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Alticcio

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  1. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Quindi tu dici che l'obbligazione è uguale perché è di dare ma la prestazione è diversa perché è aleatoria e quindi datio e novazione si possono fare su questo presupposto? Non ho capito da quanto hai scritto che il tuo ragionamento fosse quello: sei proprio un grande giurista. Meriti una cattedra e un sigillo, immediatamente!!!
  2. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    La datio non è sbagliata! L'unico limite sta nel fatto che l'effetto estintivo si realizza alla morte del vitaliziato.
  3. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Però! Che ironia!
  4. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Mi spiego. Immagina il caso più semplice: Tizio vende a Caio la casa Alfa e quest'ultimo non gli paga il prezzo. Successivamente convengono di novare tale obbligo con quello di trasferire l'immobile Beta (non fanno una datio ma una novazione). L'immobile beta è dunque trasferito da Caio a Tizio in esecuzione dell'obbligazione novata. Se viene risolto il contratto di vendita tra Tizio e Caio (che ha ad oggetto l'immobile Alfa), non puoi pensare che l'immobile Beta trasferito da Caio a Tizio rimanga a quest'ultimo in ragione della novazione. In altre parole la novazione non è un negozio astratto e se con essa si sostituisce l'obbligazione senza modificare la causa dell'obbligazione medesima (che nel caso del concorso rimane pur sempre quella della liquidazione a titolo di patto di famiglia) detta obbligazione sostituita risente di tutto ciò che incide sulla validità/efficacia del titolo la cui obbligazione è stata successivamente novata. In sintesi estrema, in questo caso la novazione è fonte della sostituzione ma non costituisce il titolo dell'obbligazione. Diverso è il caso in cui venga novata la prima vendita e in tal caso detto negozio non esisterà più in quanto sostituito per volontà delle parti. In tutta franchezza per me il patto di famiglia ha funzione divisoria e la misura della liquidazione deve corrispondere alla quota di spettanza del non assegnatario su quanto oggetto del patto medesimo. Dunque mi sembra davvero difficile poter sostenere che si possa liquidare in misura corrispondente alla quota con un obbligazione aleatoria.
  5. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Se novi la causa/titolo si, se novi la sola obbligazione no!
  6. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Ma io infatti discutevo soltanto di quest'ultimo aspetto, perché se così fosse apporre la condizione risolutiva non sarebbe soltanto inutile ma addirittura sbagliato. In tutta franchezza - a livello logico - mi sembra assurdo che la posizione del coniuge divorziato cambi a seconda che il disponente si risposi o meno.
  7. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Scusa ma cosa hai compreso da quello che ho scritto? Ho mai fatto riferimento alla separazione? Ho mai scritto che il coniuge separato non è legittimario? Ho mai scritto che ci andava la condizione risolutiva? La sintesi di quello che ho scritto è: - se divorzia deve restituire quello che ha percepito come liquidazione sia nel caso in cui il disponente si sia risposato sia nel caso in cui non si sia risposato. Hai proprio ragione, ognuno ragiona come gli hanno insegnato a fare...
  8. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Con riferimento al patto di famiglia, la tesi assolutamente prevalente secondo cui il coniuge del disponente - tale al tempo del patto ma divorziato al tempo dell'apertura della successione - dovrebbe restituire al nuovo coniuge quanto a lui corrisposto quale liquidazione del patto di famiglia si fonda sull'esigenza di evitare la duplicazione dei legittimari. Ora, partendo da questa premessa, ne consegue che la situazione non muta nel caso in cui il disponente - pur senza risposarsi - divorzi dal coniuge non assegnatario che abbia ottenuto la liquidazione in forza del patto di famiglia e che quindi anche in questo caso il coniuge divorziato debba restituire quanto a lui corrisposto. A ragionare diversamente infatti si dovrebbe ritenere che il coniuge divorziato debba restituire quanto a lui liquidato soltanto in caso di nuovo matrimonio del disponente, il che sarebbe fortemente illogico. Sei d'accordo?
  9. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Io non ho mai letto nulla di contrario. Comunque concordo sul regresso e che la condizione risolutiva non vada bene sia per gli effetti tipici sia perché conduce a risultati diversi rispetto all'applicazione della predetta tesi.
  10. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    In realtà secondo la tesi prevalente (probabilmente unanime) chi non è legittimario all'apertura della successione deve restituire quello che ha ricevuto con il patto di famiglia. Non capisco quello che scrivi. Comunque se metti una condizione risolutiva all'assegnazione privilegi il legittimario assegnatario a dispetto dei non assegnatari quindi la condizione risolutiva è sbagliata.
  11. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Infatti. Tuttavia il problema si pone soprattutto se divorziano e lui non si risposa perché, solo in questo caso, se hai condizionato risolutivamente la rendita il figlio non assegnatario si prende un quarto e non il terzo che le spetterebbe. E come dici tu se si risposa il coniuge divorziato dovrà restituire ma sul punto la dottrina mi sembra concorde e anche in questo caso la condizione risolutiva secca (senza altre previsioni intendo) complica e non agevola la fattispecie.
  12. 2^ prova 24/11 concorso 2016

    Comunque, ripensando a una boiata letta ieri secondo cui sarebbe un paletto del patto di famigli il non aver condizionato risolutivamente la rendita vitalizia al passaggio in giudicato del divorzio, se ciò fosse vero sarebbe un errore giuridico. Condizionare risolutivamente la rendita è infatti un errore perché così facendo si modificano le quote di riserva. Mi spiego meglio: se la legittima dei 2 figli in concorso con il coniuge è di un quarto ciascuno, detta legittima - che costituisce il parametro delle quote di liquidazione rispetto all'oggetto del patto - diventa un terzo (per ciascuno dei figli) in assenza del coniuge. Dunque in caso di avveramento della condizione risolutiva il figlio non assegnatario prende un quarto del valore dell'azienda (calcolato ai sensi di legge) e non un terzo. Quindi a meno che in atto non si sia previsto un meccanismo per modificare tutte le quote in caso di divorzio dal coniuge separato, limitarsi a condizionare risolutivamente la rendita è sbagliato. P.S. Spero di essermi fatto capire perché ho scritto velocemente.
  13. Correzioni scritti novembre 2016

    1) "Non ho né risposte né sigillo in tasca, dico solo nel dubbio è chiaro che era meglio metterla la perizia" 2) ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ma tu non hai dubbi, solo certezze ("è un paletto al 100%"). Per la cronaca apri una qualunque banca dati e trova le sentenze della cassazione del 1996 e del 1998 che si occupano di compensazione legale su crediti commerciali (come il credito da prezzo) e leggi la motivazione, a prescindere da tutte le riflessioni e i preconcetti. Il cnn fa lo stesso esempio e conlcude che da nessuna norma emerge l'obbligatorietà della perizia. Come dici tu Milano la ritiene opportuna - altamente lo aggiungi tu - ma mai si spinge a dire che è necessaria (come invece chiedeva di presupporre la traccia). Rimane ovvio che si tratta di un conferimento in denaro per cui non comprendo molto il tuo punto esclamativo. Saluti miei
  14. Correzioni scritti novembre 2016

    Sono contento per te che hai già tutte le risposte, nonché il sigillo in tasca.
  15. Correzioni scritti novembre 2016

    Nel caso di specie è sostenuta da parte della dottrina, dalla costante giurisprudenza (anche e soprattutto) di legittimità e dal cnn.
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