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thomas

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  1. Come ti già scritto, mi sei simpatico: sei il classico tizio del bar sport che racconta di essere stato con Belen Rodriguez e che, per colpa di un infortunio al ginocchio, non è diventato il nuovo Cristiano Ronaldo... Ma, ferma la simpatia umana per te, non posso esimermi dal constatare - e te lo dico col massimo rispetto, sperando che tu non la veda come una offesa- che sei proprio un deficiente totale . Non è una offesa: è una constatazione di fatto, sei obiettivamente un idiota. Bacioni (come direbbe il Ministro dell’Interno) e buona estate 😉
  2. ... ti ripeto, in termini più chiari, dato che, purtroppo, da solo non ci arrivi: sono dati dell'anno 2006, PRIMA DEL TRACOLLO DEL NOTARIATO E DELLA FUGA DEI NEO-LAUREATI DALLA PRATICA (cd calo delle vocazioni). Vale a dire: sono i dati relativi ad un periodo (oltre 10 anni fa) che rappresentava l’età dell’oro e che faceva (nel 2006 e non più oggi) del notariato una delle professioni più ambite. Cosi ti è più chiaro, Ciccio?
  3. Federico, l'articolo è del 13 ottobre 2006: cioè di quasi 15 anni fa. Oggi siamo nel 2019.
  4. No: se vuoi "fare i soldi", senz'altro no. Ormai, qui dentro lo hanno capito tutti: salvo che tu non sia partner di uno studio notarile importante, a Milano oppure a Roma, non ne vale più la pena per: a) gli anni di studio che tale concorso richiede; b) le spese che, ai fini della preparazione e della partecipazione al concorso, sono necessarie (mi riferisco alle spese per scuole notarili, libri, trasferte ecc.); c) il relativo "lucro cessante" (altre occasioni di occupazione buttate al vento per curare la preparazione al concorso); d) aleatorietà del concorso; e) mutate prospettive economiche (abolizione del minimo tariffario e gara al ribasso degli onorari; sottrazione di competenze a beneficio di altre categorie; concorrenza con i grandi studi che "cannibalizzano il mercato" su base regionale"; costi di uno studio notarile avviato ex novo, se si sceglie questa strada ecc ....). Se, invece, ami la professione notarile in quanto tale, se credi nel ruolo e nella funzione del notaio, allora sì.
  5. Si, ma i professionisti delle law firms milanesi sono assai simili ai dottori di studio. Sono finte partite IVA, nei fatti sono dei veri e propri impiegati.
  6. E' così, Anton. Concordo: è quello che avevo scritto prima, i rogifici milanesi (5 o 6) compensavo le tariffe modeste con l'alto numero di atti. Ma - ripeto - i rogifici (cioè gli studi organizzati come vere e proprie imprese) sono 5 o 6 a Milano.
  7. Non lo sapevo. grazie per la info, vado a documentarmi perché non ne so nulla
  8. Si è offeso .... vabbe’, non te ne voglio, Federico: mi resti comunque simpatico, anche se - absit iniuria verbis - sei un coglione. ciao e buona serata.
  9. Federico, non riesco ad arrabbiarmi con te. mi sei simpatico, perché sei un bravo ragazzo: ma sei oggettivamente un coglione.
  10. Non hai capito: eppure mi pareva di essere stato chiaro. Le law firms sono sia notarili sia legali: il riferimento era a quelle notarili (i "rogifici", per dirla con le tue parole). Quanto ai professionisti delle law firms di avvocati, il tuo discorso regge: ma devi essere più preciso. Le mega fatture sono appannaggio dei soli Equity Partners di due expertises: M&A e Banking & Finance. Questi due dipartimenti, da soli, fanno il 70% del fatturato dello studio legale.
  11. no: ovviamente non sono onlus. Ma: 1) ormai sono organizzati come vere e proprie strutture imprenditoriali. Il socio fondatore o i soci fondatori sono l'equivalente del CEO. I partners sono l'equivalente dei Dirigenti I Senior Associates sono l'equivalente dei Quadri i Junior Associates sono l'equivalente degli Impiegati. Alcuni Studi notarili prevedono anche forme di incentivo (MBO - Management By Objectives) per i propri dipendenti. D'altronde, si parla di LAW FIRMS - Industrie del diritto: gli studi professionali agiscono come la Fiat, soltanto che anziché produrre auto, erogano servizi legali:ma la logica del profitto è identica. 2) in teoria, un libero professionista è cosa diversa da un imprenditore. Nella pratica, i notai (e gli avvocati) ormai ragionano come imprenditori: assumono tutti gli incarichi, poco importa se sono all'altezza o meno di svolgere, con professionalità e con scrupolo, l'incarico del cliente. Essi, di fatto, "stariffano" e basta: nel senso che non hanno a cuore la qualità della prestazione professionale e non osservano il principio della la "personalità della prestazione: a loro preme solo una cosa, il fatturato e basta. Chiunque abbia lavorato in una law firm lo sa benissimo, non prendiamoci per il culo. Il rapporto cliente / notaio è solo al momento della fattura: tutta la pratica, dal conferimento dell'incarico, all'istruttoria e finanche alla lettura dell'atto è col dottore di studio: per qualsiasi problema, provvede il dottore di studio, il quale ha un rapporto costante (email, telefonate ecc..) col cliente ed è pagato per presentare un "lavoro" fatto e finito, tale da necessitare soltanto della firma e del sigillo del notaio. Di fattio, il notaio entra in stanza, dà un'occhiata veloce all'atto ed appone la sua firma. Chiunque ha lavorato o lavora in una (o con una) law firm sa che le cose vanno come ho descritto or ora.
  12. Comunque, tornando in topic, c'è poco da girarci attorno: è un dato oggettivo il netto ridimensionamento della professione. Il fatto che - a breve - si possa costituire srl senza notaio è una botta pazzesca: la forma delle srl è la più diffusa ... Resta solo l'immobiliare: ma per quanto ancora vi sarà riserva di competenza esclusiva?
  13. Anton, seguo il tuo ragionamento, che, nella sostanza, condivido. Ti dico, tuttavia, ciò: per entrare nel ristretto giro (25%) - che non è "una buona fetta", ma, per l'appunto, un ristretto giro - deve ricorrere una delle seguenti tre condizioni: 1) devi avere una sede in Lombardia (rectius: Milano) o in altro distretto economicamente ricco e dinamico (dunque, puoi togliere l'80% delle sedi); 2) devi essere stato praticante o dottore di studio per anni in una delle law firms notarili che integrano il 25% degli studi che fatturano tanto (ciò in quanto devi avere già un rapporto fiduciario con i Soci fondatori, devi essere "cresciuto" nello studio e non puoi presentarsi ex novo dall'esterno); 3) devi essere un esterno, ma in grado di portare in dote un "pacchetto clienti" importante; altrimenti, che senso avrebbe associare un neo notaio esterno che non aggiunge 1 euro di fatturato e si limita a "mangiare" sui clienti dello Studio? Se non ricorre una delle suddette tre condizioni (avere fatto pratica a Milano, in una delle law firms oppure avere un "pacchetto client" da portare in dote in cambio dell'associazione) finisci dritto dritto nel restante 75%, che ha un reddito lordo inferiore a 70.000 euro l'anno. E' la logica delle società di impresa, Anton; piò piacere o no (a me non piace) ma gli studi professionali (notarili e legali) sono delle vere e proprie società con scopo di lucro, "mascherate" sotto il ridicolo ombrella di studi professionali.
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