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demaniocivico

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  • Compleanno 20/05/1973

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  1. demaniocivico

    Ancora Sui Livelli

    trattandosi di livelli = enfiteusi di cui al codice civile, non esiste nessuna prescrizione DEL DIRITTO DEL CONCEDENTE per non uso protratto per venti anni:Il diritto del concedente a riscuotere il canone non si estingue per usucapione per il preciso disposto dell’art. 1164 del Codice Civile (interversione del possesso): si può usucapire solo il diritto dell'enfiteuta, mentre ildominio diretto è imprescrittibile; ai sensi dell'art. 1164 del Codice Civile(e prima ancora l'art. 2116 del vecchio Codice Civile abrogato), l'enfiteuta non può usucapire il diritto del concedente; secondo svariate pronunce della Cassazione (4231/76 - 323/73 - 2904/62 - 2100/60 - 177/46), tutte concordi, "l’omesso pagamento del canone, per qualsiasi tempo protratto, non giova a mutarne il titolo del possesso, neppure nel singolare caso sia stata attribuita dalle parti efficacia ricognitiva". L’esercizio del potere di ricognizione di cui all'art. 969 del C.C. si applica solo per le enfiteusi a tempo (casi singolari), e non riguarda quindi le enfiteusi perpetue: ai sensi dell’art. 958 del Codice Civile le enfiteusi sono perpetue quando non viene stabilita la durata. Le enfiteusi in cui non viene fissato un termine sono a tutti gli effetti perpetue e come tali, non va esercitato nessun potere di ricognizione in quanto, ai sensi dell’art. 1164 del Codice Civile, se non muta il titolo del possesso dell’enfiteuta, tale enfiteuta non può usucapire la proprietà e quindi il canone non è prescritto; la ricognizione è un diritto riconosciuto al concedente (e non un dovere) per impedire all'ex enfiteuta (ma solo per le enfiteusi a tempo, dopo la loro scadenza) di usucapire il terreno. "Trattasi, quindi, di una mera facoltà e non di un obbligo, nel senso che il concedente, se non vuole esercitarla, non perde, per ciò solo, il suo diritto sulla cosa" (Cassazione n. 2904 del 10/10/1962). Ancora più recentemente la Corte di Cassazione, con sentenza n. 41114 del 2003, ha affermato che ai fini dell’usucapione del domino diretto (rectius, piena proprietà) da parte dell’enfiteuta non sono sufficienti a determinare l’interversione del possesso di un fondo il mancato pagamento del canone né il comportamento dell’enfiteuta che, alla scadenza del rapporto, sia rimasto nel godimento dell’immobile. L'interversione del possesso, quindi, non può consistere in un semplice atto volitivo interno del detentore, ma deve estrinsecarsi in uno o più atti esterni dai quali possa desumersi la modificata relazione di fatto con la cosa detenuta, in opposizione al possessore. Deve, cioè, desumersi che il detentore nomine alieno abbia cessato di possedere in nome altrui ed iniziato un possesso in nome e per conto proprio, e tale atteggiamento, pur potendo realizzarsi con il compimento di atti materiali che manifestino l'intenzione di esercitare il possesso in nome proprio, deve anche essere inequivocabilmente rivolto contro il possessore, ovvero contro colui per conto del quale la cosa era detenuta, in modo da rendere esteriormente riconoscibile all'avente diritto che il detentore intenda sostituire, alla preesistente intenzione di subordinare il proprio potere a quello altrui, l'animus di vantare per sé il diritto esercitato, convertendo, così, in possesso la detenzione precedentemente esercitata. In pratica, la corretta applicazione dell'art. 1164 del C.C. (chi ha il possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui non può usucapire la proprietà della cosa stessa, se il Titolo del suo possesso non è mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il diritto del proprietario. Il tempo necessario per l'usucapione decorre dalla data in cui il Titolo del possesso è stato mutato) prevede che, chi volesse usucapire il diritto del concedente, debba innanzitutto fare opposizione contro il diritto del proprietario e, solo dopo 20 anni, può usucapire, dinanzi ad un giudice, la piena proprietà. La Legge 16/1974 che prevedeva l'estinzione dei rapporti perpetui reali antecedenti al 28/10/1941 con canone inferiore a Lire 1.000 annue è stata abrogata dal D.L. 112/2008, e comunque la Corte dei Conti ha chiarito conparere 18/2006 che tale norma non era applicabile ai beni comunali. L'enfiteusi è, fra i diritti reali su cosa altrui, quello di più esteso contenuto, al punto di essere stato considerato nei secoli precedenti come una forma di "piccola proprietà" e secondo la dottrina dominante è il proprietario ad avere un diritto subordinato a quello dell'enfiteuta, (tant'è che tuttora si ritiene che il cosiddetto "dominio utile" spetti all'enfiteuta, a differenza del caso di usufrutto, in cui il dominio utile spetta al nudo proprietario). L'enfiteuta può disporre del proprio diritto, sia per atto tra vivi, sia per atto di ultima volontà. Per l'alienazione del diritto dell'enfiteuta non è dovuta alcuna prestazione al concedente (art. 965 C.C.). Il livellario o enfiteuta è colui al quale spetta il godimento di un bene che però non gli appartiene, infatti la concessione di un qualunque bene non scaturisce in un'acquisizione automatica della proprietà. La proprietà resta sempre in capo al concedente, detto anche direttario fino a quando il livellario non chiede l'affrancazione e diventa in questo caso, proprietario del bene (art. 971 C.C.).
  2. demaniocivico

    Uso Civico

    qui un GLOSSARIO USI CIVICI. attivo il servizio QUESITI USI CIVICI
  3. in alcuni distretti è prassi stipulare atti del genere? davvero? si potrebbe avere qualche info in più? in quali distretti??? pero' almeno noto che il concetto dell'obbligo del pagamento dell'ultimo quinquennio è noto, ... anche se si cerca di raggirarlo ... complimenti ... vedo che qui si delinque direttamente, .... possibile che nessuno conosca l’art. 1164 del Codice Civile e la corretta definizione di livello/enfiteusi? Il diritto del concedente a riscuotere il canone non si estingue per usucapione per il preciso disposto dell’art. 1164 del Codice Civile (interversione del possesso): si può usucapire solo il diritto dell'enfiteuta, mentre ildominio diretto è imprescrittibile; ai sensi dell'art. 1164 del Codice Civile(e prima ancora l'art. 2116 del vecchio Codice Civile abrogato), l'enfiteuta non può usucapire il diritto del concedente; secondo svariate pronunce della Cassazione (4231/76 - 323/73 - 2904/62 - 2100/60 - 177/46), tutte concordi, "l’omesso pagamento del canone, per qualsiasi tempo protratto, non giova a mutarne il titolo del possesso, neppure nel singolare caso sia stata attribuita dalle parti efficacia ricognitiva". L’esercizio del potere di ricognizione di cui all'art. 969 del C.C. si applica solo per le enfiteusi a tempo (casi singolari), e non riguarda quindi le enfiteusi perpetue: ai sensi dell’art. 958 del Codice Civile le enfiteusi sono perpetue quando non viene stabilita la durata. Le enfiteusi in cui non viene fissato un termine sono a tutti gli effetti perpetue e come tali, non va esercitato nessun potere di ricognizione in quanto, ai sensi dell’art. 1164 del Codice Civile, se non muta il titolo del possesso dell’enfiteuta, tale enfiteuta non può usucapire la proprietà e quindi il canone non è prescritto; la ricognizione è un diritto riconosciuto al concedente (e non un dovere) per impedire all'ex enfiteuta (ma solo per le enfiteusi a tempo, dopo la loro scadenza) di usucapire il terreno. "Trattasi, quindi, di una mera facoltà e non di un obbligo, nel senso che il concedente, se non vuole esercitarla, non perde, per ciò solo, il suo diritto sulla cosa" (Cassazione n. 2904 del 10/10/1962). Ancora più recentemente la Corte di Cassazione, con sentenza n. 41114 del 2003, ha affermato che ai fini dell’usucapione del domino diretto (rectius, piena proprietà) da parte dell’enfiteuta non sono sufficienti a determinare l’interversione del possesso di un fondo il mancato pagamento del canone né il comportamento dell’enfiteuta che, alla scadenza del rapporto, sia rimasto nel godimento dell’immobile. L'interversione del possesso, quindi, non può consistere in un semplice atto volitivo interno del detentore, ma deve estrinsecarsi in uno o più atti esterni dai quali possa desumersi la modificata relazione di fatto con la cosa detenuta, in opposizione al possessore. Deve, cioè, desumersi che il detentore nomine alieno abbia cessato di possedere in nome altrui ed iniziato un possesso in nome e per conto proprio, e tale atteggiamento, pur potendo realizzarsi con il compimento di atti materiali che manifestino l'intenzione di esercitare il possesso in nome proprio, deve anche essere inequivocabilmente rivolto contro il possessore, ovvero contro colui per conto del quale la cosa era detenuta, in modo da rendere esteriormente riconoscibile all'avente diritto che il detentore intenda sostituire, alla preesistente intenzione di subordinare il proprio potere a quello altrui, l'animus di vantare per sé il diritto esercitato, convertendo, così, in possesso la detenzione precedentemente esercitata. In pratica, la corretta applicazione dell'art. 1164 del C.C. (chi ha il possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui non può usucapire la proprietà della cosa stessa, se il Titolo del suo possesso non è mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il diritto del proprietario. Il tempo necessario per l'usucapione decorre dalla data in cui il Titolo del possesso è stato mutato) prevede che, chi volesse usucapire il diritto del concedente, debba innanzitutto fare opposizione contro il diritto del proprietario e, solo dopo 20 anni, può usucapire, dinanzi ad un giudice, la piena proprietà. La Legge 16/1974 che prevedeva l'estinzione dei rapporti perpetui reali antecedenti al 28/10/1941 con canone inferiore a Lire 1.000 annue è stata abrogata dal D.L. 112/2008, e comunque la Corte dei Conti ha chiarito conparere 18/2006 che tale norma non era applicabile ai beni comunali. L'enfiteusi è, fra i diritti reali su cosa altrui, quello di più esteso contenuto, al punto di essere stato considerato nei secoli precedenti come una forma di "piccola proprietà" e secondo la dottrina dominante è il proprietario ad avere un diritto subordinato a quello dell'enfiteuta, (tant'è che tuttora si ritiene che il cosiddetto "dominio utile" spetti all'enfiteuta, a differenza del caso di usufrutto, in cui il dominio utile spetta al nudo proprietario). L'enfiteuta può disporre del proprio diritto, sia per atto tra vivi, sia per atto di ultima volontà. Per l'alienazione del diritto dell'enfiteuta non è dovuta alcuna prestazione al concedente (art. 965 C.C.). Il livellario o enfiteuta è colui al quale spetta il godimento di un bene che però non gli appartiene, infatti la concessione di un qualunque bene non scaturisce in un'acquisizione automatica della proprietà. La proprietà resta sempre in capo al concedente, detto anche direttario fino a quando il livellario non chiede l'affrancazione e diventa in questo caso, proprietario del bene (art. 971 C.C.).
  4. demaniocivico

    Affrancazione Livelli

    qui le info per l'affrancazione del livello da richiedere al comune, qui la modulistica.
  5. demaniocivico

    Affrancazione Livelli

    il LIVELLO, equiparato in toto all'enfiteusi, non si estingue per il preciso disposto dell'art. 1164 del c.c.: Il diritto del concedente a riscuotere il canone non si estingue per usucapione per il preciso disposto dell’art. 1164 del Codice Civile (interversione del possesso): si può usucapire solo il diritto dell'enfiteuta, mentre ildominio diretto è imprescrittibile; ai sensi dell'art. 1164 del Codice Civile(e prima ancora l'art. 2116 del vecchio Codice Civile abrogato), l'enfiteuta non può usucapire il diritto del concedente; secondo svariate pronunce della Cassazione (4231/76 - 323/73 - 2904/62 - 2100/60 - 177/46), tutte concordi, "l’omesso pagamento del canone, per qualsiasi tempo protratto, non giova a mutarne il titolo del possesso, neppure nel singolare caso sia stata attribuita dalle parti efficacia ricognitiva". L’esercizio del potere di ricognizione di cui all'art. 969 del C.C. si applica solo per le enfiteusi a tempo (casi singolari), e non riguarda quindi le enfiteusi perpetue: ai sensi dell’art. 958 del Codice Civile le enfiteusi sono perpetue quando non viene stabilita la durata. Le enfiteusi in cui non viene fissato un termine sono a tutti gli effetti perpetue e come tali, non va esercitato nessun potere di ricognizione in quanto, ai sensi dell’art. 1164 del Codice Civile, se non muta il titolo del possesso dell’enfiteuta, tale enfiteuta non può usucapire la proprietà e quindi il canone non è prescritto; la ricognizione è un diritto riconosciuto al concedente (e non un dovere) per impedire all'ex enfiteuta (ma solo per le enfiteusi a tempo, dopo la loro scadenza) di usucapire il terreno. "Trattasi, quindi, di una mera facoltà e non di un obbligo, nel senso che il concedente, se non vuole esercitarla, non perde, per ciò solo, il suo diritto sulla cosa" (Cassazione n. 2904 del 10/10/1962). Ancora più recentemente la Corte di Cassazione, con sentenza n. 41114 del 2003, ha affermato che ai fini dell’usucapione del domino diretto (rectius, piena proprietà) da parte dell’enfiteuta non sono sufficienti a determinare l’interversione del possesso di un fondo il mancato pagamento del canone né il comportamento dell’enfiteuta che, alla scadenza del rapporto, sia rimasto nel godimento dell’immobile. L'interversione del possesso, quindi, non può consistere in un semplice atto volitivo interno del detentore, ma deve estrinsecarsi in uno o più atti esterni dai quali possa desumersi la modificata relazione di fatto con la cosa detenuta, in opposizione al possessore. Deve, cioè, desumersi che il detentore nomine alieno abbia cessato di possedere in nome altrui ed iniziato un possesso in nome e per conto proprio, e tale atteggiamento, pur potendo realizzarsi con il compimento di atti materiali che manifestino l'intenzione di esercitare il possesso in nome proprio, deve anche essere inequivocabilmente rivolto contro il possessore, ovvero contro colui per conto del quale la cosa era detenuta, in modo da rendere esteriormente riconoscibile all'avente diritto che il detentore intenda sostituire, alla preesistente intenzione di subordinare il proprio potere a quello altrui, l'animus di vantare per sé il diritto esercitato, convertendo, così, in possesso la detenzione precedentemente esercitata. In pratica, la corretta applicazione dell'art. 1164 del C.C. (chi ha il possesso corrispondente all'esercizio di un diritto reale su cosa altrui non può usucapire la proprietà della cosa stessa, se il Titolo del suo possesso non è mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il diritto del proprietario. Il tempo necessario per l'usucapione decorre dalla data in cui il Titolo del possesso è stato mutato) prevede che, chi volesse usucapire il diritto del concedente, debba innanzitutto fare opposizione contro il diritto del proprietario e, solo dopo 20 anni, può usucapire, dinanzi ad un giudice, la piena proprietà. La Legge 16/1974 che prevedeva l'estinzione dei rapporti perpetui reali antecedenti al 28/10/1941 con canone inferiore a Lire 1.000 annue è stata abrogata dal D.L. 112/2008, e comunque la Corte dei Conti ha chiarito conparere 18/2006 che tale norma non era applicabile ai beni comunali. se è un ente di beneficenza del comune potrà essere che: se sulle visure catastali compare l'intestazione "Congregazione di Carità Concedente" o "Ente Comunale di Assistenza Concedente" e ditta "livellario" o "enfiteuta", trattasi un terreno rientrante nel patrimonio disponibile del Comune concesso in enfiteusi ai sensi del Codice Civile, in quanto la Legge n. 847 del 3 giugno 1937 (artt. 1, 5 e 6) ha soppresso le Congregazioni di Carità di tutti i Comuni ed ha trasferito le competenze ed i beni ai rispettivi Enti Comunali di Assistenza, e successivamente l'art. 25 del D.P.R. n. 616 del 24 luglio 1977 ha soppresso tutti gli Enti Comunali di Assistenza ed ha trasferito le competenze ed i beni ai rispettivi Comuni di appartenenza. Per completezza di informazioni, è da sottolineare che un terreno rientrante in quest'ultima casistica può comunque essere gravato da uso civico o essere stato oggetto di un provvedimento di sistemazione demaniale con imposizione di un canone (demaniale) di natura enfiteutica; per dirimere dunque ogni dubbio è necessario, anche in questo caso, effettuare un'indagine storico/giuridica tramite l'ausilio di un Perito Istruttore Demaniale o richiedere un certificato all'Ufficio Usi Civici Regionale competente.
  6. demaniocivico

    Canoni, censi e livelli

    qui le definizioni di censo, livello, equiparato in toto all'enfiteusi. i notai non possono trasferire la piena proprietà in presenza di livello/enfiteusi: L'enfiteuta può disporre del proprio diritto, sia per atto tra vivi, sia per atto di ultima volontà. Per l'alienazione del diritto dell'enfiteuta non è dovuta alcuna prestazione al concedente (art. 965 C.C.). Il livellario o enfiteuta è colui al quale spetta il godimento di un bene che però non gli appartiene, infatti la concessione di un qualunque bene non scaturisce in un'acquisizione automatica della proprietà. La proprietà resta sempre in capo al concedente, detto anche direttario fino a quando il livellario non chiede l'affrancazione e diventa in questo caso, proprietario del bene (art. 971 C.C.).
  7. demaniocivico

    Ancora sugli usi civici

    Qui la definizione di uso civico, di livello, mentre per verificare la tipologia di vincolo e la natura giuridica del terreno (uso civico, usurpo o allodio) è necessario effettuare un'indagine storico/giuridica tramite l'ausilio di un Perito Istruttore Demaniale o richiedere un certificato all'Ufficio Usi Civici Regionale competente.
  8. demaniocivico

    visure catastali

    trattasi di enfiteusi di cui al codice civile: in considerazione delle caratteristiche che ha assunto il diritto di “livello” nel corso della sua evoluzione storica, la giurisprudenza di legittimità in più occasioni ha peraltro avuto modo di equipararlo ad un diritto di enfiteusi (Cass. civ. sez. III n. 64/1997 e, meno recentemente, Cass. n. 1366/1961 e Cass. 1682/1963 – E1) e pertanto ad un diritto reale di godimento su fondo altrui. se l'ente concedente è la chiesa, leggere FONDO EDIFICI DI CULTO.
  9. demaniocivico

    Mohatra e Livello

    per la precisione, il livello è stato equiparato all'enfiteusi: in considerazione delle caratteristiche che ha assunto il diritto di "livello" nel corso della sua evoluzione storica, la giurisprudenza di legittimità in più occasioni ha peraltro avuto modo di equipararlo ad un diritto di enfiteusi (Cass. civ. sez. III n. 64/1997 e, meno recentemente, Cass. n. 1366/1961 e Cass. 1682/1963 – E1) e pertanto ad un diritto reale di godimento su fondo altrui. mentre non è corretto dire che livello=usi civici: per essere precisi, distinguiamo principalmente 4 casistiche: A) Sulle visure catastali è possibile trovare, nell'intestazione, la dicitura "Comune Concedente" e ditta "livellario" o "enfiteuta"; tale dicitura può nascondere almeno quattro casi: a.1) un terreno civico arbitrariamente occupato (usurpo) rientrante nel patrimonio indisponibile del Comune; a.2) un terreno allodiale ex civico e gravato da un canone (demaniale) di natura enfiteutica (impropriamente indicato come "livello", dizione introdotta nelle intestazioni del vecchio registro delle partite del Catasto Terreni pubblicato dall'impianto 1937/1940 fino al 31/12/1961; la fase di conservazione del Catasto terreni è iniziata dal 01/01/1962 e pertanto ai sensi dell'art. 54 del R.D. n. 1539 del 12/10/1933 - Regolamento di attuazione del T.U. approvato con R.D. 08/10/1931, n. 1572 - le domande di voltura delle ditte intestatarie in Catasto sono ammesse solo quando si prova il diritto di proprietà o di possesso con titolo legale); a.3) un terreno civico oggetto di quotizzazione ai sensi della Legge 1766/1927, concesso a titolo di enfiteusi; a.4) un terreno non civico rientrante nel patrimonio disponibile dell'ente e dato in enfiteusi ai sensi del Codice Civile; in considerazione delle caratteristiche che ha assunto il diritto di "livello" nel corso della sua evoluzione storica, la giurisprudenza di legittimità in più occasioni ha peraltro avuto modo di equipararlo ad un diritto di enfiteusi (Cass. civ. sez. III n. 64/1997 e, meno recentemente, Cass. n. 1366/1961 e Cass. 1682/1963 – E1) e pertanto ad un diritto reale di godimento su fondo altrui. Per verificare la tipologia di vincolo e la natura giuridica del terreno (usurpo oallodio) è necessario effettuare un'indagine storico/giuridica tramite l'ausilio di un Perito Istruttore Demaniale o richiedere un certificato all'Ufficio Usi Civici Regionale competente. Circa la "Commerciabilità dei terreni soggetti ad uso civico", vedere anche loStudio 777 del 21/05/1994 della Commissione Studi del Consiglio Nazionale del Notariato. In merito al calcolo del canone, consultare la Circolare Agenzia del Territorio prot. 29104 dell'11/05/2011 circa la corretta rivalutazione del Reddito Dominicale. B) Se sulle visure catastali compare l'intestazione "Congregazione di Carità Concedente" o "Ente Comunale di Assistenza Concedente" e ditta "livellario" o "enfiteuta", trattasi un terreno rientrante nel patrimonio disponibile del Comune concesso in enfiteusi ai sensi del Codice Civile, in quanto la Legge n. 847 del 3 giugno 1937 (artt. 1, 5 e 6) ha soppresso le Congregazioni di Carità di tutti i Comuni ed ha trasferito le competenze ed i beni ai rispettivi Enti Comunali di Assistenza, e successivamente l'art. 25 del D.P.R. n. 616 del 24 luglio 1977 ha soppresso tutti gli Enti Comunali di Assistenza ed ha trasferito le competenze ed i beni ai rispettivi Comuni di appartenenza. Per completezza di informazioni, è da sottolineare che un terreno rientrante in quest'ultima casistica può comunque essere gravato da uso civico o essere stato oggetto di un provvedimento di sistemazione demaniale con imposizione di un canone (demaniale) di natura enfiteutica; per dirimere dunque ogni dubbio è necessario, anche in questo caso, effettuare un'indagine storico/giuridica tramite l'ausilio di un Perito Istruttore Demaniale o richiedere un certificato all'Ufficio Usi Civici Regionale competente. C) Se sulle visure catastali compare l'intestazione "Istituto per il Sostentamento del Clero concedente" (che con l'art. 28 della Legge 222/1985 ha inglobato i patrimoni della mensa vescovile, dei beneficicapitolari, dei benefici parrocchiali, dei benefici vicariali curati o comunque denominati, esistenti nella diocesi) e ditta "livellario" o "enfiteuta", trattasi di terreni concessi in enfiteusi ai sensi del Codice Civile. Il canone enfiteutico ed il relativo capitale di affrancazione vengono calcolati dall'Agenzia del Territorio secondo la circolare prot. 29104 dell'11/05/2011che riprende i dettati della Circolare del Ministero dell'Interno 09/09/1999, n. 118 con allegato parere CS 260/1999 dell'Avvocatura Distrettuale di L'Aquila. Per l'affrancazione di tali terreni concessi in enfiteusi/livello necessita rivolgersi direttamente all'Istituto per il sostentamento del clero in cui ricade il terreno (si veda FONDO EDIFICI DI CULTO). D) Se sulle visure catastali compare l'intestazione "Demanio dello Stato - Asse Ecclesiastico concedente" o "Fondo Edifici di Culto concedente" (che con gli artt. 54, 55, 56 e 57 della Legge 222/1985 ha inglobato i patrimoni del Fondo per il culto, del Fondo di beneficenza e religione nella città di Roma, delle Aziende speciali di culto destinate, sotto varie denominazioni, a scopi di culto, di beneficenza e di religione denominate Fondo clero veneto - gestione clero curato, Fondo clero veneto - gestione grande cartella, Azienda speciale di culto della Toscana, Patrimonio ecclesiastico di Grosseto) e ditta "livellario" o "enfiteuta", trattasi di terreni concessi in enfiteusi ai sensi del Codice Civile. Per l'affrancazione dei terreni concessi in enfiteusi/livello necessita rivolgersi alle Prefetture di competenza. L'affrancazione potrà essere gratuita, ossia "ope legis" se la valutazione dell'Agenzia del Territorio (come da Circolare prot. 29104 dell'11/05/2011), previo nulla-osta ministeriale, rileverà l'estinzione dei diritti del Fondo al 1° gennaio 1987, come previsto dall'art. 60 della Legge 222/1985 per i terreni con reddito dominicale inferiore alle vecchie lire 60.000 rivalutato al 01/01/1987, o, viceversa, onerosa, qualora il parere sarà di segno contrario, con susseguente quantificazione del capitale d'affrancazione. In alternativa, l'interessato potrà adire il Giudice Ordinario Civile per invocare l'affrancazione giudiziale del bene ai sensi dell'art. 2 e successivi della Legge n. 607 del 22 luglio 1966 (per maggiori info si veda FONDO EDIFICI DI CULTO). Anche in quest'ultimi due casi (C+D) è da sottolineare che tali terreni possono comunque essere gravati da uso civico o essere stati oggetto di un provvedimento di sistemazione demaniale con imposizione di un canone (demaniale) di natura enfiteutica; per dirimere dunque ogni dubbio è necessario, anche in questo caso, effettuare un'indagine storico/giuridica tramite l'ausilio di un Perito Istruttore Demaniale o richiedere un certificato all'Ufficio Usi Civici Regionale competente.
  10. demaniocivico

    successione e livellari

    per il fondo amministrazione culto vedasi FONDO EDIFICI DI CULTO, e comunque la legge 16/1974 che prevedeva l'estinzione delle affrancazioni ante 1941 con canone minore di lire 1000, è stata abrogata dal dl 112/2008. trattasi di enfiteusi di cui al codice civile in cui il diritto del concedente a riscuotere il canone non si estingue per usucapione per il preciso disposto dell’art. 1164 del Codice Civile: si può usucapire solo il diritto dell'enfiteuta, mentre il dominio diretto è imprescrittibile.
  11. demaniocivico

    successione e livellari

    carlo, credo che l'affrancazione col concedente sia l'unica strada perseguibile: la dichiarazione di usucapione consigliata dal duca credo vada leggermente contro l'art. 1164 del C.C.,vedi enfiteusi e livello.
  12. demaniocivico

    successione e livellari

    come no, perfetto, e di tutte le sentenze della cassazione (4231/76 - 323/73 - 2904/62 - 2100/60 - 177/46), tutte concordi, secondo cui "l’omesso pagamento del canone, per qualsiasi tempo protratto, non giova a mutarne il titolo del possesso, neppure nel singolare caso sia stata attribuita dalle parti efficacia ricognitiva", cosa ce ne facciamo??? Il diritto del concedente a riscuotere il canone non si estingue per usucapione per il preciso disposto dell’art. 1164 del Codice Civile: si può usucapire solo il diritto dell'enfiteuta, mentre il dominio diretto è imprescrittibile. si veda: Enfiteusi di cui al Codice Civile
  13. demaniocivico

    successione e livellari

    se il comune è concedente, quindi è l'ente esponenziale della collettività, e quindi di tutti, credo sia più che ovvio (e sacrosanto) che "qualcosa lo vorrà incassare", o qui devono incassare solo i notai "furbi"? se "il precedente notaio gli ha venduto la piena proprietà ma che di fatto lui non è pieno proprietario", se vuoi, glielo posso spiegare io, così gli spiego anche le furbizie di certi notai. affrancazione unilaterale? atto ricognitivo? vedo che qui le norme vengono rispettate ... alla lettera. cinque o sei anni, una decina all'anno, sono circa 50/60 atti ... "e nessuno ci ha detto mai niente"? prima o poi doveva arrivare qualcuno che diceva qualcosa, ... è possibile sapere nome e cognome di questo notaio per un esposto all'ordine? grazie forse più di qualcuno dovrebbe ristudiarsi da capo il codice civile ... e non solo: - livello; - enfiteusi di cui al codice civile; - canone demaniale di natura enfiteutica; - fondo edifici di culto; - circolare agenzia del territorio prot. 29104 del 11/05/2011; - legge 16/1974 abrogata dal dl 112/2008 e comunque non applicabile ai beni comunali (parere corte dei conti 18/2006). cordialità.
  14. demaniocivico

    successione e livellari

    LIVELLO: Sulle visure catastali è possibile trovare, nell'intestazione, la dicitura "Comune Concedente" e ditta "livellario" o "enfiteuta"; tale dicitura può nascondere almeno quattro casi: - un terreno civico arbitrariamente occupato (usurpo) rientrante nel patrimonio indisponibile del Comune; - un terreno allodiale ex civico e gravato da un canone (demaniale) di natura enfiteutica (impropriamente indicato come "livello", dizione introdotta nelle intestazioni del vecchio registro delle partite del Catasto Terreni pubblicato dall'impianto 1937/1940 fino al 31/12/1961; la fase di conservazione del Catasto terreni è iniziata dal 01/01/1962 e pertanto ai sensi dell’art. 54 del R.D. n. 1539 del 12/10/1933 - Regolamento di attuazione del T.U. approvato con R.D. 08/10/1931, n. 1572 - le domande di voltura delle ditte intestatarie in Catasto sono ammesse solo quando si prova il diritto di proprietà o di possesso con titolo legale); - un terreno civico oggetto di quotizzazione ai sensi della Legge 1766/1927, concesso a titolo di enfiteusi; - un terreno non civico rientrante nel patrimonio disponibile dell'ente e dato in enfiteusi ai sensi del Codice Civile; in considerazione delle caratteristiche che ha assunto il diritto di “livello” nel corso della sua evoluzione storica, la giurisprudenza di legittimità in più occasioni ha peraltro avuto modo di equipararlo ad un diritto di enfiteusi (Cass. civ. sez. III n. 64/1997 e, meno recentemente, Cass. n. 1366/1961 e Cass. 1682/1963 – E1) e pertanto ad un diritto reale di godimento su fondo altrui. Per verificare la tipologia di vincolo e la natura giuridica del terreno (usurpo oallodio) è necessario effettuare un'indagine storico/giuridica tramite l'ausilio di un Perito Istruttore Demaniale o richiedere un certificato all'Ufficio Usi Civici Regionale competente. Circa la "Commerciabilità dei terreni soggetti ad uso civico", vedere anche loStudio 777 del 21/05/1994 della Commissione Studi del Consiglio Nazionale del Notariato. In merito al calcolo del canone, consultare la Circolare Agenzia del Territorio prot. 29104 dell'11/05/2011 circa la corretta rivalutazione del Reddito Dominicale.
  15. La materia degli "Usi Civici" è di difficile studio ed affonda le sue radici nell’antichità: un approccio semplicistico, o parziale, non può che generare confusione ed erronee interpretazioni.

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