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thomas

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  1. Cambia poco, caro amico Walle. Il notariato è, già oggi, moribondo: tanto è vero che questo concorso registra un tracollo di partecipanti ed in ogni distretto gli iscritti alla pratica sono, nel migliore dei casi, poche decine. Il fatturato di tutti gli studi, salve poche law firms notarili, a Milano e Roma, è in calo costante dal 2006. Se anche resta l'immobiliare, fatturato sottocosto, cambia poco. Aprite (apriamo) gli occhi: "la pacchia" è finita dal 2006, sono passati quasi 15 anni da allora ....
  2. Beh, allora forse tavolta il notariato riesce a sfangarla. Se è solo una facoltà e non un obbligo,il Legislatore potrebbe decidere di non estendere la costituzione on line e senza notaio.
  3. No: la tendenza inesorabile, da alcuni anni, è nel senso della progressiva sottrazione di competenze (trapasso auto, cancellazione ipoteche, cessione quote s.r.l., s.r.l. on line, ecc..) e non certo nell'accrescerle. Tanto è vero che, se non erro - prego di correggermi se sbaglio - mi risulta depositato al Parlamento europeo un progetto di direttiva per la costituzione di s.p.a. senza notaio. Purtroppo, il notariato (meglio: quasi l'80% dei notai) è ormai attestato su medie equivalenti a quelle di ogni altro professionista: solo i notai "imprenditori", quelli che qualcuno volgarmente chiama "stariffatori" sta bene, in quanto compensa i bassi compensi (non vi è più il minimo tariffario) con un volume alto di affari, costituendo strutture para-imprenditoriali in cui anche i neo notai vengono inseriti, ma non associati (salary partner e non equity partner). D'altronde, a conferma del fatto che le prospettive sono tutt'altro che rosee, valgono i numeri: - in nessun distretto, dal 2006 ad oggi vi è stato un aumento del numero di iscritti alla pratica; - in tutti i distretti, vi è stato un netto calo, in alcuni casi in autentico tracollo ( a Bari, quasi il 70% in meno, a Napoli, quasi il 60% in meno ecc....). Spero in una inversione di tendenza, ma temo si tratti di un pio desiderio: il mondo va in una direzione opposta.
  4. Comunque, leggendo la sentenza per esteso, come sto facendo io, la Corte chiarisce che NON si applica agli avv. Quanti ai "vantaggi della struttura aziendale", è un po' pretestuoso: la struttura aziendale è dei Soci fondatori, gli avv. che collaborano sono dei dipendenti di fatto. Però non hanno malattia pagata, la tredicesima/quattordicesima e la pensione la pagano loro. In realtà, sono sfruttati e basta: questo sistema conviene solo ai Soci (fondatori e equity).
  5. Il caso riguardava un segretario. Ignoro, onestamente, come tale sentenza possa ritenersi applicabile a chi ha il titolo di avv. ed è iscritto al relativo ordine professionale. E' chiaro a tutti che chi lavora in studi legali medio-grandi è, di fatto, un DIPENDENTE, sia pure mascherato sotto le sembianze di una finta partita IVA. Tuttavia, affinché l'avv. possa essere un dipendente anche de jure (e non solo de facto), serve una riforma di legge: c'era, se non erro, un disegno di legge del prof. Pietro Ichino nella scorsa legislatura. Tenete conto che le law firms, italiane e anglosassoni, sono gruppi di pressioni assi influenti e hanno i loro refernti in Parlamento. P.s. Comunque, concordo: considerare gli avv. delle law firms, tenuti al rispetto di un orario fisso, pagati a scadenze predeterminate, spesso mono-committenti, operanti in strutture pressi cui viene messo loro tutto a disposizione (p.c., materiale di cancelleria, ecc...) come liberi professionisti è una vera e propria IPOCRISIA italiana. Se qualificati come dipendenti e messi in regola anche dal punto di vista contributivo, è, però, facile prevedere licenziamenti collettivi in massa, dato che le law firms non sarebbero più disponibili a sostenerne il costo -azienda.
  6. Questo, però, dipende da altre ragioni, Condono. Crollo dei redditi, erosione di competenze, prospettive nere ...... Ne abbiamo parlato tante volte sul Forum: il tracollo dei candidati precede il Concorso 2016 e 2019, era già in atto da almeno 10 anni prima del Concorso 2016. Ognuno può avere le sue idee in merito al Concorso del 2016, ma la fine del notariato dipende da altre ragioni.
  7. Come ti già scritto, mi sei simpatico: sei il classico tizio del bar sport che racconta di essere stato con Belen Rodriguez e che, per colpa di un infortunio al ginocchio, non è diventato il nuovo Cristiano Ronaldo... Ma, ferma la simpatia umana per te, non posso esimermi dal constatare - e te lo dico col massimo rispetto, sperando che tu non la veda come una offesa- che sei proprio un deficiente totale . Non è una offesa: è una constatazione di fatto, sei obiettivamente un idiota. Bacioni (come direbbe il Ministro dell’Interno) e buona estate 😉
  8. ... ti ripeto, in termini più chiari, dato che, purtroppo, da solo non ci arrivi: sono dati dell'anno 2006, PRIMA DEL TRACOLLO DEL NOTARIATO E DELLA FUGA DEI NEO-LAUREATI DALLA PRATICA (cd calo delle vocazioni). Vale a dire: sono i dati relativi ad un periodo (oltre 10 anni fa) che rappresentava l’età dell’oro e che faceva (nel 2006 e non più oggi) del notariato una delle professioni più ambite. Cosi ti è più chiaro, Ciccio?
  9. Federico, l'articolo è del 13 ottobre 2006: cioè di quasi 15 anni fa. Oggi siamo nel 2019.
  10. No: se vuoi "fare i soldi", senz'altro no. Ormai, qui dentro lo hanno capito tutti: salvo che tu non sia partner di uno studio notarile importante, a Milano oppure a Roma, non ne vale più la pena per: a) gli anni di studio che tale concorso richiede; b) le spese che, ai fini della preparazione e della partecipazione al concorso, sono necessarie (mi riferisco alle spese per scuole notarili, libri, trasferte ecc.); c) il relativo "lucro cessante" (altre occasioni di occupazione buttate al vento per curare la preparazione al concorso); d) aleatorietà del concorso; e) mutate prospettive economiche (abolizione del minimo tariffario e gara al ribasso degli onorari; sottrazione di competenze a beneficio di altre categorie; concorrenza con i grandi studi che "cannibalizzano il mercato" su base regionale"; costi di uno studio notarile avviato ex novo, se si sceglie questa strada ecc ....). Se, invece, ami la professione notarile in quanto tale, se credi nel ruolo e nella funzione del notaio, allora sì.
  11. Si, ma i professionisti delle law firms milanesi sono assai simili ai dottori di studio. Sono finte partite IVA, nei fatti sono dei veri e propri impiegati.
  12. E' così, Anton. Concordo: è quello che avevo scritto prima, i rogifici milanesi (5 o 6) compensavo le tariffe modeste con l'alto numero di atti. Ma - ripeto - i rogifici (cioè gli studi organizzati come vere e proprie imprese) sono 5 o 6 a Milano.
  13. Non lo sapevo. grazie per la info, vado a documentarmi perché non ne so nulla
  14. Si è offeso .... vabbe’, non te ne voglio, Federico: mi resti comunque simpatico, anche se - absit iniuria verbis - sei un coglione. ciao e buona serata.
  15. Federico, non riesco ad arrabbiarmi con te. mi sei simpatico, perché sei un bravo ragazzo: ma sei oggettivamente un coglione.
  16. Non hai capito: eppure mi pareva di essere stato chiaro. Le law firms sono sia notarili sia legali: il riferimento era a quelle notarili (i "rogifici", per dirla con le tue parole). Quanto ai professionisti delle law firms di avvocati, il tuo discorso regge: ma devi essere più preciso. Le mega fatture sono appannaggio dei soli Equity Partners di due expertises: M&A e Banking & Finance. Questi due dipartimenti, da soli, fanno il 70% del fatturato dello studio legale.
  17. no: ovviamente non sono onlus. Ma: 1) ormai sono organizzati come vere e proprie strutture imprenditoriali. Il socio fondatore o i soci fondatori sono l'equivalente del CEO. I partners sono l'equivalente dei Dirigenti I Senior Associates sono l'equivalente dei Quadri i Junior Associates sono l'equivalente degli Impiegati. Alcuni Studi notarili prevedono anche forme di incentivo (MBO - Management By Objectives) per i propri dipendenti. D'altronde, si parla di LAW FIRMS - Industrie del diritto: gli studi professionali agiscono come la Fiat, soltanto che anziché produrre auto, erogano servizi legali:ma la logica del profitto è identica. 2) in teoria, un libero professionista è cosa diversa da un imprenditore. Nella pratica, i notai (e gli avvocati) ormai ragionano come imprenditori: assumono tutti gli incarichi, poco importa se sono all'altezza o meno di svolgere, con professionalità e con scrupolo, l'incarico del cliente. Essi, di fatto, "stariffano" e basta: nel senso che non hanno a cuore la qualità della prestazione professionale e non osservano il principio della la "personalità della prestazione: a loro preme solo una cosa, il fatturato e basta. Chiunque abbia lavorato in una law firm lo sa benissimo, non prendiamoci per il culo. Il rapporto cliente / notaio è solo al momento della fattura: tutta la pratica, dal conferimento dell'incarico, all'istruttoria e finanche alla lettura dell'atto è col dottore di studio: per qualsiasi problema, provvede il dottore di studio, il quale ha un rapporto costante (email, telefonate ecc..) col cliente ed è pagato per presentare un "lavoro" fatto e finito, tale da necessitare soltanto della firma e del sigillo del notaio. Di fattio, il notaio entra in stanza, dà un'occhiata veloce all'atto ed appone la sua firma. Chiunque ha lavorato o lavora in una (o con una) law firm sa che le cose vanno come ho descritto or ora.
  18. Comunque, tornando in topic, c'è poco da girarci attorno: è un dato oggettivo il netto ridimensionamento della professione. Il fatto che - a breve - si possa costituire srl senza notaio è una botta pazzesca: la forma delle srl è la più diffusa ... Resta solo l'immobiliare: ma per quanto ancora vi sarà riserva di competenza esclusiva?
  19. Anton, seguo il tuo ragionamento, che, nella sostanza, condivido. Ti dico, tuttavia, ciò: per entrare nel ristretto giro (25%) - che non è "una buona fetta", ma, per l'appunto, un ristretto giro - deve ricorrere una delle seguenti tre condizioni: 1) devi avere una sede in Lombardia (rectius: Milano) o in altro distretto economicamente ricco e dinamico (dunque, puoi togliere l'80% delle sedi); 2) devi essere stato praticante o dottore di studio per anni in una delle law firms notarili che integrano il 25% degli studi che fatturano tanto (ciò in quanto devi avere già un rapporto fiduciario con i Soci fondatori, devi essere "cresciuto" nello studio e non puoi presentarsi ex novo dall'esterno); 3) devi essere un esterno, ma in grado di portare in dote un "pacchetto clienti" importante; altrimenti, che senso avrebbe associare un neo notaio esterno che non aggiunge 1 euro di fatturato e si limita a "mangiare" sui clienti dello Studio? Se non ricorre una delle suddette tre condizioni (avere fatto pratica a Milano, in una delle law firms oppure avere un "pacchetto client" da portare in dote in cambio dell'associazione) finisci dritto dritto nel restante 75%, che ha un reddito lordo inferiore a 70.000 euro l'anno. E' la logica delle società di impresa, Anton; piò piacere o no (a me non piace) ma gli studi professionali (notarili e legali) sono delle vere e proprie società con scopo di lucro, "mascherate" sotto il ridicolo ombrella di studi professionali.
  20. Infatti. Vallo a spiegare che il titolare di Studio ha spese di gestione pazzesche e che il crollo delle entrate ha indotto tanti notai ad associarsi, al fine precipuo di razionalizzare e contenere le suddette spese di gestione .... P.S. Ciò che dici, Alexander, corrisponde sostanzialmente a ciò che so pure io. E considera che stiamo parlando di Lombardia ed Emilia ................. non oso immaginare quale sia la situazione al Centro o al Sud.
  21. Complimenti per l'acume e la sofisticatezza della tua argomentazione. Getto la spugna ... hai vinto tu.
  22. Faccio notare un dettaglio. Il dimezzamento degli incassi e il crollo dei praticanti vanno di pari passo. Il neo laureato ragiona in modo molto "basico" (e non è detto che sbagli): per quale ragione devo affrontare anni di studio così intenso e duro, espormi al rischio di essere bocciato, anche più di una volta ed affrontare il rischio di un esito tanto aleatorio quando posso lavorare, sin da subito, in qualche buon studio legale, impegnarmi e guadagnare qualcosa sin da subito per poi aspirare a essere partner (senza lo "sbattimento" di dovere cercare clienti e senza partecipare alle spese di studio, se salary partner)? Anni addietro, c'era la preselezione informatica: tale preselezione allungava i tempi di altri 6 o 7 mesi, ma era funzionale a "scremare" e "ridurre" il numero dei partecipanti alle prove scritte, dato che i candidati ala professione di notaio erano tanti, essendo il notariato, allora, una categoria realmente prestigiosa. Ora non è più così: i tempi di accesso alla professione si sono nettamente ridotti (6 - 7 mesi in meno, dato che la preselezione è stata abolita), ma il numero dei candidati è crollato del 70%: perché??? Semplicemente perché "il gioco non vale più, quantomeno dal punto di vista economico, la candela". Il che non vuol dire che i notai stanno alla fame: vuol dire, più semplicemente, che per la stragrande maggioranza dei notai (il 75%) la situazione è equivalente, dal punto di vista economico, a quella di un buon avvocato o di un buon altro libero professionista. Si campa, cioè, più che decorosamente, ma senza i fasti di un tempo (2005/2006), che sono, ormai, un mero miraggio (per tutti: non solo per i notai, ci tengo a precisarlo). Può piacere o no, ma questa è la realtà, certificata da numeri, e inchieste serie del primo quotidiano italiano (il Corriere della Sera) e interviste rese dagli addetti ai lavori. P.s. Vi invito, per quanto ovvio, a non farvi fuorviare dalla media statistica ... tale media è "falsata" dalle mega-entrate di pochi studi notarili (Busani, Marchetti, Ajello - Sormai, Zabban - Notari ecc.....) che vanno fortissimo, specialmente a Milano: tutte law firms notarili, imprese vere e proprie che hanno compreso che, per fare con successo l'attività di notaio, devi essere, piaccia o no, soprattutto e in primo luogo un imprenditore, con 50 dipendenti, un sito internet, una politica di marketing e tariffe ultra concorrenziali ... Essendo pochi i notai in esercizio (meno di 5.000: ma correggetemi se sbaglio), bastano tali extra fatturati delle suddette law firms notarili a falsare nettamente la media. Chi lavora e vive nella realtà, queste cose le sa benissimo: chi, invece, vive nei sogni (500.000 ai notai di prima nomina ....😂😂) rifiuta di prendere atto di come stanno le cose.
  23. I motivi del tracollo dei praticanti non sono "altri" (altri motivi che tu nemmeno indichi), ma è uno soltanto: 70.000 euro lordi per il 75% dei notai in esercizio. https://www.piueconomia.com/2018/07/02/professionisti-in-crisi-piangono-anche-i-notai/ https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_marzo_16/crisi-notai-fatturati-dimezzati-posti-vacanti-lavoro-raddoppiato-ed0c085a-0a4c-11e7-b712-325362193aaf_preview.shtml?reason=unauthenticated&cat=1&cid=tUtOoXCb&pids=FR&credits=1&origin=https%3A%2F%2Fbrescia.corriere.it%2Fnotizie%2Fcronaca%2F17_marzo_16%2Fcrisi-notai-fatturati-dimezzati-posti-vacanti-lavoro-raddoppiato-ed0c085a-0a4c-11e7-b712-325362193aaf.shtml Copio e incollo l'intervista da Panorama.it di Giampaolo Marcoz: "Buon partito il notaio? Una volta.." chiarisce Giampaolo Marcoz, consigliere nazionale del Notariato. "Ora non è più così perché la crisi del mercato immobiliare ha ridotto le transazioni e quella del sistema bancario ha tagliato gli atti relativi ai mutui", continua, spiegando che nonostante gli ultimi studi di settore del ministero dell'Economia (relativi al 2015) collochinoi notai in testa alla classifica dei professionisti con 217 mila euro di reddito lordo medio, la realtà è ben diversa. La statistica sarebbe ingannevole, falsata da una minima percentuale che guadagna più del doppio: il 70 per cento della categoria avrebbe invece un reddito medio netto di5 mila euro al mesee l'11 per cento non arriverebbe, appunto, a 2 mila. Tanto che il numero dei praticanti si è drasticamente ridotto. Anni di studio mattoe disperatissimo non converrebbero più di fronte alla prospettiva di un futuro che non garantisce i lussi di un tempo a tutta la famiglia. Le cifre, in effetti sono impressionanti: quasi 6 milioni di atti nel 2007 praticamente dimezzati nel 2015, compravendite scese dalle 809 mila del 2008 alle 589 mila nel 2016. "La crisi della filiera sta colpendo anche le strutture dei nostri studi, una voce di spesa importante: in questo senso siamo più penalizzati degli avvocati. Loro non hanno bisogno di strutture pesanti come le nostre". Credo che ciò basti a fare giustizia delle infantili illusioni di chi, come Federico, dice e scrive che i notaio giovani più "sfigati" prendono 300mila all'anno ...........
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