Scrat

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  1. ok, grazie! A me non è arrivato neanche in formato elettronico
  2. A qualcuno di voi è arrivato il secondo fascicolo della rivista? Vorrei capire se si tratta del solito ritardo o di qualche disguido relativo solo al mio abbonamento. Grazie.
  3. E pensare che una delle priorità del nuovo governo è la riforma (un'altra!) del processo civile...
  4. Hai ragione! E' un mercato, un bazar con le bancarelle della frutta e degli ortaggi. Patate e cipolle a 1 euro al kilo. E soprattutto passa il messaggio che se non frequenti quella scuola di quel tal notaio, che dicono che è bravissimo e non lo fa per soldi (ma chi lo dice? Dove? Ma a ch ora?) allora non sarai veramente preparato, allora non hai quella giusta chance di passare il concorso, allora ti sperdi nella preparazione, allora sei una macchina solo da concorso, allora sei solo teorico, allora sei solo un rozzo praticone e allora....e qui chiunque può continuare a piacimento. Frequentare una scuola può essere utile, è chiaro. Utile nella misura in cui ti è utile in quel dato momento. Mi chiedo quanto serva fare il giro delle sette chiese e provarle tutte.......mah!
  5. Mi spiegate perchè per pubblicare in riviste di fascia A ci voglia il "supporto" di qualche professore? Qual è la procedura? L'università è un mondo a cui ho partecipato solo da studente....
  6. Permettimi di dissentire riguardo all'ultima frase, muenchen Un tempo era sicuramente così, un tempo che risale a 15-20 anni fa, che da un certo punto di vista è veramente un secolo fa. Ma da un decennio c'è stato un livellamento notevole, un omologarsi quanto ad introiti a tutti gli altri professionisti, del settore legale e non. Avendo una famiglia numerosa e con rappresentanti di tutte le categorie e tramite il confronto schietto e sincero con i miei compagni di anni di scuole e università, di vita e di lavoro ho avuto modo di verificare che un commercialista, un architetto, un ingegnere, un avvocato, laddove uniscano preparazione, competenza e quel pizzico di fortuna che mai guasta arrivano ad aprirsi una carriera e ad ottenere una clientela, con relativi buoni guadagni, nello stesso tempo e nella stessa misura di un notaio di adesso che conta solo sulla sua bravura, senza eredità pregresse, aiuti di famiglia o comportamenti predatori nei confronti della clientela. Tra i confronti schietti e sinceri che ho avuto (sul quanto si guadagna... tanto per intenderci), ci son stati quelli con un chirurgo estetico, un oculista, un dermatologo, un dentista, un odontoiatra (con studio aperto da 3 anni assieme ad un amico), due psicologi. Beh... che dire...se il guadagno fosse la bussola per orientare la scelta di una facoltà universitaria o l'altra, ci si dovrebbe iscrivere a medicina e chirurgia o a psicologia. Sicuramente la mia visione è parziale e limitata e non pretendo di fare campioni per statistiche attendibili, sicuramente i notai non devono essere santificati, nè visti come messia nelle loro funzioni, sicuramente c'è chi vive e lavora in condizioni precarie e fatica ad arrivare anche solo alla terza settimana, ma di certo non regge neanche più quell'idea un po' stereotipata che "si dice notaio, si dice ricco", perchè non è più così. E in molti, troppi casi non si dice neanche benestante a fronte dei costi non solo economici che si affrontano per questa professione, ma anche personali, in termini di tempo, sacrifici, rinunce, perdita di altre opportunità, assorbimento degli anni della gioventù in cui si potrebbe fare con soddisfazione e ritorno economico altro.
  7. Una curiosità.... non so se è stata già soddisfatta. Ma chi lo firmerà questo nuovo bando?
  8. Indubbiamente vero che oggi c'è una crisi che mangia e spolpa tutti. Peò è tramontata e datata, non più corrispondente al vero l'uguaglianza notaio=ricco. Da un decennio a questa parte chi ottiene il titolo a svolgere questa professione e non eredita uno studio o una clientela non dal padre, ma da una lunga serie di avi, ricco non diventa. Poi bisognerebbe pure definire ricco. Chi tira su un paio di milioni di euro l'anno di fatturato, che saranno comunque lordi, allora sì è ricco. Ma mi viene ancora il dubbio che non sia perchè ha ereditato studio e clientela, perchè magari pubblica, fa grosse consulenze o altro di un po' più negativo ( come prendere un mucchio di praticanti, un bel po' di dottori di studio e apporre solo firme freneticamente). Ma ancora... di questi notai ricchi quanti ce ne sono? Quanti lo sono diventati senza eredità a pochi anni dalla discesa in campo? Poi è chiaro che il notaio che ingrana è un professionista benestante, che riesce a non avere preoccupazioni a fine mese come purtroppo molti altri lavoratori. E' una colpa questa? Purtroppo la crisi economica (che è mondiale, non solo nostrana) non si risolve decapitando la classe media o medio/alta, tagliando le professioni e la professionalità.
  9. Quanto scritto da himmish, da william80 e da mas87 in relazione allo scritto del notaio Santosuosso è altamente condivisibile e tocca il cuore del problema. Anzi, io direi che ogni volta che si tocchi un argomento gravitante attorno al mondo notarile bisogna sempre distinguere due ottiche, due visioni, due piani diversi tra loro: - quello di chi è già notaio e dunque parla dell'esercizio della professione - quello di chi è aspirante tale e dunque parla (prevalentemente) dell'accesso alla professione Confondere i due piani o usare l'uno per giustificare, mascherare, farsi scudo delle problematiche inerenti all'altro significa commettere un errore di logica, di metodo e di dialettica, più che di contenuto. Per quanto riguarda il tema o il punto di vista dell'aspirante notaio è evidente che il limite delle tre consegne è un problema sentito, centrale, chiave e viene anteposto ad ogni altra disquisizione sul Notariato. Non mi soffermo su questo, visto che ci sono fiumi di discussioni al riguardo, dove si è analizzato funditus ogni aspetto, ma limitarmi a far notare che se si pretende di rintracciare, prima ancora che risolvere, un aspetto negativo dell'ESERCIZIO della professione notarile tirando fuori la problematica dell'accesso si stanno solo confondendo i piani. Per quanto riguarda l'aspetto dell'esercizio della professione, mi stupisce sempre leggere o sentire interventi di notai che vorrebbero "imprenditorializzare" la professione usando il vessillo della concorrenza. Fermo restando che sarebbe opportuno comprendere che la concorrenza la si fa, ma la si può anche subire, noto che i paladini della concorrenza sono quasi sempre coloro che ritengono di poterla fare la concorrenza e di sbaragliarla, più che essere travolti da essa ed costretti a chiudere bottega o darsi ad altro. La concorrenza è qualcosa di intimamente connesso all'imprenditoria. L'imprenditore è colui che prima ancora di organizzarsi, di avere l'idea, il prodotto, il servizio, ha in mente il lucro, il guadagno. E' anche colui che non ha bisogno di titoli di studio o di percorsi formativi infiniti. Se ha l'idea, la sviluppa, ci organizza su un'attività, investe, ha il ritorno economico, reinveste e magari si espande, senza bisogno di abilitazioni, esami o concorsi che attestino la sua "capacità imprenditoriale". Se la funzione economico-sociale dell'imprenditore è il profitto, allora si comprende la contraddizione dell'accostamento di questa figura con il notaio. Il notaio è un professionista ibrido che ha caratteri affini, ma non uguali, a quelli di un imprenditore e che ha per scopo l'esercizio di una funzione pubblica, che rimanda ad interessi sociali più alti del mero suo guadagno. Già solo questa definizione è da paura perchè obbliga a rifletterci un po' su prima di capire che cosa è questo notaio. Una sorta di sana gara o competizione a offrire la prestazione professionale al cliente nel modo migliore possibile, ossia in modo approfondito, ponderato, ragionato, con conoscenza della pratica e del mare magnum del diritto, aggiornata, celere e magari pure ad un prezzo vantaggioso per il cliente è assolutamente auspicabile. Ma pretendere di attuare un modello concorrenziale di mercato come se la prestazione notarile o qualsiasi altra prestazione intellettuale fosse una merce qualsiasi prodotta da macchine sostituibili è solo deprecabile. Fa sorridere e fa pensare ad altri intenti o velleità.
  10. Cosa pensate invece del Movimento5Stelle? Sapete la posizione ufficiale del leader o dei candidati nei confronti dei notai e delle libere professioni in genere, al di là delle proposte non decenti scritte da qualche capretta sul blog di Beppe Grillo, ma che credo non esprimano nè l'idea, nè il programma di quest'ultimo? Oltre qualche sporadico riferimento nei suoi comizi, più in chiave di battuta, che di propositi veri e propri, non ho reperito molto.
  11. Ma se ne andassero affan..... loro, 'sti parassiti dello Stato, 'ste zecche succhiasangue e succhiasoldi. Scusate lo sfogo al vetriolo, ma non se ne può più della speculazione sulla pelle dei ragazzi. Il connubio tra sfere politiche che pensano solo agli interessi di qualche élite di potere e l'incompetenza, il lassismo e lo sciacallaggio dei burocrati amministrativi è un'arma letale che non si limita ad uccidere l'Italia con i suoi cittadini onesti, ma gode nel vilipendere anche il cadavere marcio che ne resta. Salvando la pace di pochissimi rappresentanti delle due categorie per il resto occorrerebbe una cura alla Karl Brandt. Ringrazio il gentilissimo Sassoli, unico tenue faro nella notte buia degli ultimi tempi.
  12. Ottimo spunto per rispondere, numeri alla mano, ai tanti detrattori dal luogo comune facile. Perchè non metterlo in evidenza in prima pagina?
  13. Buongiorno a tutti, mi scuso se ho scelto la sezione sbagliata per postare e chiedo, in caso, che questa discussione venga spostata. Seguo il forum da poco. Ascolto, leggo e rifletto. Io amo questa professione e la figura del notaio in sè, a prescindere da quei (pochi, per la mia esperienza) casi di persone che non sono all'altezza del ruolo che ricoprono e che "ci mangiano", per dirla breve. Purtroppo vedo in giro, nella maggior parte dei casi, tanta ignoranza circa il significato del lavoro notarile, della sua funzione e del perchè "esista". Ignoranza che, con una piccola spinta demagogica, ci mette poco a diventare nell'utenza paura e sospetto dell'ennesima presa in giro, spreco, inutilità, se non addirittura ruberia. Vogliamo parlare del recente "articoletto" pubblicato sul Corriere della Sera? Qui il link: http://www.corriere.it/economia/12_novembre_14/banca-mondiale-notai-costi-impresa_19738112-2e55-11e2-9c24-e6f239e4fed7.shtml Io mi chiedo se non sia il caso, da parte di tutti coloro che gravitano attorno al mondo notarile, che abbiano il sigillo o che si accingano ad affrontare il tortuoso percorso della pratica notarile e dello studio per il concorso e per la professione, cominciare a rispondere, a farsi sentire, a partecipare. Non mi rifersico naturalmente a tutta l'attività di informazione, divulgazione e opinione che si fa su questo forum, che comunque è già un punto di riferimento. Ma ad un'informazione a più ampio raggio, battuta su battuta, tono su tono in tutti i canali informativi che ognuno riesce a raggiungere. Dal più piccolo messaggio in una bacheca di un giornale ad un intervento in seno ai congressi del Notariato, non è ora di fare fronte comune tra coloro che ancora ci credono in questo cammino, in questa professione? Mi dispiace constatare che talvolta si gioca più al tutti contro tutti e massacriamoci, piuttosto che adoperarsi per migliorare il Notariato da dentro e da fuori, migliorare anche la visione che si ha di esso, affinchè non diventi facile terreno di speculazioni e mire di altre sfere di interesse. Quid se mentre ci scanniamo per decidere se quella fetta di torta è marcia, contiene il verme della parentela, oppure forse qualche ingrediente non è proprio genuino o il metodo dell'impasto non è proprio quello a regola d'arte, qualcun altro provvede a sparecchiare la tavola e non farci trovare neanche le briciole? Lungi da me ogni fine di polemica, mi piacerebbe confrontarmi con voi tutti, notai e praticanti. Un pensiero va a chi in questo momento è a Roma, a cui dedico un grosso "in bocca al lupo"!!