Vittorio Fabbri

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    Maschio
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    Napoli
  1. la successione mortis causa di persona giuridica? potevano scriverla meglio, questa.
  2. Chi prepara il concorso, ed ha anche passato la trentina, è semplicemente uno che non si è arreso. Va stimato molto di più, perchè quando uno è passato, è bravo, ma ha fatto solo il suo dovere; quando invece si sta ancora a metà del guado, in attesa dei risultati, è scemo. Nel mare di persone che non hanno la forza di impegnarsi e di mettersi a studiare, e magari fanno finta di lavorare allo studio di papà, chi prepara il concorso e continua a crederci dimostra di avere più fegato, coraggio, volontà, di una miriade di altri coetanei, perchè sa di essere solo contro una marea di pregiudizi. Sa che si sta giocando tutto, sa che ogni anno che passa è più difficile, sa che corre il rischio di perdere tempo e occasioni di lavoro, sa che, agli occhi degli altri, sarà giudicato come un cretino che si è messo a fare qualcosa di troppo deifficile per le proprie capacità. Chi ha il coraggio di fare una scelta del genere, e di continuare nonostante l'età che avanza, non è un pazzo, è un piccolo eroe sconosciuto, che non si rassegna alla mediocrità. Il valore, in questo caso, prescinde dal risultato, che è anche legato alla fortuna ed al caso, ed è proprio tutto qua: affrontare una sfida anche se non si è il cavallo vincente. Se non significa questo, avere coraggio e determinazione, allora non so proprio cosa può essere. Io, dopo innumerevoli tentativi, quando mi chiedevano perchè continuavo a studiare per il concorso, ho sempre risposto così: "io faccio il concorso notarile solo perchè è una raffinata tecnica di seduzione" (che poi, non è neanche del tutto falso) Onore a chi stringe i denti e continua a crederci.
  3. Ti posso fare i miei complimenti, perchè io, appena iniziato a studiare, non avevo la minima voglia di scrivere. Per la mia esperienza, ho visto che lo studio teorico, superato un livello medio di approfondimento, può essere controproducente. Il concorso, è bene ricordarlo, è scritto ed ha più possibilità di superare l'esame chi si è allenato molto a scrivere, rispetto ha chi ha una base più teorica che pratica. Le proporzioni tra la teoria e la pratica, poi, sono legate alle caratteristiche di ciascuno, come giustamente dice Minu78. A me, quando iniziai, fu dato un consiglio che mi è sembrato valido, e che quindi ti ripropongo. Trova un rappresentante della Giuffrè e prendi tutti (o quasi) il libri della collana di Capozzi. (si pagano a rate da 25 euro al mese, però paghi prezzo pieno) Nel primo anno chiudi il programma intero, partendo dalle successioni e finendo col societario. Studia sempre con il codice aperto, prendi i riferimenti normativi a matita perchè ti saranno utili al concorso. Trova qualcuno che abbia voglia di studiare e ripeti da subito con lui il programma. (se è una sega, eliminalo e trova un altro, anche se vorresti andarci a letto) Appena hai finito un blocco di materie (successioni/contratti inter vivos/societario) inizia a fare una simulazione alla settimana, in otto ore cercando di scrivere atto, motivazione e parte teorica. Non è necessario essere iscritti ad un corso, si possono sempre scroccare da amici le tracce. Non perdere tempo a leggere cazzate sui vari forum giuridici, quello lo potrai fare dopo aver passato gli scritti. Non seguire trecento corsi, che poi quando cazzo studi sui libri? Dopo un anno, vai a seguire un corso che dia tracce plausibili, e continua a fare le tue brave simulazioni. Se trovi ragazzi o ragazze brave, forma un gruppo di studi per vedervi una volta alla settimana e correggere i casi che avete fatto. Scrivi molto, riassumi a modo tuo gli argomenti più difficili, interessanti e quelli che proprio non ti entrano in testa, non farti convincere da quelli che ti dicono che la soluzione di un problema è sempre unica, ragiona sempre con la tua testa e con il codice aperto. Non mollare, accetta le correzioni con spirito critco, impegnati, non piangerti addosso se va male qualche volta, ricorda sempre che essere forutnati è meglio che essere bravi, ma chi non è bravo non può sperare solo nella fortuna. Non è poco da ricordare, poi ci sono le varianti e le eccezioni, ma è tutto qui. In bocca al lupo!!!!
  4. Devo dire che se questo è il tuo pensiero ti fa onore. Purtoppo, da quello che ho letto si poteva evincere assolutamente il contrario. Sembrava quasi di capire che chi passa deve essere non solo preparato (come è ovvio), ma anche una specie di superuomo, capace di andare al di là delle umane possibilità, dando prova di resistenza fisica, concentrazione ed attitudini da agente speciale della CIA, insensibile a qualsiasi destino avverso, inossidabile dalla sfortuna, al di sopra del caso e della sorte. Neanche una divinità olimpica. Meno male che avevo capito male. Che brutta figura avresti fatto, se veramente avessi pensato una fesseria del genere. Deve essere stata colpa mia, non devo aver interpretato correttamente quello che ho letto. Ad maiora.
  5. "e saranno tutti cretini, impreparati e troppo vecchi quelli che non hanno avuto ANCHE una gran fortuna! scusa Alberto cancellami pure ma non ho resistito ... facile quando le cose vanno come dovrebbero andare al primo colpo ... provate un pò a rialzarvi ogni volta!" Caro Geronimo, Chi passa al primo concorso ,crede solo nel proprio merito, perchè non ha mai perso. Chi passa al secondo, crede anche al caso. Chi passa al terzo, capisce che il merito conta, ma che senza un pizzico di fortuna non si va da nessuna parte. Ho avuto molti amici che sono passati al primo concorso. Quelli più intelligenti sapevano di essere tra i migliori, ma non hanno mai pensato o detto di esserlo veramente. Oltre ad essere bravi, sapevano anche campare.
  6. Bisognerebbe dare più pubblicità a candidati "qualunque" che vincono il concorso. Giusto per dare coraggio a chi non ce l'ha ancora fatta. Magari si potrebbe riuscire a stroncare le orde di quelli che si lamentano dell'ingiustizia del concorso e dell'assenza di meritocrazia, o quelli che sono convinti che per passare bisogna leccare i piedi (con annesse calzature) ai "Padroni" delle varie scuole più o meno blasonate, sparse per l'Italia. Se poi si riuscisse anche ad eliminare l'idea che solo chi studia e frequenta un corso, piuttosto che un altro, ha delle possibilità concrete per vincere, sarebbe proprio il massimo. Brava Beatrice, e bravi tutti gli altri. (il sottoscritto non conta)
  7. normalmente il tirocinio post orale serve proprio a questo, in pratica a parlare con i dipendenti dello studio per capire come si fanno gli adempimenti. per mia ignoranza non so se esistono addirittura dei testi appositi.
  8. L'importante è usare un codice con cui si ha dimestichezza, e che non sia sfacciatamente annotato. Mi sono seduto (purtroppo come tanti) a quattro concorsi e le piccole sottolineature, i riferimenti annotati, le linguette non mi hanno mai dato problemi. Avere un numero consistente di codici diluisce un pò l'attenzione di chi controlla, ma non fa miracoli. Ho visto gente portarsi anche i dizionari illustrati... Ci mancava solo la bibbia ed un dizionario italiano-latino per avere un altro banco in omaggio. Per rapidità di consultazione meglio avere un codice grande con leggi speciali ed uno piccolo e più maneggevole. Per tutto il resto, un ottimo compromesso è una versione piccola dei quattro codici, giusto se esce qualche stronzata strana di procedura (tipo formula esecutiva) o di penale. Per chi proprio si caga addosso, anche un codice del fallimento, giusto per non dover ravanare tra le mille leggi speciali dei volumi Simone.