Filano86

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  1. Ce l'ho magicamente fatta anche io!!!!! Grazie!
  2. Ciao a tutti, mi vergogno ad ammetterlo, ma, dopo due anni di studio, ancora ho quale dubbio redazionale su alcune clausole generali. Con riferimento ad alcune ipotesi, in particolare, mi chiedo se vadano inserite delle menzioni. A livello giuridico, so bene se le clausole vadano inserite o meno, ma sono dubbioso a livello concorsuale, visto che ho capito che i due piani non vanno sempre di pari passo. Quindi, vi pongo i seguenti quesiti, sperando di mettere per sempre fine ai miei dubbi (ripeto, sono interessato solo alla soluzione concorsualmente corretta): 1) RINUNZIA IPOTECA LEGALE negli atti a titolo gratuito: a) non la mettete (soluzione giusta dal punto di vista giuridico, salvo donazioni modali); b) la mettete secca; c) la mettete "per quanto occorrer possa" (mi viene l'orticaria a scriverlo); 2) CONFORMITA' SOGGETTIVA: io sono abituato a metterla, ma in diverse scuole me l'hanno corretta; 3) MENZIONI BERSANI per i pagamenti futuri: dal punto di vista giuridico non andrebbero per i pagamenti futuri, ma in diverse scuole mi hanno corretto; 4) QUIETANZA: "salvo il buon fine dei mezzi di pagamento" lo mettete? 5) POSSESSO: normalmente scrivo "viene immesso nel possesso", ma alcune volte ho letto "il possesso viene trasferito"; 6) GARANZIA IMPIANTI: la mettete? 7) CERTIFICATO DI ABITABILITA': lo mettete? 8) DICHIARAZIONI URBANISTICHE: fate riferimento alle singole leggi o scrivete in generale "in relazione alla vigente normativa urbanistica, le parti dichiarano" 9) DICHIARAZIONI URBANISTICHE FABBRICATI: dopo aver indicato il titolo abilitativo, fate dichiarare alla parte alienante che "successivamente non sono stati posti in essere interventi edilizi tali da richiedere il rilascio di ulteriori provvedimenti autorizzatori, neppure in sanatoria" Grazie mille! F.
  3. Grazie mille!!!
  4. Fioccodineve, quello che dici tu è vero: collazione e riduzione delle donazioni sono istituti che hanno funzioni diverse ed operano su piani distinti. Tuttavia come sottolineato da più parti può accadere che tra di essi incorrano delle interferenze. Ciò si verifica nel caso in cui la donazione sia stata lesiva della legittima, ma sia comunque soggetta a collazione (in quanto non dispensata). In tale ipotesi, la collazione elimina la necessità dellazione di riduzione: il legittimario leso, infatti, non avrà bisogno di agire in riduzione per ottenere quanto gli spetta, in quanto la sua quota di legittima sarà comunque reintegrata per effetto della collazione. Ritornando alloggetto del mio thread, provo a spiegarmi meglio. Ai sensi dellart. 7372 CC « la dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile ». La disposizione è ambigua e può essere soggetta a due interpretazioni: 1) essa intende semplicemente ribadire il principio secondo cui la dispensa da collazione non sottrae la donazione lesiva ad uneventuale azione di riduzione ad opera dei legittimari. Ne consegue che, anche nellipotesi in cui il valore della donazione sia pari o superiore alla somma dei valori della quota disponibile e della quota riservata al donatario (e la donazione sia, quindi, lesiva della quota riservata ad altri legittimari), il donatario può comunque ritenere la donazione e partecipare alla divisione ereditaria, rimanendo semplicemente esposto per leccedenza allazione di riduzione. In tal modo, lunica tutela per il legittimario leso rimane lazione di riduzione. 2) essa va interpretata nel senso che la dispensa da collazione operi solo entro il limite della quota disponibile. Ne consegue che, nellipotesi in cui il valore della donazione ecceda il valore della quota disponibile, il donatario sarà obbligato a collazionare quanto ricevuto in eccedenza, per poi partecipare alla divisione ereditaria. In tal modo, verrebbe eliminata sempre e comunque la necessità dellazione di riduzione: il legittimario leso, infatti, non avrà bisogno di agire in riduzione, in quanto la sua quota di riserva sarà comunque reintegrata per effetto della collazione. E ciò non solo nellipotesi in cui non vi sia stata dispensa alcuna, ma anche nellipotesi in cui tale dispensa vi sia stata. Se ho ben capito, la tesi di Capozzi è la seconda, ma non mi convince, per questo chiedevo un confronto sullaltra interpretazione.
  5. Hai ragione fioccodineve, mi ero perso la dispensa per la strada. Messaggio modificato! La domanda, però, rimane!
  6. Qualcuno mi aiuta a capire il senso dell'art 737, co. 2, CC? La norma va interpretata nel senso che la dispensa da collazione opera solo nel limite della quota disponibile, di guisa che il donatario è tenuto a conferire l'eccedenza? Ma se così fosse, allora l'operatività dell'azione di riduzione verrebbe notevolmente ristretta. In altri termini, gli altri legittimari non avrebbero mai la necessità di agire in riduzione contro il coerede donatario, in quanto verrebbero sempre garantiti dalla collazione e ciò sia nel caso in cui non vi sia alcuna dispensa (il che è pacifico) sia nel caso in cui vi sia dispensa. Sono confuso...
  7. E' il passo di Capozzi... A quanto pare, non sono io stupido, ma è scritto proprio male. Grazie a tutti
  8. Pasqualino non mi riferisco al problema della quota mobile. Grazie comunque per aver condiviso le tue riflessioni. Povero illuso hai ragione. Non ho riportato il problema direttamente perché non l'ho capito e non volevo rischiare di esporlo in maniera errata. Ci provo. Siamo nell'ambito delle diverse tesi sulla posizione del legittimario (legatario ex lege, erede ipso iure, erede solo dopo l'esperimento vittorioso dell'azione di riduzione). Bene, avverso la tesi (preferibile) del legittimario quale erede dopo l'esperimento vittorioso della riduzione è stato rilevato da cicu che "Essa impedirebbe al legittimario di fruire degli eventuali aumenti di valore dei beni che costituiscono il relictum che dovessero sopravvenire dopo l'apertura della successione ma prima della data della domanda di riduzione. Se quota ereditaria riservata e porzione legittima, infatti, non fossero tenute nettamente distinte - come sostiene la tesi del legittimario erede Sin dal momento di apertura della successione - il legittimario sarebbe cortese solo nei limiti della quota di legittima determinata con riferimento al momento di apertura della successione, a nulla rilevando per lui gli eventuali aumenti di valore dei beni costituenti il relictum (già qui non mi è chiaro). In contrario, è stato rilevato che il legittimario ha diritto alla riduzione delle liberalità lesive secondo una misura che è pari al rapporto tra l'entità della lesione e il valore complessivo delle liberalità da ridurre, stabilito con riguardo al momento dell'apertura della successione. Ebbene tale rapporto rimane invariato e, costituendo un valore relativo e non assoluto, fa si che anche se al momento della proposizione della domanda di riduzione, il valore dei beni oggetto di liberalità sia variato, di tale variazione si possa concretamente tenere conto (e qui ho smesso proprio di capire)". Grazie ancora
  9. Ciao a tutti, sto ripetendo successioni dal Capozzi e mi sono imbattuto in un paragrafo che all'epoca saltai non avendolo capito. Ancora oggi ho serie difficoltà. Qualcuno sarebbe tanto gentile da spiegarmi il problema, magari adducendo degli esempi concreti? il paragrafo è il 120 lett. d) (pagg. 396-397). Scusate ma sto impazzendo. Grazie!
  10. Buongiorno a tutti, secondo voi, in presenza di due contratti collegati, la cessione della posizione contrattuale derivante dl negozio principale comporta automaticamente la cessione anche della posizione contrattuale derivante dal negozio collegato? Se ciò non avviene automaticamente, è legittimo introdurre una clausola in tal senso? Grazie F.
  11. Mi si è sortoil seguente dubbio: nella fusione o scissione negativa basta dire in verbale che il valore reale del patrimonio assegnato è positivo (a differenza di quello contabile) oppure è necessario che ciò sia attestato con perizia di stima?
  12. Quindi, riassumendo, se la traccia non mi dice espressamente che l'aumento deve essere inscindibile (per altre ragioni), è meglio condizionare la delibera alla sottoscrizione da parte dei soci onorati (1), perché altrimenti si rischierebbe che l'aumento non vada a segno anche nel caso in cui a non sottoscrivere sia un socio onorato... (1) dele: "onorati"; adde: "onerati". Una postilla per una parola cancellata. E richiesto io...
  13. Quindi, riassumendo, se la traccia non mi dice espressamente che l'aumento deve essere inscindibile (per altre ragioni), è meglio condizionare la delibera alla sottoscrizione da parte dei soci onorati, perché altrimenti si rischierebbe che l'aumento non vada a segno anche nel caso in cui a non sottoscrivere sia un socio onorato...