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Elio82

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  1. Scusami, io non comprendo il tuo intervento, che è del tutto fuori luogo, perché non ho risposto a te, e senza fondamento, perché io non leggo nessuna saccenza in quello che ho scritto, e dello stesso avviso mi pare la destinataria del mio intervento. e tra l'altro non mi è chiaro quale sarebbero questi continui interventi da parte mia cui tu fai riferimento. Comunque, io fossi in te guarderai la sostanza degli interventi più che la forma. Ciao
  2. Ciao, ho letto tre volte la questione da te posta, e vorrei farti io una domanda: come mai ti viene un dubbio del genere ? Scusami, ma qual è il "rischio" che i creditori del defunto correrebbero nelle due ipotesi da te descritte, tale per cui si dovrebbe discutere di attivare i rimedi prospettati (che certamente i creditori del defunto non hanno, senza manco andare a discutere del se ne siano integrati i presupposti ) ?? L'unica spiegazione che sono riuscito a darmi (ma dimmi se sbaglio) e che tu possa essere stata "condizionata" dalla lettura del 557 comma 3 . Vedi, secondo me, quella è una norma che, tanto nell'ipotesi espressamente prevista quanto in quella che si ricava da una sua lettura a contrario, si spiega sempre nell'ottica del "pregiudizio" che potrebbe o no derivare per i creditori del defunto. a) il 557 comma 3 afferma che non possono chiedere la riduzione i creditori del defunto se il legittimario leso ha accettato con beneficio di inventario. Ebbene, qui il legislatore sta dicendo una cosa semplice e condivisibile, e cioè, essendo che il beneficio d'inventario produce effetti simili a quelli che si producono con la separazione ex art. 512 cc, i creditori del defunto saranno soddisfatti con preferenza, non determinandosi la confusione dei patrimoni. Dunque essi non hanno nessun pregiudizio; b) letta a contrario la norma di cui sopra sembrerebbe (perché poi non è mica cosi certo, e comunque io non mi sentirei di affermarlo con sicurezza) invece postulare che i creditori del defunto potrebbero agire in riduzione se il legittimario leso abbia accettato l'eredità puramente e semplicemente. Se cosi fosse, la spiegazione sarebbe sempre quella legata al pregiudizio che i creditori del defunto subirebbero in caso di mancato esercizio dell'azione di riduzione: accettando il legittimario leso senza beneficio d'inventario, il creditore del defunto diventa, per effetto della confusione dei patrimoni, creditore dell'erede, e conseguentemente il mancato incremento della massa patrimoniale per effetto del mancato esercizio dell'azione di riduzione potrebbe determinare un pregiudizio alle sue ragioni creditorie. Nelle ipotesi da te prospettate invece il pregiudizio non sussiste proprio e quindi non vedo (e non lo dico provocatoriamente) il fondamento del tuo dubbio. Buono studio.
  3. Notaio, per quel che vale anche io mi unisco ai complimenti, e sono certo che lei concorderà sul fatto che in generale i complimenti risultano più graditi se non si uniscono alla detrazione dell'operato altrui; con la precisazione, quanto mai opportuna visti i precedenti, che ovviamente è una questione di stile di chi li fa i complimenti e non certo di chi li riceve.
  4. magari non divorare in un solo boccone; sai, a volte gli effetti della sazietà possono essere gli stessi di quelli avuti dalla tartaruga del Vate.
  5. Mi fa davvero piacere che le mie osservazioni non siano state percepite come dirette a te Tra l'altro, da parecchio non frequentavo più il forum e temevo che potessi suscitare anche l'ira di un frequentatore di qualche tempo fa, mi pare avesse "porcus" come nickname. Menomale. Sono riuscito a recuperare l'articolo, e dalla lettura della nota 37 ho meglio compreso l'argomentazione. Qualche dubbio mi permane, ma riguarda in verità la mia preparazione sul tema dell'interpretazione in generale. Specificatamente, se non erro con l'interpretazione o si risolvono le antinomie o si creano. Però una volta accertata l'esistenza di un'antinomia (come mi pare venga affermato) ogni questione di interpretazione dovrebbe meno. Cioè l'interpretazione non è mezzo di soluzione dell'antinomia, dovendo questa essere superata per altre vie, e tra queste mi pare non possa essere ricompresa la "disapplicazione", che nel nostro sistema di sindacato accentrato non è possibile, salvo che per il diritto euro unitario (la storica sentenza della Corte Cost. del 1984, se non sbaglio), manco per il giudice. Bensì bisognerebbe adottare altri criteri, come quello gerarchico o di specialità ecc.., salvo verificarne l'applicabilità al caso di specie. Ad ogni modo è stata l'occasione per convincermi ad approfondire l'argomento, magari inizierò proprio dal testo del prof. Guastini. E' stato un piacere confrontarmi. Buon lavoro.
  6. Elio82

    Art 479 c.c.

    Il dubbio rimane. ma credo che per noi sia già un buon risultato. poi a risolvere la questione ci penseranno ai massimi livelli. comunque secondo me non si può fare, cioè non si può disporre, a causa di morte, del diritto di accettare l'eredità.
  7. Buongiorno Antonio. quando la questione viene spostata sul piano personale mi sento in difficoltà, e ritengo che su tali basi non possa esserci confronto. Parlano con franchezza, ti dico che l'articolo è interessante e denota una preparazione di assoluto primo piano, rispetto alla quale non posso che fare i complimenti. Non ho detto, nemmeno implicitamente, che faccia "schifo", non mi permetterei, e tra l'altro è un modo di esprimermi che non mi appartiene. Concordo pianamente con te circa l'affermazione che il 552 cc è una norma assolutamente fuori sistema, perché presuppone che vi sia una identità tra legittimario e erede (tra l'altro è anche punitiva per il soggetto che rinuncia), che invece non appartiene al sistema. Ma dico una cosa diversa, o meglio prendo atto di una evidenza. La norma è chiara e applicandola nel caso da essa disciplinato implica necessariamente la mobilità delle quote. Questo è. Quando tu affermi che si devono "percorrere altre strade" , secondo me dici una cosa discutibile. perché l'unica strada che si possa percorrere è quella di "non applicarla" (non trattandosi di dare una diversa interpretazione tra quelle possibili, in quanto la norma quello dice in modo cristallino). Questa soluzione, secondo me, è assai problematica perché si traduce in una interpretazione abrogante. Spero di aver chiarito la mia posizione, che non era assolutamente quella di criticare il lavoro di nessuno.
  8. Il "fuori sistema" è dato dal fatto che mentre nel legato in sostituzione il legittinario rinuncia all'eredità e il legato lo prende comunque come legittima (non spostandosi quindi sulla disponibile). Nel 552 invece egli rinuncia all'eredità e le liberalità non le trattiene come legittima ma come un qualsiasi terzo, e quindi gravano sulla disponibile (ma in maniera addirittura deteriora perché potrebbe essere soccombente). Perché? Probabilmente perché nel legato in sostituzione illegittinario asseconda la volontà del testatore, mentre nel 552 fa esattamente il contrario di quanto voluto dal decuis: viene istituito erede ma rinuncia.
  9. "fuori sistema" sottoscrivo. l ho anche detto. Ma l'obiezione credo rimanga insuperabile. La norma c'è ed è fin troppo chiara. Non vuole essere un "ancorarsi" ma un prenderne atto. Diversamente la "disapplichi" e ritengo non si possa. Tutto qui.
  10. Io non sarei così assertivo. Tra l’altro, il non sapere né leggere né scrivere potrebbe determinare un rinvio ad un corso di istruzione primaria anziché il superamento dell’esame Probabilmente le insidie si nascondo già nell’espressione “legittimario che rinuncia all’eredità”. Tale espressione potrebbe presupporre – come ritiene autorevolissima dottrina (che, per quel che vale, preferisco) e come l’art. 551 c.c. pare confermi – che la quota di legittima si possa ottenere indipendentemente dalla qualità di erede. In altri termini si può rinunciare alla quota ereditaria ma ciò nonostante mantenere a titolo di legittima l’attribuzione liberare ricevuta (con l’ulteriore precisazione che il termine rinuncia evoca sia la rinuncia all’eredità sia la rinuncia ai diritti successori). Ritengo che la precisazione sia importante per risolvere la questione del se via sia <<sempre>> la cristallizzazione delle quote di riserva al momento dell’apertura della successione (che ovviamente in determinate ipotesi si verifica, come le sezioni unite hanno affermato) oppure se, in alcuni casi, possa operare una rimodulazione (o accrescimento) delle stesse. Andando al cuore della questione, è innegabile che la tesi della cristallizzazione delle quote “in ogni caso” trovi un ostacolo normativo, probabilmente insormontabile, nell’articolo 552 c.c. È certamente norme asistemica. Ma come è stato osservato delle due l’una: - o se ne fa una interpretazione abrogans (ma personalmente la ritengo una strada non percorribile vista la chiarezza della norma); - oppure la si applica per quel che dice, e la conclusione è necessariamente che ci sono dei casi in cui la cristallizzazione non può operare (e la tesi, aggiungo, secondo cui la quota di legittima si può conseguire anche non a titolo di eredità aiuta l’individuazione delle ipotesi di non operatività della cristallizzazione). Buon lavoro a tutti
  11. Elio82

    Art 479 c.c.

    mi risulta poco chiaro però come si possa accettare tacitamente al momento della morte… la capacita giuridica cessa con la morte …
  12. Ma alla fine qualcuno si è fatta una idea del perché il concorso 2018 ha avuto un percentuale così bassa di ammessi alla prova orale
  13. ci manca solo la politica ed è davvero finita
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