pvp1439

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  1. IL PROBLEMONE DEL CAP S.P.A. A 50.000 EURO !

    mi pare che da sempre si distingua tra forza di legge "attiva" (potere di innovare altre fonti del diritto) e "passiva" (potere di "resistere" alle innovazioni portate da altre fonti del diritto). Il decreto legge ha la stessa forza attiva e passiva delle altre fonti di primo grado: cioè può abrogare ed essere abrogata dalle altre fonti di primo grado (tanto è vero che è collocato nello stesso grado gerarchico della legge apposta!) ciao pvp
  2. IL PROBLEMONE DEL CAP S.P.A. A 50.000 EURO !

    il decreto legge è una atto avente forza di legge: può certamente abrogare una legge (essendo fonte di pari grado), come sanno tutti. Il problema, semmai, è solo quello dell'efficacia ex tunc in caso di mancata conversione del decreto...anche se alcuni la escludono per i fatti ormai compiuti, diritti acquisiti, o per tutte le altre ragioni esposte dalla folla di teorie che tentano di descrivere i fenomeni retroattivi. Quindi io suggerirei comunque prudenza... ciao pvp
  3. 2645 ter ed attuatore

    La morte è sicura e su questo non c'è dubbio: gli eventi certus an incertus quando sono termini. Il problema, però, mi sembra un altro. Chiedersi se alla morte dell'attuatore il bene debba tornare al disponente è un quesito che, evidentemente, sorge in casi in cui la "persona" dell'attuatore è "essenziale" per la realizzazione dello scopo. Se è essenziale (ma bisogna vedere se davvero lo è), la sua morte comporta impossibilità di raggiungimento dello scopo. Qui sorge, allora, un altro quesito: ossia se il bene resti nella titolarità degli eredi dell'attuatore ovvero se debba ritornare nella sfera del disponente. Chi elegge questa seconda scelta fa, sostanzialmente, un discorso analogo a quello sviluppato per i trasferimenti a scopo di garanzia: una volta adempiuta la prestazione garantita, la proprietà deve ritornare all'alienante perché era proprio lo scopo perseguito dal programma negoziale (di solito, infatti, questi trasferimenti sono condizionati esplicitamente; alcuni cmq parlano anche di condizione "implicita") ciao! pvp
  4. Compravendita per scrittura privata autenticata

    Lo stesso dpr 445/2000 disciplina, all'rticolo 21 i casi di Autenticazione delle sottoscrizioni 1. L'autenticita' della sottoscrizione di qualsiasi istanza o dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta' da produrre agli organi della pubblica amministrazione, nonche' ai gestori di servizi pubblici e' garantita con le modalita' di cui all'art. 38, comma 2 e comma 3. 2. Se l'istanza o la dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta' e' presentata a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1 o a questi ultimi al fine della riscossione da parte di terzi di benefici economici, l'autenticazione redatta da un notaio, cancelliere, segretario comunale, dal dipendente addetto a ricevere la documentazione o altro dipendente incaricato dal Sindaco; in tale ultimo caso, l'autenticazione e' redatta di seguito alla sottoscrizione e il pubblico ufficiale, che autentica, attesta che la sottoscrizione e' stata apposta in sua presenza, previo accertamento dell'identita' del dichiarante, indicando le modalita' di identificazione, la data ed il luogo di autenticazione, il proprio nome, cognome e la qualifica rivestita, nonche' apponendo la propria firma e il timbro dell'ufficio. come vedi, per i soggetti diversi dal notaio non sono contemplati i negozi giuridici (salvo l'eccezione del segretario di cui ho già detto; cui è da aggiungere il cancelliere), ma solo le istanze e le dichiarazioni sostitutive. E non dire che puoi fare una istanza o un dichiarazione sost. in cui chiedi la trascrizione, perché l'autenticazione deve riguardare l'atto (il contratto), che è il "presupposto" per presentare poi l'istanza (autentica) di trascrizione . ok? pvp
  5. Compravendita per scrittura privata autenticata

    saluti sss!
  6. Compravendita per scrittura privata autenticata

    l'unica strada alternativa alla autentica notarile è l'istanza di verificazione principale ai sensi del 214, II co., cpc come ben detto da sss, né il conservatore, né il segretario comunale, né il macellaio, né altri possono autenticare negozi giuridici (nella realtà, cmq, ne ho visti, peraltro neanche registrati!). I segretari comunali possono farlo solo per gli atti di cui è parte il Comune (e - stando alle recenti novità, che non so se già entrate in vigore - non possono chiedere un compenso ulteriore). Non trovo scandaloso che il notaio chieda la stessa somma: i controlli li deve fare tutti lo stesso (e magari impiega pure più energie, visto che deve scovare le eventuali insidie nascoste in qualche clausola contrattuale apparentemente normale o in un elemento che non è stato minimamente considerato) ciao! pvp
  7. I meno bravi

    edit
  8. Roppo - Il contratto

    personalmente per il contratto propendo x Roppo Si tratta di uno dei massimi esperti della materia contrattuale in Italia
  9. Studio Civilistico n. 52-2014 C

    grazie ubi! http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/significato-origine-perplimere
  10. Buona Pasqua

    buona pasqua!
  11. Gabrielli, 2645ter

    Buongiorno cerco anche Giovanni Gabrielli, Vincoli di destinazione importanti separazione patrimoniale e pubblicità nei registri immobiliari,Riv.dir.civ.,3,Maggio-Giugno 2007,I,pp.321 ss. grazie! pvp
  12. Ciao a tutti qualcuno ha questo scritto? Rosario Franco, Dell’ammissibilità della novazione causale post-moderna. La suapretesa pervasività sistemica. Ovvero della novazione della causa donazione in Contratto e impresa 2014 grazie!
  13. pintu, a ben vedere questo stesso argomento è alla base della impossibilità di configurare la divisione come un contratto aperto: manca il grand'uomo che serve per configurare l'unità contrattuale minima alla quale "aderire". La dottrina è pacifica sul punto...solo qualche sparuta prassi dice il contrario, sovrapponendo fenomeni profondamente diversi: http://books.google.it/books?id=Yb3I19ZovZYC&pg=PA271&lpg=PA271&dq=divisione+contratto+aperto&source=bl&ots=GQs4A0vzHX&sig=NH5WhW25WELfayMppiOzcc6ZZPU&hl=it&sa=X&ei=7vMqU9D2I4fftAaU3oGgBQ&ved=0CD0Q6AEwAw#v=onepage&q=divisione%20contratto%20aperto&f=false) . (E per questo motivo credo che l'unica qualificazione possibile di tale atto sia quella di "proposta": l'impegno delle parti che l'hanno prevista è, appunto, sul contenuto che tale proposta deve avere: tale accordo è limitato solo a questo). P.S.ovvio che parlare di condizione è ancora peggio... pvp
  14. certo, c'è però un fatto: l'opinione opposta (che la divisione sia un contratto aperto) non è sostenuta da nessuno in dottrina (almeno per quanto mi consta al momento). Il che vorrà pur dire qualcosa...