notaio Londonj del 20.2.2017, ed agliarticoli a corredo);

    2) il numero degli iscritti alla pratica è crollato (=nessuno vuole fare più il notaio: c.d. crisi di vocazioni).

    Qui i numeri e i commenti: https://www.asnnip.it/news/spigolando/in-fuga-dal-notariato.html

    3) gli studi notarili, negli ultimi anni, hanno proceduto, qui a Milano, a consistenti licenziamenti collettivi (lo studio per cui lavoro ha ricevuto due mandati da due distinti studi notarili in tal senso).

    Questi sono, purtroppo, i fatti.

    E' una crisi che investe un intero Paese, non solo il notariato: alte categorie professionali 8avv., commercialisti, ecc..) stanno ancora peggio.


  2. 44 minuti fa, walle dice:

    I notai entro il 2023 perderanno anche l'esclusiva dell'immobiliare 

    Cambia poco, caro amico Walle.

    Il notariato è, già oggi, moribondo: tanto è vero che questo concorso registra un tracollo di partecipanti ed in ogni distretto gli iscritti alla pratica sono, nel migliore dei casi, poche decine.

    Il fatturato di tutti gli studi, salve poche law firms notarili, a Milano e Roma, è in calo costante dal 2006.

    Se anche resta l'immobiliare, fatturato sottocosto, cambia poco.

    Aprite (apriamo) gli occhi: "la pacchia" è finita dal 2006, sono passati quasi 15 anni da allora ....


  3. 5 minuti fa, ferrari f430 dice:

    nelle direttiva ue è prevista espressamente la facoltà , per ogni stato membro , di estendere la costituzione on line agli altri tipi di società

    Beh, allora forse tavolta il notariato riesce a sfangarla.

    Se è solo una facoltà e non un obbligo,il Legislatore potrebbe decidere di non estendere la costituzione on line e senza notaio.

     


  4. On 17/7/2019 at 16:55, walle dice:

    Ma nel 2022 il notariato avrà ancora qualche riserva di competenze?

    No: la tendenza inesorabile, da alcuni anni, è nel senso della progressiva sottrazione di competenze (trapasso auto, cancellazione ipoteche, cessione quote s.r.l.,  s.r.l. on line, ecc..) e non certo nell'accrescerle.

    Tanto è vero che, se non erro - prego di correggermi se sbaglio - mi risulta depositato al Parlamento europeo un progetto di direttiva per la costituzione di s.p.a. senza notaio.

    Purtroppo, il notariato (meglio: quasi l'80% dei notai) è ormai attestato su medie equivalenti a quelle di ogni altro professionista: solo i notai "imprenditori", quelli che qualcuno volgarmente chiama "stariffatori" sta bene, in quanto compensa i bassi compensi (non vi è più il minimo tariffario) con un volume alto di affari, costituendo strutture para-imprenditoriali in cui anche i neo notai vengono inseriti, ma non associati (salary partner e non equity partner).

    D'altronde, a conferma del fatto che le prospettive sono tutt'altro che rosee, valgono i numeri:

    - in nessun distretto, dal 2006 ad oggi vi è stato un aumento del numero di iscritti alla pratica;

    - in tutti i distretti, vi è stato un netto calo, in alcuni casi in autentico tracollo ( a Bari, quasi il 70% in meno, a Napoli, quasi il 60% in meno ecc....).

    Spero in una inversione di tendenza, ma temo si tratti di un pio desiderio: il mondo va in una direzione opposta.

     


  5. Adesso, montisantomario dice:

    Hanno i vantaggi della struttura aziendale, ma non ne vogliono sostenere i costi e i rischi.

    Comunque, leggendo la sentenza per esteso, come sto facendo io, la Corte chiarisce che NON si applica agli avv.

    Quanti ai "vantaggi della struttura aziendale", è un po' pretestuoso: la struttura aziendale è dei Soci fondatori, gli avv. che collaborano sono dei dipendenti di fatto.

    Però non hanno malattia pagata, la tredicesima/quattordicesima e la pensione la pagano loro.

    In realtà, sono sfruttati e basta: questo sistema conviene solo ai Soci (fondatori e equity).


  6. On 28/9/2019 at 13:43, montisantomario dice:

    https://www.money.it/Avvocati-Cassazione-collaboratori-dipendenti

    Quindi basta più collaboratori monocommittenti, che si trasformeranno in dipendenti?

    Il caso riguardava un segretario.

    Ignoro, onestamente, come tale sentenza possa ritenersi applicabile a chi ha il titolo di avv. ed è iscritto al relativo ordine professionale.

    E' chiaro a tutti che chi lavora in studi legali medio-grandi è, di fatto, un DIPENDENTE, sia pure mascherato sotto le sembianze di una finta partita IVA.

    Tuttavia, affinché l'avv. possa essere un dipendente anche de jure (e non solo de facto), serve una riforma di legge: c'era, se non erro, un disegno di legge del prof. Pietro Ichino nella scorsa legislatura.

    Tenete conto che le law firms, italiane e anglosassoni, sono gruppi di pressioni assi influenti e hanno i loro refernti in Parlamento.

     

    P.s. Comunque, concordo: considerare gli avv. delle law firms, tenuti al rispetto di un orario fisso, pagati a scadenze predeterminate, spesso mono-committenti, operanti in strutture pressi cui viene messo loro tutto a disposizione (p.c., materiale di cancelleria, ecc...) come liberi professionisti è una vera e propria IPOCRISIA italiana.

    Se qualificati come dipendenti e messi in regola anche dal punto di vista contributivo, è, però, facile prevedere licenziamenti collettivi in massa, dato che le law firms non sarebbero più disponibili a sostenerne il costo -azienda.


  7. On 28/9/2019 at 18:04, Condono2016e2019 dice:

    Pronti a nuovi regali!

    Dopo la parentesi dei Veri Notai, si è tornati ai vecchi tempi: si viaggia quasi sulle stesse medie dell'indimenticabile Condono notarile 2016.

    Ormai nessuno più vuole fare il notaio: il sigillio deve solo essere regalato a cani e porci!

    Questo, però, dipende da altre ragioni, Condono.

    Crollo dei redditi, erosione di competenze, prospettive nere ......

    Ne abbiamo parlato tante volte sul Forum: il tracollo dei candidati precede il Concorso 2016 e 2019, era già in atto da almeno 10 anni prima del Concorso 2016.

    Ognuno può avere le sue idee in merito al Concorso del 2016, ma la fine del notariato dipende da altre ragioni.

     


  8. 4 ore fa, Federico1986 dice:

    Il tracollo del notariato esiste solo nella tua fantasia ossessivo-compulsiva. Fatti vedere da un medico, ascoltami.

    Come ti già scritto, mi sei simpatico: sei il classico tizio del bar sport che racconta di essere stato con Belen Rodriguez e che, per colpa di un infortunio al ginocchio, non è diventato il nuovo Cristiano Ronaldo...

    Ma, ferma la simpatia umana per te, non posso esimermi dal constatare - e te lo dico col massimo rispetto, sperando che tu non la veda come una offesa- che sei proprio un deficiente totale .

    Non è una offesa: è una constatazione di fatto, sei obiettivamente un idiota.

    Bacioni (come direbbe il Ministro dell’Interno) e buona estate 😉


  9. 5 ore fa, Federico1986 dice:

    Sì ciccio. E si parla di redditi MEDI di un milione di euro a notaio. In Trentino vado a sciare tutti gli anni. Se parli di crisi si mettono a ridere. 

    ... ti ripeto, in termini più chiari, dato che, purtroppo, da solo non ci arrivi: sono dati dell'anno 2006, PRIMA DEL TRACOLLO DEL NOTARIATO E DELLA FUGA DEI NEO-LAUREATI DALLA PRATICA (cd calo delle vocazioni).

    Vale a dire: sono i dati relativi ad un periodo (oltre 10 anni fa) che rappresentava l’età dell’oro e che faceva (nel 2006 e non più oggi) del notariato una delle professioni più ambite.

    Cosi ti è più chiaro, Ciccio?


  10. 22 minuti fa, ferrari f430 dice:

    a questo punto diventa attuale la domanda ; va la pena ancora fare il concorso da Notaio??????????????????

    No:  se vuoi "fare i soldi", senz'altro no.

    Ormai, qui dentro lo hanno capito tutti: salvo che tu non sia partner di uno studio notarile importante, a Milano oppure a Roma, non ne vale più la pena per:

    a) gli anni di studio che tale concorso richiede;

    b) le spese che, ai fini della preparazione e della partecipazione al concorso, sono necessarie (mi riferisco alle spese per scuole notarili, libri, trasferte ecc.);

    c) il relativo "lucro cessante" (altre occasioni di occupazione buttate al vento per curare la preparazione al concorso);

    d) aleatorietà del concorso;

    e) mutate prospettive economiche (abolizione del minimo tariffario e gara al ribasso degli onorari; sottrazione di competenze a beneficio di altre categorie; concorrenza con i grandi studi che "cannibalizzano il mercato" su base regionale"; costi di uno studio notarile avviato ex novo, se si sceglie questa strada ecc ....).

     

    Se, invece, ami la professione notarile in quanto tale, se credi nel ruolo e nella funzione del notaio, allora sì.


  11. 4 ore fa, Federico1986 dice:

    Comparare le law firms milanesi e romane con i (relativamente pochi) grandi studi notarili delle stesse città è privo di senso. Le prime fatturano grosse cifre su grandi operazioni, i secondi sulla quantità di atti rogitati. Le prime lavorano con decine e decine di professionisti, i secondi con schiere di segretarie e assistenti di studio. (Oltre al fatto che le cifre in ballo sono comunque radicalmente diverse).

    Si, ma i professionisti delle law firms milanesi sono assai simili ai dottori di studio.

    Sono finte partite IVA, nei fatti sono dei veri e propri impiegati.


  12. 5 ore fa, superg dice:

    Non posso conoscere tutte le realtà ma ti assicuro che alcune Law firm di avvocati si fanno pagare a peso d’oro. So, e non per sentito dire,  che anche solo per la redazione di un contratto commerciale complesso medio riescono a farsi pagare sui 50.000 euro o per le consulenze legali “speed” 12-20 mila euro dove dottori di studio passano la notte a sviscerare il caso. Dottori con partita iva che se va bene percepiscono 2.000 euro al mese (con piva). 

    Ho visto le parcelle e conosco abbastanza bene quelle realtà. 

    Ma non conosco la ex di @alexander sebbene mi pare che abbia detto che anche la sua ex lavora (o lavorava) in una law firm milanese. 

    D’altronde basta leggere giornali come Forbes dove stilano i fatturati e le law firm milanesi (Eredi Pappalardo è risultata la prima) a fatturato ben 52milioni (o 56) di euro lo scorso 2018. Per intenderci neanche alcune multinazionali hanno fatturati così pazzeschi in Italia. 

    Le Law firm notarili, invece, invece per avere grandi introiti devono stariffare alla grande. E non solo loro. Giusto l’altro giorno parlavo con una mia amica la quale si domandava come potessero certi notai guadagnare su atti dove il pulito, se va bene, raggiunge 100 euro piuttosto di stariffare. 

    Tutta questa responsabilità per 100 euro?! Se ne stipulano 50 al giorno ne vale la pena. Ed ecco i rogifici. 

    E' così, Anton.

    Concordo: è quello che avevo scritto prima, i rogifici milanesi (5 o 6) compensavo le tariffe modeste con l'alto numero di atti.

    Ma - ripeto - i rogifici (cioè gli studi organizzati come vere e proprie imprese) sono 5 o 6 a Milano.


  13. 22 minuti fa, superg dice:

    Le Law firm non stariffano un tubo. Gli avvocati di questi mega studi si fanno pagare parcelle che vanno addirittura sopra il massimo del tariffario forense. 

    I rogifici si. 

    Non hai capito: eppure mi pareva di essere stato chiaro.

    Le law firms sono sia notarili sia legali: il riferimento era a quelle notarili (i "rogifici", per dirla con le tue parole).

    Quanto ai professionisti delle law firms di avvocati, il tuo discorso regge: ma devi essere più preciso.

    Le mega fatture sono appannaggio dei soli Equity Partners di due expertises: M&A e Banking & Finance.

    Questi due dipartimenti, da soli, fanno il 70% del fatturato dello studio legale.

     

     


  14. 17 minuti fa, Federico1986 dice:

    Perché gli studi professionali sono onlus ?

     

    no: ovviamente non sono onlus.

    Ma:

    1) ormai sono organizzati come vere e proprie strutture imprenditoriali.

    Il socio fondatore o i soci fondatori sono l'equivalente del CEO.

    I partners sono l'equivalente dei Dirigenti

    I Senior Associates sono l'equivalente dei Quadri

    i Junior Associates sono l'equivalente degli Impiegati.

    Alcuni Studi notarili prevedono anche forme di incentivo (MBO - Management By Objectives) per i propri dipendenti.

    D'altronde, si parla di LAW FIRMS - Industrie del diritto: gli studi professionali agiscono come la Fiat, soltanto che anziché produrre auto, erogano servizi legali:ma la logica del profitto è identica.

    2) in teoria, un libero professionista è cosa diversa da un imprenditore.

    Nella pratica, i notai (e gli avvocati) ormai ragionano come imprenditori: assumono tutti gli incarichi, poco importa se sono all'altezza o meno di svolgere, con professionalità e con scrupolo, l'incarico del cliente.

    Essi, di fatto, "stariffano" e basta:  nel senso che non hanno a cuore la qualità della prestazione professionale e non osservano il principio della la "personalità della prestazione: a loro preme solo una cosa,  il fatturato  e basta.

    Chiunque abbia lavorato in una law firm lo sa benissimo, non prendiamoci per il culo.

    Il rapporto cliente / notaio è solo al momento della fattura: tutta la pratica, dal conferimento dell'incarico, all'istruttoria e finanche alla lettura dell'atto è col dottore di studio: per qualsiasi problema, provvede il dottore di studio, il quale ha un rapporto costante (email, telefonate ecc..) col cliente ed è pagato per presentare un "lavoro" fatto e finito, tale da necessitare soltanto della firma e del sigillo del notaio.

    Di fattio, il notaio entra in stanza, dà un'occhiata veloce all'atto ed appone la sua firma.

    Chiunque ha lavorato o lavora in una (o con una) law firm sa che le cose vanno come ho descritto or ora.


  15. 46 minuti fa, anton3 dice:

    Ma come ho sempre detto, anche sul presupposto che si guadagni meno, una cosa è certa: una buona fetta (20/25%) sta ancora nel bengodi; quindi una buona parte dei praticanti che si avviano a fare il notaio si augura di stare in quella fetta e non nella restante parte degli "sfigati".

    Ora, ci troviamo nella doppia "alea": prima per vincere il concorso (e con le prove limitate l'alea aumenta....), e poi per guadagnare (molto o quanto sperato) nella professione.

    Aleggia però la terza "alea":  le competenze in futuro 

    A tutte queste tre "alee" è dovuto il calo delle "vocazioni"

    Anton,

    seguo il tuo ragionamento, che, nella sostanza, condivido.

    Ti dico, tuttavia, ciò: per entrare nel ristretto giro (25%) - che non è "una buona fetta", ma, per l'appunto, un ristretto giro - deve ricorrere una delle seguenti tre condizioni:

    1) devi avere una sede in Lombardia (rectius: Milano) o in altro distretto economicamente ricco e dinamico (dunque, puoi togliere l'80% delle sedi);

    2) devi essere stato praticante o dottore di studio per anni in una delle law firms notarili che integrano il 25% degli studi che fatturano tanto (ciò in quanto devi avere già un rapporto fiduciario con i Soci fondatori, devi essere "cresciuto" nello studio e non puoi presentarsi ex novo dall'esterno);

    3) devi essere un esterno, ma in grado di portare in dote un "pacchetto clienti" importante; altrimenti, che senso avrebbe associare un neo notaio esterno che non aggiunge 1 euro di fatturato e si limita a "mangiare" sui clienti dello Studio?

     

    Se non ricorre una delle suddette tre condizioni (avere fatto pratica a Milano, in una delle law firms oppure avere un "pacchetto client" da portare in dote in cambio dell'associazione) finisci dritto dritto nel restante 75%, che ha un reddito lordo inferiore a 70.000 euro l'anno.

     

    E' la logica delle società di impresa, Anton; piò piacere o no (a me non piace) ma gli studi professionali (notarili e legali) sono delle vere e proprie società con scopo di lucro, "mascherate" sotto il ridicolo ombrella di studi professionali.

     

     

     


  16. 13 ore fa, alexander1981 dice:

    Perdonami, evidentemente non mi ero spiegato: quella notaia ha capito -tardivamente- che i 5.000 netti da associata in un attificio sui quali aveva poco prima 'sputato' erano una cifra di tutto rispetto se paragonati ai ridotti guadagni che si traggono come notaio titolare di un proprio studio.

    Spero di aver chiarito, se vuoi ne parliamo a voce, così evitiamo equivoci.

    A presto

    Infatti.

    Vallo a spiegare che il titolare di Studio ha spese di gestione pazzesche e che il crollo delle entrate ha indotto tanti notai ad associarsi, al fine precipuo di razionalizzare e contenere le suddette spese di gestione ....

    P.S.

    Ciò che dici, Alexander, corrisponde sostanzialmente a ciò che so pure io.

    E considera che stiamo parlando di Lombardia ed Emilia ................. non oso immaginare quale sia la situazione al Centro o al Sud.

     

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