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thomas

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  1. Avrei, cortesemente, bisogno del vostro aiuto, per risolvere un problema che mi è capitato sottomano stamattina nel corso della redazione di una comparsa di risposta. In breve: - controparte ha allegato che la prova della causa in concreto deve necessariamente emergere dal testo del contratto. In altre parola, la dimostrazione della funzione concreta del contratto non potrebbe (secondo controparte) emergere da elementi esterni al contratto medesimo. - a me sembra di ricordare, invece, che la prova della causa concreta del contratto possa essere desunta anche da elementi, oggettivi e/o soggettivi, estranei al contratto, che possono essere valorizzati dal Giudice per ricostruire la volontà delle parti e la funzione concreta del contratto (mi sembra che un cenno, in tal senso, vi sia nel manuale di Gazzoni, nel capitolo dedicato alla causa e ai motivi). Qualcuino può aiutarmi, magari indicandomi qualche sentenza della Corte di Cassazione utile in tal senso (se ve ne sono)? Grazie in aniticipo.
  2. Ma non credi che tale interpretazione cada sotto la scure che: 1) pur ammettendo che l'oggetto del contratto si dentifichi con la PRESTAZIONE STESSA, la PROMOZIONE del prodotto ALFA piuttosto che del PRODOTTO BETA, fa si 'che la stessa PRESTAZIONE sia diversa, dato che non tutti i prodotti si commercializzano nella stessa maniera avendo caratteristiche commerciali diverse. Ovvero se devo promuovere prodotti finanziari la mia prestazione sara' in un modo, se devo promuovere pentole a pressione sara' in un altro. Forse per escludere l'intento novativo tra le parti dovresti battere altre vie. A me sembra che ci sia mutuo consenso nell'estinguere il primo contratto, e poi costituzione di uno nuovo. ho precisato (ma non sono stato sufficientemente chiaro) che ad alcuni prodotti finanziari se ne sono sostituiti altri (prodotti finanziari).
  3. Intendo sostenere che il "comportamento dovuto" è l'obbligo di distribuzione / commercializzazione (ex art. 1742). I prodotti finanziari sono soltanto un termine di riferimento; anzi (per dirla con Santoro Passarelli e Cataudella) sono un "termine esterno" al contratto. Mi occorerrebbe, però, anche giurisprudenza a supporto di tale interpretazione.
  4. Amici, devo chiederVi un aiuto urgente, in relazione ad una memoria difensiva i cui termini scadono a breve. In via di estrema sintesi: mi preme sostenere in giudizio che oggetto del contratto NON deve intendersi il bene in concreto, ma la PRESTAZIONE DOVUTA. Qualcuno di VOi è a conoscenza di sentenze della Suprema Corte di Cassazione a sostegno di tale interpretazione? (Nel caso di specie controparte mi ha eccepito che, a fronte di un contratto di agenzia avente ad oggetto la commercializzazione di determinati prodotti finanznairi se ne è sostituito un altro - che, a suo dire, lo avrebbe NOVATO - avente ad oggetto la commercializzazione di altri prodotti, sempre tra gli stessi soggetti: io devo eccepire che la sostituzione dei beni di riferimento NON integra novazione reale, in quanto per OGGETTO del contratto si intende la PRESTAZIONE DOVUTA, rimasta immutata, e non già i beni di riferimento). Grazie a tutti in anticipo.
  5. Se veramente il Notaio Miserocchi ha asserito una cosa del genere, tali parole lo (s)qualificano a vita. Mi auguro sia stato frainteso oppure sia stato riportato, per errore, in modo infedele il suo pensiero. Non nascondo che mi lascia perplesso che una persona avveduta si sia abbandonata - non fosse altro che per timore di essere poi strumentalizzato - ad affermazioni del genere.....
  6. Ho verificato meglio ed effettivamente la dottrina preferibile non ritiene affatto necessaria una delibera dichiarativa che prenda atto della misura ridotta in cui è stato eseguito l'aumento di capitale. Ciò premesso, ove mai tale delibera dovesse intervenire, sembrerebbe (ma il condizionale è d'obbligo) NON necessaria la sua iscrizione nel registro imprese. Dunque, conclusivamente, è necessaria l'iscrizione di : a) delibera iniziale (con clausola di scindibilità); b) attestazione degli amministratori ex art. 2444 cod. civ.
  7. Scusa, Amadeus,che c'entra Genghini? Forse ti riferivi a Galgano? In ogni caso - in attesa di altri interventi - io concordo sulla soluzione: si iscrivono soltanto la delibera iniziale, con espressa clausola di scindibilità, e l'attestazione ex art. 2444 cod. civ. Mi rimane. comunque, un dubbio insoluto: che senso ha la delibera con cui l'assemblea predene atto del parziale aumento di capitale?
  8. Concordo con Phalae :ok: Non è necessaria la delibera meramente dichiarativa; quella veramente necessaria è l'attestazione dell'avvenuta sottoscrizione del capitale in misura ridotta da parte degli amministratori (cui vengono solitamente delegate le operazioni di esecuzione della delibera), ex art. 2444. Non discuto che non sia necessaria. Ma poniamo il caso che l'asemblea l'adotti: andrà iscritta ne registro imprese oppure no?
  9. Nel senso che non deve essere iscritta? E' la soluzione più ragionevole, anche secondo me, dato che l'effettivo aumento del capitale può essere pubblicizzata, di fronte ai terzi, con il semplice deposito dell'attestazione ex atrt. 2444 c.c. Ma il dubbio mi resta, perche Galgano scrive, testualmente che: "............. l'assemblea dotta questa deliberazione (quella meramente dichiarativa) non per modificare lo statuto, che è già modificato, bensì per formare il titolo necessario per l'iscrizione della modificazione statutaria nel registro imprese......". Ed allora il dubbio mi rimane: anche tale delibera meramente dichiarativa deve essere iscritta? Oppure ha un valore esclusivamente endo-societario?
  10. Ciao amici. Ho un dubbio (abbastanza banale, per laverità) in materia di AUMENTO DI CAPITALE SCINDIBILE, che mi è venuto leggendo il testo del manuale di Galgano (pag. 390 del manuale di Galgano, ediz. Zanichelli). Più precisamente, se ho bene inteso: 1) l'assemblea straordinaria delibera, con espressa clausola di scindibilità, l'aumento di capitale; 2) scaduto il termine, la stessa assemblea prende atto, con delibera meramente dichiarativa, che l'aumento di capitale è stato solo parzialmente sottoscritto; 3) "... prima che l'assemblea prenda atto dell'aumento del capitale in misura ridotta, gli aministratori debbono depositare presso il registro imprese l'attestazione di un aumento di capitale in misura ridotta ... " (pag 390 del manuale). Ora - dato per scontato che l'attestazione deve essere iscritta ex art. 2444 cod. civ. - QUALI DELIBERE DEVONO ESSERE ISCRITTE NEL REGISTRO IMPRESE? SOLO LA DELIBERA INIZIALE CON CLAUSOLA DI SCINDIBILITA' OPPURE ANCHE LA SECONDA DELIBERA MERAMENTE DICHIARATIVA? Grazie in anticipo.
  11. Grazie a tutti; siete stati molto cortesi e chiari, come sempre.
  12. ok, grazie. ma tu come hai scritto la clausola?
  13. Anche io ho trovato la traccia inter vivos abbastanza lineare:volevo, tuttavia, chiedervi un aiuto per risolvere un dubbio, relativo all'intervento di SEMPRONIO in atto. La traccia, infatti, chiedeva una delegazione di pagamento in cui (se ho ben compreso) CAIO assumeva il ruolo di delegante (in quanto creditore di Tizio e debitore di Sempronio), TIZIO assumeva il ruolo di delegato e SEMPRONIO assumeva il ruolo di delegatario, per la somma di €. 300.000, Volevo chidervi due cose: 1) voi come avete scritto la clausola relativa alla delegazione di pagamento? 2) voi, in motivazione e/o parte teorica, come avete affrontato l'aspetto relativo all'intervento di Sempronio, alla luce delle modifiche legislative in tema di cancellazione di ipoteca? Grazie in anticipo.
  14. Anche io ho trovato la traccia inter vivos abbastanza lineare:volevo, tuttavia, chidervi un aiuto per risolvere un dubbio, relativo all'intervento di SEMPRONIO in atto. La traccia, infatti, chiedeva una delegazione di pagamento in cui (se ho ben compreso) CAIO assumeva il ruolo di delegante (in quanto creditore di Tizio e debitore di Sempronio), TIZIO assumeva il ruolo di delegato e SEMPRONIO assumeva il ruolo di delegatario, per la somma di €. 300.000, Volevo chidervi due cose: 1) voi come avete scritto la clausola relativa alla dlegazione di pagamento?
  15. Quoto Andrea. L'unico appunto riguarda la visione delle "belle ragazze" per stemperare la tensione ed ingannare l'attesa: onestamente - detto senza offesa per nessuna - le ragazze carucce si contano sulle dita di una sola mano... Troppo impegnate a studiare le aspiranti notaie per dedicarsi alla cura di se stesse, troppo serie..... Per il resto, è come dice Andrea!
  16. Mi associo anche io alla richiesta. Ovviamente - sebbene sia superfluo precisarlo - non per aprile una inutile e stupida caccia alle streghe, ma soltanto per constatare di persona quale sia il livello medio del compito valutato come meritevole di acceder agli orali.
  17. Mi associo alla richiesta. Diamo uno sbocco "costruttivo" al topic: quali erano le cause di nullità?
  18. Azzardo un'altra spiegazione. In caso di azioni proprie, al società è, ovviamente, azionista di se stessa (sia pure con i limiti ex art. 2357 c.c.). Allora, in caso di riduzione reale del capitale, CON RIMBORSO delle azioni agli azionisti, la società, di fatto, rimborsa se stessa, con la conseguenza che la riserva viene annullata, in quanto non più funzionale alla copertura di azioni che, ormai, sono state annullate. In caso, invece, di riduzione reale del capitale SENZA RIMBORSO delle azioni agli azionisti, ma con semplice accantonamento a riserva (disponibile), la stesa sorte segue la riserva (già) indisponibile. Ciò in quanto la società, azionista di se stessa, vede destinare le somme a copertura delle azioni in bilancio, nelle riserve disponibili, proprie come tutti gli altri azionisti.
  19. Grazie, Luivis, ma permettimi di dissentire. Il tuo ragionamento sarebbe perfetto se il titolo cartolare fosse astratto, come, ad esempio, una cambiale in cui è nella ragion d'essere dello stesso titolo cartolare che l'emittente possa coincidere con l'ultimo dei giratari, senza che ciò determini estinzione del rapporto obbligatorio (rapporto giuridico unisoggettivo). Ma in caso di obbligazioni emesse da società il titolo obbligazionario spiega una funzione meramente certificativa del possesso dell'obbligazione, senza che ciò possa determinare una secca recisione col rapporto obbligatorio sottostante; tanto ciò vero che il n. 4 dell'art. 2414 c.c. contiene una serie di prescrizioni che richiamano la causa dell'emissione. Per questo non sono tanto convinto della fondatezza di quello che dici.
  20. Volevo chiedervi un aiuto per sciogliere un dubbio. L'articolo 2415 cod. cov. prevede (4° comma) che "la società, per le obbligazioni da essa eventualmente possedute, non può partecipare alle deliberazioni". Ora, mi domandavo: come si concilia tale previsione con l'estinzione delle obblgazioni per confusione (art. 1253 e segg.), dato che, nella citata ipotesi, la società verrebbe ad essere, allo stesso tempo, debitrice (del rimborso del prestito obbligazionario) e creditrice (del rimborso stesso, oltre che degli interessi)? Non dovrebbe determinarsi estinzione del rapporto obbligatorio, dato che nello stesso soggetto giuridico (la società) viene a concentrarsi sia la qualifica di debitore che quella di creditore? Grazie in anticipo a chi mi risponderà.
  21. Volevo chiedervi un aiuto in materia di interpretazione dell'ultimo comma dell'articolo 2357ter cod. civ. Il comma in questione prevede espressamente che, in caso di acquisto di azioni proprie da parte di una società per azioni, debba essere costituita e mantenuta una riserva indisponibile pari all'importo delle azioni proprie. Ora, sul punto, il manuale della Simone (autori Vitobello - Dente, pag. 106) opera una distinzione, in merito alla sorte che subisce tale riserva indisponibile, nell'ipotesi di riduzione reale del capitale sociale (art. 2445 cod. civ.), prevedendo che: - in caso di riduzione reale con RIMBORSO ai soci, non vi è più alcuna riserva; - in caso di riduzione reale SENZA RIMBORSO ai soci, si ha accantonamento a riserva dell'importo per il quale il capitale è ridotto e la posta correttiva (ovvero la riserva indisponibile) diviene una riserva disponibile. Qualcuno di voi è in grado di spiegarmi la ratio di tale differenza, per cortesia? Grazie in anticipo.
  22. thomas

    scuole

    Il consiglio che posso darti - tratto dalla scuola Just Legal Service - è quello di scrivere tanti pareri, in modo tale da acquisire la tecnica redazionale; non è che vi siano chissà quali segreti, ma impadronirsi di una buona struttura del parere è essenziale. Ti posso dire due o tre trucchetti - peraltro segnalati da altri utenti, in topics analoghi - per facilitare la scorrevolezza della lettura del commissario che (forse!!) leggerà il tuo elaborato. 1) è utile fare una breve introduzione iniziale al parere. Ad es: "La fattispecie in esame impone una dettagliata trattazione dei seguenti istituti ........... Successivamente si farà applicazione al caso concreto delle considerazioni svolte, al fine di ........". Ciò consente di fare intendere al commissario, sin dalle prime righe, se hai "centrato" il parere o meno. 2) pensieri brevi; evitare subordinate ed incidentali. Evitare, inoltre, l'esposizione di dottrine ricercate ed astruse, che i commissari spesso non conoscono e non capiscono. 3) dare sempre conto, ove ve ne siano, dei diversi orientamenti giurisprudenziali, risolti dalla (eventuale) sentenza a sezioni unite della Corte di Cassazione. 4) ricordati di applicare al caso concreto - con congrua motivazione - le teorie che avrai esposto nella prima parte del parere. 5) se anche sei più preparata in diritto civile, prepara un atto di appello penale; è facile e ha molte probabilità di uscire (salvo quest'anno). Detto questo, incrocia le dita; chiunque ha sostenuto l'esame di avvocato sa benissimo che non si tratta nemmeno di un vero e proprio esame: è una sorta di lotteria, in cui ciascun commissario espone una soluzione diversa ed anche se coincidenti, vengono motivate ora in un modo ora in un altro. Te ne rendi conto sin dal primo giorno; codici ammessi ad un candidato, codici identici vietati ad un altro; candidati con sentenze per esteso che copiano alla grande, capannelli di tre o quattro candidati (salvo quest'anno, dove erano più severi) che chiaccherano e si scambiano appunti nell'indifferenza generale, manuali di diritto privato o penale fatti entrare sotto il giubbotto (il che è inutile; il codice commentato è assai più completo). Spera, poi, di essere corretta, dato che ciascuna Corte di Appello ha un numero predeterminato di candidati da ammettere all'orale. In altre parole, è un'autentica presa per il culo; in questo il concorso notarile è più serio. P.s. per la cronaca, parlo della Corte di Appello di Milano
  23. quoto. Il dato, forse, più saliente è proprio questo. Vabbè, inutile ripeterci; sulla (vergognosa) lentezza del cocorso sono state spese sin troppe parole....
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