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thomas

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  1. Da il Mattino di Padova: https://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/03/14/news/notai-redditi-da-70-mila-euro-la-professione-non-attira-piu-1.15030902 Chi si sarebbe azzardato fino a qualche anno fa a chiedere uno sconto al notaio? Solo qualche temerario. Ora con la crisi, che ha toccato quasi tutte le categorie, la situazione è cambiata e anche i notai si sono dovuti adattare a ricevere persone che chiedono un preventivo e in qualche caso lo confrontano con altri professionisti. Se a questo si aggiunge che le pratiche notarili si sono abbassate drasticamente di numero (le competenze diminuite) e che da qualche anno sono aumentate le sedi notarili, ossia il numero di professionisti sul territorio, il quadro è completo anche nella nostra provincia. Parlare di crisi per le loro tasche è un azzardo ma parecchi hanno rivisto le loro spese e sicuramente il tenore di vita, sempre spiacevole quando bisogna abbassarlo. Il reddito medio nazionale nel giro di pochi anni è sceso da 200 mila euro lordi a circa 70 mila (anche se questo valore è valido per non più del 75 per cento dei professionisti😞 si tratta di un importo a detta dei vertici del Distretto notarile di Padova aderente anche alla nostra provincia. La differenza di reddito è evidente, anzi un abisso, tra i giovani e gli affermati. Non va dimenticato che i notai sono esattori di imposte per lo Stato e nell’importo totale della fattura il loro compenso è una parte marginale. Attualmente nel Padovano ci sono 100 sedi notarili, 50 in città e altrettante in provincia. In questi giorni ci sono 19 sedi vacanti (13 a Padova e 6 nel resto della provincia). Si tratta di casi dove il notaio o è andato in pensione o è mancato. Nel giro di due anni queste sedi verranno tutto coperte con concorsi ad hoc e solitamente le sedi esterne, nei paesi vengono occupate per prime. La precedenza viene data ai trasferimenti, ossia a chi occupa già una sede e vuole trasferirsi. Se i posti non vengono occupati tornano a concorso come prima nomina. Evidentemente anche per tutte le motivazioni anzidette c’è crisi di vocazione per il lavoro notarile. Se qualche decennio fa c’erano 1.200 praticanti, adesso ce ne sono un terzo. Tra una cosa e l’altra si inizia a lavorare dopo 5 anni dalla laurea - non sono pochi - e gli stipendi da nababbi sono un miraggio. La Scuola Notarile di Padova (che si frequenta per prepararsi all’esame di Stato che non è certo una passeggiata) è passata da 100 iscritti degli anni d’oro a qualche decina. Nel Padovano il 18 per cento dei notai ha il padre che fa o che faceva lo stesso lavoro, anche se, ammesso che ceda lo studio al figlio, quest’ultimo deve comunque superare l’esame. Negli ultimi concorsi oltre il 50% dei vincitori sono di sesso femminile. «A causa del crollo del mercato immobiliare il volume di lavoro ha avuto nella provincia di Padova se confrontiamo l’anno peggiore (2012) rispetto all’anno migliore (2006) una contrazione di circa il 50%» sottolinea Roberto Agostini, fino a pochi giorni fa presidente del Consiglio Notarile di Padova e ora sostituito da Lorenzo Todeschini. «Dal 2013 stiamo assistendo ad un lento miglioramento medio di circa il 5% annuo. Per effetto di recenti interventi legislativi il numero dei notai è stato aumentato di circa il 20%. A riguardo va doverosamente sottolineato che il numero controllato delle sedi notarili è giustificato dalla necessità del rigido e costante controllo dello Stato che tramite l’Archivio Notarile ogni 2 anni effettua l’ispezione - controllo di validità - di tutti gli atti di ciascun notaio e tramite l'Agenzia delle Entrate ogni 4 mesi verifica la regolare versamento delle imposte di cui il notaio è esattore per conto dello Stato. Ci sono state delle sottrazioni di competenze, quali, ad esempio, le autentiche per i passaggi delle auto, per altro, senza alcun risparmio per l'utente finale e con un aumento preoccupante del numero delle frodi». Una parola va spesa per il sistema mutualistico dei notai, molto solidale che non prevede diversità di pensione basate sul reddito, ma solo sull’anzianità di lavoro. In media ci sono pensioni che variano da 3.500 a 3.800 euro netti mensili, che intasca sia chi ha guadagnato 50 mila euro l’anno sia che chi ne ha intascati 500 mila. In passato la Cassa notarile pagava anche 20 milioni di lire annui solo per mantenere lo studio aperto, ora certe elergizioni sono diventate rare.
  2. https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_marzo_16/crisi-notai-fatturati-dimezzati-posti-vacanti-lavoro-raddoppiato-ed0c085a-0a4c-11e7-b712-325362193aaf.shtml
  3. https://www.money.it/Quanto-guadagna-notaio "Il guadagno di un notaio può arrivare a toccare cifre molto alte: in media un professionista di questo settore dichiara un reddito di 200.000 euro all’anno che al mese vanno tra i 20.000 e i 30.000 euro. Ma è bene precisare che non tutti i notai arrivano a guadagnare cifre di questo genere e che sussistono notevoli differenze interne alla categoria: il 70% dei notai infatti non supera i 5.000 euro al mese e sono sempre di più i notai sotto la soglia dei 2.000 euro, introiti molto diversi da quelli suddetti. Inoltre un fattore importante da considerare è l’ammontare dei costi di gestione dell’attività notarile tra cui figura la spesa del rischio d’impresa, fondamentale per questa professione.
  4. Da informazionefiscale.it (https://www.informazionefiscale.it/Quanto-guadagna-un-notaio) - "Se nel 2006 soltanto 22% dei notai guadagnava circa 5.000 euro al mese, cifra ben sotto la soglia della media dei dati, l’effetto della crisi ha portato all’aumento al 70% dei notai che non superano tale somma". Nota l'anno di riferimento: il 2006. - "L’1% dei notai guadagna molto più del restante 99% della categoria: ad affermarlo è stato Mario Mistretta, presidente della Cassa Previdenziale del notariato. Non sempre insomma chi fa il notaio può vantare redditi alti e la differenza è data anche dalla sede di esercizio"
  5. Anzi, facciamo così. Dato che NON rispondi a me, ti invito a rispondere al Corriere della Sera: il Corriere ha pubblicato un articolo, in prima pagina, a firma di Dario Di Vico, che dimostra, numeri e statistiche alla mano, che la professione di notaio, purtroppo, non è più redditizia. L'articolo evidenzia, inoltre, il crollo del numero dei praticanti. Ti invito a confutare, PUNTO per PUNTO, l'articolo, citando dati e numeri che evidenzino come il Corriere della Sera avrebbe pubblicato un articolo privo di qualsiasi aggancio alla realtà. La voce ormai corre: è crisi di vocazioni per i notai. Quella che ancora in un recente passato è stata una delle professioni più ambite dai laureati in legge conosce una diminuzione senza precedenti dei praticanti. Nel 2012 avevano raggiunto la cifra significativa di 1.211 unità, ma nel giro di quattro anni la discesa è stata vorticosa: siamo a quota 425. Quasi un terzo. L’anno dell’inversione a U è stato il 2013 in cui si sono persi 600 praticanti e nel triennio successivo altri 200. Il calo di Milano Giampaolo Marcoz, del Consiglio nazionale del Notariato, non nasconde la preoccupazione: «È un fenomeno con il quale dobbiamo fare i conti. Il nostro timore è che da una crisi quantitativa si passi a un abbassamento della qualità e invece vogliamo continuare ad attrarre i migliori talenti, come accadeva un tempo». Oggi infatti la selezione si è fatta più blanda: prima un candidato su 15 passava gli esami, ora il rapporto è uno a 4. Anche a Milano il numero dei praticanti è sceso drasticamente. Erano 114 nel non lontano 2007 e sono diventati 67 nel 2016. In più nel distretto ambrosiano sono 118 le sedi vacanti. La situazione non è diversa nelle altre città: il calo degli iscritti alla pratica a Napoli in sei anni è stato del 60%, a Firenze del 57% e a Bari del 68%. Sempre più donne I mutamenti in corso nel notariato non riguardano solo i saldi complessivi. Sta aumentando la componente femminile: su 4.819 notai italiani oggi il 33,5 % è donna ma le proporzioni sono destinate a cambiare perché tra i praticanti ormai siamo al fifty fifty. Anche le entrate medie tendono al ribasso. Secondo Marcoz il 75% dei notai oggi ha un reddito lordo inferiore ai 70 mila euro, in passato la stessa media oscillava ai 200 mila euro anche se fortemente influenzata dagli introiti di pochi professionisti molto facoltosi. Sta cambiando pure l’organizzazione degli studi: prima si aspirava ad andare «a bottega» dai colleghi più prestigiosi, oggi si sta affermando la formula della condivisioni e va per la maggiore la formula dell’associazionismo orizzontale. Un punto d’orgoglio dei notai riguarda la mobilità sociale. «Solo il 18% è a sua volta figlio di un notaio, tra gli avvocati si arriva al 40% — racconta Arrigo Roveda, presidente del distretto di Milano —. È chiaro che in una professione dove contano moltissimo le relazioni non è facile farsi strada in una fase di profonda crisi economica. La riduzione delle compravendite immobiliari ha ridotto la torta e messo in maggiore difficoltà di chi stava iniziando a muovere i primi passi». La professione comunque continua ad avere maggiore credito tra i giovani meridionali piuttosto che al Nord mentre nel derby tra le categorie giuridiche la carriera da magistrato oggi prevale, «anche perché — annota Roveda — non comporta l’assunzione di rischi d’impresa». Difficoltà di accesso La Federnotai, il sindacato di categoria, punta l’attenzione molto sugli ostacoli materiali all’accesso come la lunghezza delle procedure per i concorsi e il costo che pesa sul bilancio delle famiglie dei candidati. Ma Roveda mette in rilievo come la riduzione di appeal sia stata causata anche «da scelte che a partire dalle lenzuolate liberalizzatrici hanno descritto la nostra professione come una commodity indifferenziata, quasi fossimo dei passacarte». La diminuzione del numero dei notai, infine, può aprire un altro rischio e lo sottolinea fermamente Marcoz. «Il 91 per cento delle segnalazioni anti-riciclaggio viene da nostri colleghi e testimonia come la professione vada considerata come un presidio di legalità, per di più in una fase in cui la criminalità organizzata si infiltra anche in Regioni nelle quali era storicamente assente». E anche per questo motivo il Notariato confida nei nuovi 950 notai che dovrebbero aprire lo studio nel giro di un paio d’anni. 19 febbraio 2017 (modifica il 20 febbraio 2017 | 10:44) © RIPRODUZIONE RISERVATA
  6. Continui a NON rispondere all'obiezione che io e tanti altri ti abbiamo mosso: e il tuo assordante silenzio e la tua imbarazzante assenza di argomentazioni testimoniano dell'infondatezza di ciò che dici. Il dato medio NON significa nulla, dato che tutte le statistiche dimostrano che il dato è falsato da pochi (il 25%9. la netta maggioranza (75%) campa più che dignitosamente, ma nulla di più. P.S Federico, con tutto il rispetto: ma hai una capacità di analisi molto bassa. La tua analisi NON considera che la riforma che più ha distrutto il notariato (e non solo il notariato) è stata l'abolizione del minimo tariffario. Ciò ha determinato: - la gara al ribasso delle tariffe, oggi compravendita + mutuo sono "tariffate" a prezzi stracciati (al netto delle imposte); - la creazione di law firms notarili, che "strangolano" i piccoli e medi studi che ormai hanno licenziato decine e decine di dipendenti, tutti messi in strada. L'abolizione della competenza notarile per il trapasso auto (+ altre sottrazioni di competenze) è solo un "di cui", non è il problema principale.
  7. No: semplice descrizione della realtà. Del tutti, tutti i numeri e tutte le statistiche, se correttamente lette, dimostrano inconfutabilmente ciò che ho scritto.
  8. ........... ma poi: ha senso tutta questa assurda severità per accedere ad una professione ormai così screditata?
  9. il 93% non ammesso. Pazzesco ... forse la percentuale più bassa di sempre.
  10. Ecco. Vai a spiegarlo a chi favoleggia di milioni di euro già pochi mesi dopo la nomina. Per non parlare dei VERI PROBLEMI della professione: abolizione del minimo tariffario e scandalosa gara al ribasso (mutuo + compravendita= euro 1.500), cessione di competenze ad altre categorie, riduzione tout court di competenze (trapasso auto ecc...) e estensione di competenze su base regionale (oligopolio: pochi studi notarili detengono l'80% del mercato).
  11. Ma la risposta è ovvia e l'hanno già data tutti i notai che bazzicavano Romolo Romani: non i candidati al concorso che non sanno cosa vuol dire fare il notaio in prima persona, con onori (sempre meno) e oneri (sempre di più). La risposta univoca e unanime, che qualcuno tenta di fare passare come subdola strategia comunicativa (a che pro, poi??) è una soltanto: NO, non vale più la pena di fare il concorso per notaio. E', del resto, una discussione surreale: l'esodo di massa (- 70% in alcuni distretti!!!) dei candidati e il crollo dei fatturati (quasi il 50%!!!) dimostrano che non vale più la pena affrontare un concorso lungo, aleatorio e - forse - nemmeno pulito al 100%., sacrificando anni e anni di tempo più utilmente dedicabili ad altro. Soltanto nel minuscolo micro-cosmo, avulso dalla realtà di tutti i giorni, di Romolo Romani.it si può continuare a favoleggiare di decine e decine di milioni di euro fatturabili in pochi mesi di attività .................
  12. Ma perché, lo scopri soltanto adesso che il concorso per Notaio è un verminaio assurdo???
  13. Hai ragione Condono. avevo dimenticato di citare, tra le tante stranezze, quella relativa all’invito della Commissione a infilare anche la BRUTTA COPIA in busta. io, sulla BRUTTA COPIA, posso mettere NOME, COGNOME, LUOGO e DATA DI NASCITA. cosi mi faccio riconoscere al volo dal mio referente in Commissione......
  14. Condono, non entro nel merito del concorso del 2016, al quale non ho nemmeno partecipato. Mi limito ad osservare che la caduta verticale di prestigio ( e di fatturato) del notariato ha cause ben più profonde, lontane negli anni e strutturali (sovra-nazionali). Non ricondurre tutto soltanto al concorso del 2016.
  15. sei bilingue?? Beata te ....... al posto tuo sarei già via dall'Italia.
  16. E' il problema di tutti. Solo che sino al 2008, effettivamente aveva senso puntare il tutto per tutto sul piano A: oggi, non più. E non mi riferisco solo alle "strane" (chiamiamole così ....) dinamiche concorsuali, ma anche alle (nettamente mutate, in senso peggiorativo) prospettive della professione. Per questo, è folle escludere qualsiasi piano B.
  17. ...... che meraviglia. Se questo è l'andazzo, viene voglia davvero di cambiare strada sin da subito.
  18. Ho capito bene? su 300 posti messi a bando: 180 ai raccomandati + 120 ai meritevoli?
  19. .... e per forza. Solo così possono compensare i clamorosi crolli di fatturato che hanno colpito quasi tutti i notai.
  20. Non ne sarei così sicuro ("in percentuale minima").
  21. No, il notariato è morto molto prima: dal2008 in avanti ..
  22. stavo per scriverlo io .... il "tacito accordo" tra i membri della Commissione è esistito da sempre. Il c.d. Condono 2016 (come lo chiamo il nostro amico forumista) è stato diverso soltanto nei numero rispetti ai concorsi precedenti: ma il meccanismo perverso e corrotto è stato lo stesso. Una differenza meramente quantitativa, non qualitativa.
  23. Questo problema me lo sono posto anche io: tuttavia, a ben vedere è facilmente spiegabile. Non faccio fatica ad immaginare che ciascun membro della Commissione subisca pressioni, raccomandazioni e segnalazioni: mi limito a ciò, anche se alcuni di essi, verosimilmente, sono destinatari di offerte di utilità ecc ... Il punto è questo, a farla breve: ciascun membro della Commissione ha i suoi "eletti" da sistemare, ciascuno membro della Commissione ha un pacchetto di "tot" candidati, a lui caldamente raccomandati, da fare passare. Non conviene a nessuno fare il "pignolo" (diciamo così ....) perchè c'è un sottostante accordo tacito tra i membri della Commissione: io acconsento al passaggio dei tuoi candidati e tu chiudi un occhio (o i due occhi) quando tocca ai miei candidati .... Io ho immaginato una spiegazione siffatta.
  24. .... scusa, condono. Una domanda ingenua: come si può evincere, dalla traccia assegnata, se il concorso sarà pulito oppure sarà corrotto? Mi spieghi come fai a desumere la trasparenza o la corruzione dalla traccia ? Grazie
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