montisantomario

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  1. Mah penso che se sperano di aggiungersi ai 252 idonei per diventare il numero 253, alla fine non danneggiano nessuno; se ci riescono buon per loro, se non ci riescono avranno buttati nel cesso un po' di grana.
  2. anton3 Platinum member Utente Registrato 112 635 messaggi Pubblicato il giorno 1 ora fa · Segnala messaggio Non annulleranno mai un intero concorso, anche perché avrete 252 cointrointeressati che prima di darsi per vinti doneranno pure due litri di sangue. Il TAR, come ha sempre fatto, si limiterà ad annullare uno o più giudizi/valutazioni, "invitando" la Commissione, in diversa composizione, a rivedere l'elaborato (ossia a rinnovare la valutazione), mai l'intero concorso. Fra l'altro un conto è la disparità di trattamento (che purtroppo capita da sempre), dovuta a incapacità della Commissione (qualche volta anche in maniera accentuata), altro conto è l'aver commesso un reato penale, ossia un'azione dolosa mirata a favorire alcuni (amici, parenti, nipoti) e a danneggiare gli altri. Concordo. Ci saranno 252 controinteressati che metteranno in campo non principi del foro, ma almeno un paio di big nazionali del foro amministrativo, cioè mostri che solo in primo grado per presentarsi alla sospensiva chiederanno ciascuno acconti a 4 zeri. Con 400 euro a testa i 252 raggiungeranno la somma di 100.000 euro, più che sufficienti per coprire le spese legali fino al Consiglio Di Stato e pareri pro veritate di luminari del diritto civile di fronte ai quali i giudici si limiteranno ad annuire . Gli unici soldi spesi bene per un'azione amministrativa deve essere quella volta ad ottenere l'ammissione all'orale anzichè l'annullamento delle prove, al cui pensiero già il giudice amministrativo comincia a sudare freddo. Con la richiesta di ammissione all'orale il giudice non si espone più tanto e quindi comincia a diventare un po' riflessivo e può aprire un po' di più l'orecchio agli argomenti del ricorrente.
  3. Correggetemi se sbaglio, ma la disciplina non prevede che per l'idoneità l'obbligo di motivazione è assolto con la semplice valutazione numerica, mentre per l'inidoneità occorre la motivazione che indica i criteri per cui si è bocciato l'elaborato.
  4. IL rispetto del principio di trasparenza, così come quello di imparzialità, viene controllato con la motivazione. Se 2 compiti che contengono gli stessi errori o orrori giuridici, seguono una diversa sorte, significa che esistono altri presupposti di fatto e di diritto, che hanno determinato il commissario in una decisione o in un'altra. Il diverso percorso logico giuridico seguito dal commissario deve essere sufficientemente indicato nella valutazione dell'elaborato, mediante la motivazione che giustifica la sufficienza o insufficienza dell'elaborato. Questo è l'unico tipo di controllo, nel rispetto del principio di trasparenza ed imparzialità, che il nostro ordinamento permette nei confronti dell'esercizio della discrezionalità tecnica. Se la motivazione è congrua e razionale l'operato del commissario è corretto e incensurabile, e quindi inattaccabile per le vie giudiziarie, anche sotto il profilo della trasparenza e imparzialità .
  5. Se l'accusa pensa che non si deve svolgere un processo penale, significa che non devono spiegare niente in merito al compimento di fatti che non costituiscono reati. Tutt'al più possono sussistere censure ai loro atti e valutazioni che sono di competenza della magistratura amministrativa. Sono convinto che si ricorre facilmente alle querele perche' molto spesso i giudici amministrativi hanno un atteggiamento eccessivamente clemente nei confronti dell'amministrazione. Se fossero di orientamento piu' rigido ci sarebbero meno scoop giornalistici e vie giudiziarie meno tortuose per tutelare i diritti di chi pensa di aver subito lesione dei propri interessi legittimi in violazione del principio di legalità e imparzialità amministrativa.
  6. Non è giusto mettere in cattiva luce i commissari prima della condanna definitiva, se si vive in un ordinamento giuridico civile e democratico che riconosce a tutti, anche ai commissari di esame, il basilare principio della non colpevolezza fino a prova contraria, formatasi all'esito di un giusto processo, in seno al quale l'imputato ha esercitato, in contraddittorio e alla pari con l'accussa, il suo diritto di difesa . art 27 della Costituzione: “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, “ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia legalmente accertata” art 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: “ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia legalmente provata”. art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici:”ogni individuo accusato di un reato ha il diritto di essere presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente”.
  7. Esprimo solidarietà per Amadeus Mozart, nella speranza che resista e mantenga sempre la sua onestà intellettuale. Purtroppo è mentalità generale, che quando si critica un sistema, vuoi politico, sociale, religioso, economico, ideologico, etc., e risultano di indiscutibile evidenza i difetti e le lacune, la strategia difensiva residuale su sposta dall'oggetto di critica (che risulta indifendibile) al soggetto che critica, che non si conformizza, che pensa con la sua testa, che in sintesi, può insidiare le caste privilegiate del sistema. Lo si è visto, di quanto diffusa sia la disonestà intellettuale, e non solo, e che bello esempio che danno, nelle nostre classi dirigenti! Una pagliuzza, ammesso e non concesso che esista, grazie alla risonanza e alla manipolazione corale dei mass-media, può diventare un pericolo pubblico (vedi Feltri, contro Fini, Boffo, Mauro). Invece un sistema di reclutamento dell'organo rappresentativo della volontà popolare, eufisticamente immorale e non pertinente, finalizzato a consolidare la posizione dell'Egoarca, che distrugge tutto, partiti, istituzioni, valori cristiani, Dio, patria e famiglia, diventa gossip, pettegolezzo degli invidiosi stanlinisti suscettibile di querele, citazioni e risarcimento danni. Purtroppo è questa la classe dirigente che ci governa e tra l'altro, per quanto ci interessa, dovrebbe riformare la disciplina delle libere professioni. Oltre alla immoralità, l'incompetenza che la contraddistingue è arrivata al punto che in materia di riforma della professione forense, doveva essere approvato un disegno di legge, che limitava a soli tre tentativi l'esame di abilitazione del praticante avvocato, salvo ripetere nuovamente il tirocinio, e salvo non aver superato i 40 anni! Chiaro risulta a favore di quale casta di sfruttatori è rivolto il progetto di riforma! Con la ciliegina, come se non bastasse, che veniva cancellato dall'albo degli avvocati, chi non dichiarava minimo tot reddito! A far retrocedere in parte, perchè alcuni punti ancora sopravvivono, dall'intento gaglioffo cosa è stato, non certo la risurrezione morale, l'incremento della competenza dei galoppini, lo sviluppo di una sensibiltà umana e sociale dei detentori del potere, ma semplicemente un mero calcolo elettoralistico: - se sono arrivati centinaia di migliaia di fax di protesta al ministro ed al presidente del consiglio, questo significa che se si persiste nel tentativo di esportare il criterio meritocrazia ai galoppini e alle veline, anche nell'ambito della professione forense, tutti i praticanti, gli studenti di giurisprudenza, i loro familiari, anche se sono militanti, tesserati, simpatizzanti, infatuati di superman, anzi sue testuali parole, di colui, che per le cose fatte finora, può ridere di superman, non ci voteranno; - e se non ci voteranno, significa che, anche se al posto di lecchini o veline, candidiamo nelle liste, personalità di spessore, per i danni arrecati al sistema professionale e per il dissenso maturato, non risaliremo al potere; - non risalendo al potere, non potremmo fare tutto quello che c...o ci pare! Ecco in sintesi, a mio parere, sperando di non sbagliare dall'analisi dei fatti, è notorio che i fax, vedi sito giovani avvocati, sono pervenuti molto numerosi, come sta avvenendo la riforma della professione di coloro che dovranno difendere i diritti dei cittadini vessati: sull'onta della convenienza prima elettorale e poi delle lobby. E tale criterio, con l'aggravante che i praticanti notai sono meno numerosi ed organizzati, verrà adottato anche per la riforma del notariato, qui il limite dei tre tentativi è diventato già legge! Forse l'unica riforma che sarà fatta solo per motivi elettoralisti senza tener conto, anzi senza contemperala con le pretese della casta, riguarderà la magistratura. Ma qui, anche se siamo, in un certo senso, nell'ambito delle professioni giuridiche, a differenza di commercialisti, avvocati e notai, il giudice, leggi invidioso, giacobino e comunista, ha il potere di rompere le scatole a chi comanda. Concludo che siamo la patria del cattolicesimo e chi comanda, e quindi tra l'altro riformerà le professioni di avvocato, giudice, notaio etc, ripete sempre che esercita il potere come servizio pubblico. Ed è stato direttamente chiamato, vocato da nostro Signore, per combattere le forze del male, presenti anche tra l'altro nel notariato!
  8. Uno dei grandi mali tipici italiani, di tutti i concorsi pubblici, delle indagini giudiziarie e in generale, come si evidenziava nelle dichiarazioni del medico rilasciate nell'articolo di repubblica di ieri, è purtroppo la fuga di notizie. E come se non bastasse come contrappeso alla fuga delle notizie, l'omertà di chi vede e sente, in modo che una palese e indiscutibile verità venga annacquata come luogo comune. Gli autori di corruzione o raccomandazione hanno inoltre tutto l'interesse a far apparire la cosa normale, perchè generalmente diffusa: corrotto io, corrotti tutti, raccomandato io, raccomandati tutti, quindi se condannate, se stigmatizzate me, cercate solo un capro espiatorio per tranquillizarvi la coscienza;è così che funziona il sistema, e non credete che gli altri paesi civili dove questo fenomeno non abbiano i loro difetti! teniamoci dunque questo, tanto il sistema perfetto non esiste! Quello vigente è il migliore in base alle sue radici storiche, sociali e culturali!
  9. Questo articolo di oggi su Repubblica, mi fa pensare ad una triste analogia, luogo comune, lo si chiami come si vuole, della storia più triste d'Italia. Che Falcone, in quel fatidico giorno di maggio, doveva atterrare con un aereo militare proveniente da Roma, che doveva percorrere quella strada a quell'ora, non lo doveva sapere nessuno oltre che le istituzioni incaricati della sua sicurezza! Soprattutto non lo dovevano sapere i m..d.si che attentavano alla sua vita! Anche in questo articolo il Ministero fa capire ai cittadini di voler blindare, di prendere tutte le precauzioni a garanzia dell'anonimato, affinchè l'operato amministrativo sia imparziale ed efficente. Ecco la trascrizione dell'articolo ed il risultato ottenuto nel settimo paese industrializzato: - Claudio Fiocchi è un medico ricercatore nato a Roma, laureato in Brasile e residente da molti anni negli Stati Uniti. Per conto del ministero italiano dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca avrebbe dovuto dare il suo giudizio su un paio di progetti scientifici. E sulla base di questo giudizio il Miur avrebbe poi deciso se finanziarli o no. Ma il professor Fiocchi questo giudizio non se l'è sentita di darlo: pochi giorni dopo aver accettato l'incarico, gli sono piovute addosso insistenti richieste "di una decisione favorevole" e "del più alto voto possibile". Tentativi di raccomandazione, insomma. Malgrado la garanzia avuta dal ministero sul mantenimento del suo anonimato. Una storia "forse fin troppo comune da voi", commenta con amarezza Fiocchi. Ma per lui, che partecipa da tempo alla valutazione dei progetti dei National Institutes of Health Usa, sulla base dei quali vengono assegnati i fondi federali, queste pressioni non sono affatto normali, tanto che alla fine ha deciso di declinare l'incarico, "con disgusto", "ma anche con molta tristezza". E di raccontarlo a Repubblica: "Forse quando verrò in Italia molti colleghi non mi saluteranno. Ma molti mi diranno che ho fatto bene". Fiocchi lavora come ricercatore nel campo delle malattie digestive al Cleveland Clinic Foundation Lerner Research Institute. "Per via della mia attività di base - spiega - da molto tempo sono coinvolto nel sistema "peer-review" dei National Institutes of Health, che assegnano i fondi del governo federale basandosi esclusivamente sul valore intrinseco delle proposte scientifiche, che sono esaminate da comitati composti da vari ricercatori, i "pari" della persona che richiede fondi per la ricerca. Inoltre, partecipo anche a "review systems" in vari altri Paesi, tra questi l'Italia". Nel luglio di quest'anno infatti il professor Fiocchi ha ricevuto dal Miur la richiesta di verificare la validità di alcuni progetti scientifici. "Le faccio notare che l'ultimo paragrafo di quest'invito - rileva il ricercatore - dichiara che il processo deve essere condotto in 'stretta confidenza' e che la persona che accetta di fare la valutazione deve aderire a 'principi di etica e confidenzialità'". Giusto. Peccato che appena "una settimana dopo aver accettato di valutare uno dei progetti", racconta il professore, "ho ricevuto un paio di email da parte degli stessi ricercatori del progetto che avrei dovuto valutare, nelle quali dichiaravano che erano consapevoli del compito assegnatomi, e mi chiedevano non solo una decisione favorevole, ma anche il voto più alto possibile per garantire che ricevessero i fondi". Ma i ricercatori italiani vanno anche oltre, e cercano gli amici degli amici: "Passati pochi giorni un mio ex-fellow (allievo, ndr) italiano, che ha studiato nel mio laboratorio negli Stati Uniti, è stato contattato al telefono e sollecitato perché intercedesse presso di me". A questo punto Fiocchi non ne può più: "Faccio questo lavoro da molti anni, e non mi era mai successo. Oltre che negli Stati Uniti ho lavorato per il Cile, l'Argentina, l'Australia". Così decide di scrivere al Miur per declinare l'incarico, spiegandone dettagliatamente le ragioni: "Avevo accettato di essere un valutatore di questo progetto - si legge nella lettera inviata il 5 agosto all'ufficio Prin del Miur - ma circostanze recentemente emerse mi forzano a lasciare l'incarico". Il professore enumera i "contatti indesiderati", quindi conclude: "Considerando i conflitti di interesse ed i problemi etici creati da queste circostanze, non mi resta che rifiutare di valutare il progetto. Infine, devo confessare che è con disgusto ma anche molta tristezza che prendo questa decisione". Una lettera amarissima. Che a tutt'oggi, oltre un mese dopo, non ha ricevuto alcuna risposta: "Un messaggio di questo genere avrebbe scatenato una tempesta immediata di telefonate e inchieste al NIH e tutti quelli coinvolti sarebbero stati chiamati a deporre. Nulla di questo succederà in Italia, sono sicuro, e io probabilmente sarò silenziosamente sostituito da un valutatore più malleabile e amichevole". Forse è già successo. E il professor Fiocchi si chiede con molta onestà cosa farebbe al posto dei suoi colleghi italiani: "Sono perfettamente cosciente che se lavorassi in Italia non so come mi comporterei". Però, certo, "che farsa richiedere ai valutatori di aderire strettamente ai principi di etica che sono poi ignorati da quelli che hanno creato e gestiscono il sistema". E com'è triste che "la corruzione e mentalità mafiose dominino anche le menti 'nobili' dei ricercatori, che dovrebbero invece essere usate per fare la miglior ricerca possibile e vincere per merito proprio, ammesso che la meritocrazia esistesse in Italia". Nella vicenda c'è perfino un aspetto "comico". L'incarico di valutare i progetti, spiega Fiocchi, viene dato dal Miur prevalentemente a "ricercatori fuori dall'Italia per migliorare la qualità e, purtroppo, l'onestà del 'review system' italiano". Come dire: non ci si può fidare dei valutatori italiani, quindi assumiamo quelli stranieri, che sono più seri. Salvo poi fare in modo che vengano subissati da raccomandazioni, proprio come quelli italiani.
  10. Questo articolo, che è eccellente nella parte in cui descrive la situazione di fatto Italiana e la differenza nel resto del mondo, e l'esistenza se possiamo chiamarle con un gentile eufemismo 'economie esterne', alle proprie capacità personali, di cui si avvantaggiano i figli d'arte o di professione, ha forse il difetto di focalizzarsi in un unico versante nella fase di eliminazione di questa disparità, anzichè orientarsi anche nella eliminazione delle diseconomie esterni delle altre categorie di candidati più svantaggiati. Cioè, dato che tutti non partono dalla stessa posizione, invece di limitarsi a proporre soluzioni volte a far indietreggiare i candidati che partono in pole position, avrebbe potuto prospettare, ottenendo un maggior grado di condivisione sociale e politica, soluzioni finalizzati a far avanzare, progredire, coloro che purtroppo partono da posizioni più svantaggiati, ottenendo così il risultato di colmare il loro 'gap sociale o economico' senza attirarsi il biasimo di nessuno, e senza essere accusato di ignorare l'art. 3 Cost. Ad esempio in calce all'articolo avrebbe potuto asserire l'opportunità che il CNN attribuisse un migliaio di borse di studio ( 50 per regione), di 1.000 euro al mese di durata biennale cioè per tutto il tirocinio e 6 mesi dopo per preparsi alle prove, esculdendo i ricchi figli di arte o professione.
  11. il sole 24 ore del 16 settembre dice cose sbalorditive, da un lato si basa su dei sondaggi ma poi passa a delle proposte, non tralasciando le critiche ai presidenti di ordini professionali. La meritocrazia sembra, di questi tempi, un'emergenza nazionale a cui tutti si atteggiano quali difensori, garanti, curatori delle patologie sociali che ne bloccano l'affermarsi. Siamo, tralasciando l'obiettività dei dati delle statistiche nel campo delle opinioni, ma Il tenore dell'articolo Fa pensare ad un canzone di Lucio Dalla: Grande figlio di .... ecco la trascrizione del testo Secondo una rilevazione Censis (2006), il 61% degli italiani considera i soldi di famiglia e le conoscenze di papà ben più importanti del merito se vuoi farti largo nella vita. Come dargli torto? In Italia il nepotismo è un fatto, non un'opinione. Il X rapporto Almalaurea (2008) attesta che il 44% degli architetti italiani ha il padre architetto, il 42% degli avvocati è figlio d'avvocati, il 39% degli ingegneri genera figli ingegneri, e via elencando. Altrove verrebbe giudicata una sciagura, una malapianta da estirpare. Qui no, e anzi c'è chi se ne vanta.In un'audizione alla Camera svolta il 29 marzo 2007, il presidente del Consiglio nazionale del notariato - Paolo Piccoli - ha osservato con orgoglio che soltanto il 17,5% dei notai italiani è figlio di notai. Soltanto? Questa cifra significa che oltre un posto su sei messo a concorso è un affare di famiglia, tanto varrebbe giocarselo in una riunione di parenti. Come peraltro accade nelle imprese familiari: passano di padre in figlio 66mila aziende l'anno, e infatti esistono ben due sindacati delle aziende di famiglia (l'Aidaf e l'Apaf), nonché un sito internet (www.familybusinesssmart.com) per gli addetti ai lavori, dove si dichiara con orgoglio che fra le imprese familiari più longeve al mondo 5 su 10 parlano italiano.D'altronde alle nostre latitudini il nepotismo viene benedetto con tutti i crismi del diritto. È il caso, rispettivamente, dei farmacisti e dei bancari. Per i primi la legge n. 362 del 1991 aveva inventato la figura del farmacista mortis causa, assegnando al coniuge o all'erede, anche se privo delle qualifiche richieste, il diritto di gestione del negozio; nel 2006 un'altra legge ha poi temperato questa regola, ma senza reciderla del tutto. Quanto ai bancari, basta consultare l'articolo 15 del regolamento del personale della Banca d'Italia, che riserva un posto al sole per figliolanza e vedove degli ex dipendenti.Ma dopotutto c'è voluta una sentenza della Cassazione (18 marzo 2008, n. 12.131) per stabilire che il nepotismo è reato; la Corte d'appello di Napoli era stata di parere opposto, anche se nella fattispecie due assessori e un sindaco avevano favorito una cooperativa che in cambio avrebbe dovuto assumere i loro più stretti congiunti.Nella nostra bandiera nazionale, diceva Leo Longanesi, dovremmo metterci una scritta: «Tengo famiglia». È la bandiera cui rendono omaggio gli accademici (117 professori indagati presso le Procure di varie città italiane, alla data del 2008, per favori impropri ai loro familiari) non meno dei politici. Fra gli episodi più recenti: l'assunzione per chiamata diretta alla Regione Siciliana della figlia del nuovo assessore al personale, Giovanni Iarda, che fin lì si era distinto per la sua campagna all'arma bianca contro i fannulloni (settembre 2008). Il pieno di sorelle e di cognati a Sviluppo Italia in Calabria, 34 assunti senza concorso, ben pagati e ovviamente indisturbati, finché un quotidiano locale non ha scoperchiato gli altarini (luglio 2007). L'iradiddio scatenata dal ministro Bossi dopo la bocciatura del figliolo Renzo all'esame di maturità, con tanto d'accuse ai docenti meridionali che s'accaniscono contro l'intellettualità padana, finché la sua collega di governo Gelmini non ha mandato gli ispettori a rovistare fra i cassetti della commissione d'esame (ottobre 2008).Più o meno negli stessi giorni, a Roma, cadeva l'appuntamento annuale con il Festival internazionale del film. Una rassegna del cinema d'autore? No, l'elenco del telefono dei figli d'autore. Inaugurazione affidata al film L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi, figlia del grande Ugo Tognazzi, nonché sorella del regista Ricky e dell'attore Gianmarco. A seguire un dvd firmato da Christian De Sica, figlio di Vittorio. Poi i Vanzina, Enrico sceneggiatore e Carlo regista, ambedue figli di Steno. L'altra coppia di figli registi (Marco e Claudio) del regista Dino Risi. Fino ai Manfredi, al figlio di Alida Valli, agli altri innumerevoli campioni del familismo applicato allo spettacolo. D'altronde in Rai va pure peggio: nel sito web di Beppe Grillo chiunque può leggere una lenzuolata di fratelli, nipoti, zii e cugini di qualche illustre personaggio, fra gli 11mila dipendenti del gruppo (Conigliera Rai, 8 settembre 2006).Da qui una questione di giustizia, d'equità sociale. E la giustizia reclama a propria volta interventi correttivi, allo scopo di riequilibrare le posizioni ai nastri di partenza della corsa. Come? Rovesciando l'idea che il presidente Kennedy applicò nell'America dei primi anni 60, una "discriminazione alla rovescia" per garantire l'égalité de chances ai neri, alle donne, a tutte le minoranze svantaggiate. Per esempio: in quest'azienda si diventa dirigenti maturando almeno 10 anni di servizio, ma se sei nero te ne bastano 5. L'idea di Kennedy si tradusse nella politica delle azioni positive (affirmative actions), che concessero un metro di vantaggio a quanti provenivano da un gruppo discriminato; e allora forgiamo altrettante azioni negative, facendo partire dietro a tutti gli altri quanti verranno poi sospinti nella corsa dalle proprie relazioni familiari.In breve: sei figlio di notai e partecipi a un concorso da notaio? Nel tuo caso per guadagnarti il sigillo notarile ti serve un punteggio più elevato. Forse con questa soluzione renderemo finalmente effettiva la meritocrazia, potremo darle fiato e gambe.D'altronde in tutto il mondo non mancano le ipotesi in cui la provenienza familiare si traduce in un divieto d'assunzione. Una fra le maggiori società internazionali di consulenza, la McKinsey, sbarra l'accesso ai figli dei propri partner, anche se hanno in tasca una laurea con 110 e lode. In India i magistrati che hanno un parente avvocato vengono immediatamente trasferiti ad altro distretto giudiziario. Newropeans, un movimento politico transeuropeo che ha debuttato alle elezioni del 2009 per il rinnovo del parlamento di Strasburgo, proibisce espressamente ai propri deputati d'impiegare congiunti nello staff. Nell'agosto 2008 il governatore del Rhode Island, Donald Carcieri, è finito sotto inchiesta per aver assunto la nipote: in quel minuscolo stato americano un regolamento antinepotismo del 1991 proibisce infatti a ogni autorità pubblica d'ospitare nello stesso ufficio un familiare. Ma negli Usa questa non è affatto un'eccezione: norme ancora più restrittive vengono sancite nel paragrafo 1.119 del Code of Governmental Ethics della Louisiana, così come in vari statuti comunali (dal 2008, per esempio, a Stratford e a Oakland, dove il divieto s'estende fino ai cugini di secondo grado, e comprende inoltre fidanzati e fidanzate). Imitare pari pari questi esempi ci condurrebbe tuttavia da un'ingiustizia all'altra. Non si può proibire alla figlia di un magistrato d'intraprendere la carriera giudiziaria, o al figlio di un cattedratico di puntare a sua volta alla cattedra. Magari superando il genitore, come succede qualche volta. Se l'azione negativa si traduce in un divieto insormontabile, va incontro alle medesime obiezioni cui s'espongono le quote, le riserve rigide di posti. Meglio, molto meglio un premio, o nel caso specifico una penalità. Se poi il giocatore ha buona stoffa, non gli sarà difficile sovvertire il punteggio in suo favore. Al di là di ogni polemica, ed in assenza di qualsiasi intento provocatorio,La domanda nasce spontanea, questo giornalista è un ricercatore? Invidia, paura di essere sorpassato da qualche figlio di barone universitario, oppure lucida analisi della realtà, e prospettazione di soluzioni, i figli di professori, notai, avvocati, commercialisti e di ......., non se la prendano a male, che dovrebbero garantire la par condicio?
  12. Questi inconvenienti non sorgerebbero se il concorso fosse più aderente alla realtà professionale in cui i vincitori del concorso si troveranno in futuro. Il notaio per tutta la sua vita sarà sottoposto all'ispezione biennale a cura dell'archivio notarile e al sindacato della magistratura in ipotesi di ricorsi. Quindi un concorso che selezioni adeguatamente tali categorie di professionisti, può ben essere incentrato esclusivamente su una parte pratica ben più complessa e pesante, ed escludere la parte teorico-motivazionale che potrebbe essere esternata in sede orale per scoprire se il candidato ha copiato o è farina del suo sacco. Inoltre le eventuali difformità di criteri di valutazione in sede di correzione degli elaborati concorsuali, potrebbe essere eliminati in radice, se le commissioni prima di entrare in funzione, fossero obbligati ad attendere una relazione sui criteri da adottare nel loro lavoro proveniente dal Ministero sentito in sede consultiva il parere del CNN. In tal modo ogni candidato anche prima dei risultati finali saprebbe in anticipo quale è il cosidetto elaborato o elaborati modello, cioè le diverse possibili soluzioni, in riferimento al quale il proprio elaborato verrà paragonato e che se effettivamente si presenterà la circostanza dovrà redigere durante la futura vita professionale. La professione è pratica, anzi capacità di applicare nella pratica il diritto per venire incontro alla volontà dei contraenti. E fin quando non si accetterà il criterio di selezione in base alla più lunga esperienza professionale, o effettivo tirocinio, ogni concorso teorico rischia di sganciarsi più o meno dalla realtà e diventa una lotteria, altro che selezionare i più capaci, notai, funzionari dello Stato, pubblici-professionisti, garanti della legalità e certezza dei traffici giuridici, anzi diventa una barzellata per i motivi esternati con massima lucidità dal componente della commissione. Ciò risulta vitale in questo periodo per il futuro e la credibilità sociale del notariato, che ha contribuito a evitare i problemi gravissimi che si sono verificati ove questa figura non esiste!
  13. in risposta ad ubi, persona di notevole spessore culturale voglio esternare la mia convinzione, pronto ad abbandonarla qualora fosse errata. La scienza, non formula e mai ha formulato leggi oggettive, certe universalmente valide, in questo vedo una analogia con il diritto, una legge deve regolare quel tipo di società in un determinato momento storico ed è adatta per essa. Infatti Popper definiva la scienza come un continuo alternarsi, in un flusso dialettico (come avviene nelle dispute tra le diverse correnti dottrinarie del diritto), di prove ed errore, che implicano una trasformazione, anzi un progresso della elaborazione teorica fino ad addivinire a quella corretta, anzi sarebbe più consono dire migliore, dato che una conoscenza oggettivamente perfetta della verità in ambito scientifico non la si avrà mai. Così come una interpretazione perfetta, usando rigorosamente i canoni della logica (perchè è questo l'unico metodo di analisi ed elaborazione teoretica valido per le scienze pure e quelle sociali) universalmente valida nel campo del diritto non si avrà mai, poichè esisteranno sempre correnti di minoranza. Quindi Popper affermava, alla faccia della obiettiva certezza delle leggi scientifiche la falsificabilità di esse. Inoltre oltre che mediante prove di laboratorio, una legge scientifica, altra analogia con la corrente interpretative giuridiche che non possono essere sottoposte al metodo sperimentale, può essere sostituita perchè sopraggiunge una nuova elaborazione teoretica che esplica meglio il fenomeno. Questo lo affermava nella sua epistemologia Kunh. Infine, anche se il diritto studia il fenomeno umano comportamentale nella dimensione sociale, mentre la scienza studia il fenomeno già esistente in natura, per questo non si può togliere dignità di scienza e considerarla una branca del sapere secondaria il diritto solo per il suo oggetto di studio o la non assoggettabilità al metodo sperimentale. Infatti Feyerabend asseriva che i dati empirici, da sottoporre alla prova di laboratorio, non sono una base neutra, la cui interpretazione è influenzata dalle concezioni sociali e culturali dell'epoca: niente di meno di quanto avviene per l'interpretazione delle norme giuridiche. In sintesi, affermare che la scienza abbia una visione corretta del mondo, in cui il resto del sapere umano gioca un ruolo secondario, ma questo ubi non l'ha affermato, significa cadere nello estremismo dello scientismo, propugnato dai seguaci del neopositismo, che PAul Feyerand ha osteggiato nel suo libro "Contro il metodo" quando afferma che il successo di una teoria scientifica dipende da motivazioni extra-teoriche e sociologiche ma non logiche e razionali. Quindi dove sta la diversità rispetto alla affermazione di una corrente giurisprudenziale o dottrinaria? E perchè bocciare, se espressa con rigore logica e se pertinente al caso, un aspirante notaio, se la sua adesione a qualche corrente dottrinaria non viene condivisa da un commissario o da tutta la commissione d'esame? Non può essere che questo aspirante notaio faccia la fine, sempre metaforicamente parlando, di Copernico o Galileo, perchè in un futuro la sua interpretazione, sempre espressa logicamente e con linguaggio corretto, può diventare di maggioranza e condivisa dal mondo degli operatori giuridici? Questi sono i miei dubbi, le cose che vedo poco chiaro e non sono fino a che punto meritano di essere attenzionati ma Come diceva il MAnzoni: parole richiamate anche da un'ospite di questo forum: é men male agitarsi nel dubbio, che riposare nell'errore.
  14. Questo dovrebbe solo significare di non puntare tutto sul concorso fine a se stesso, cioe' solo fine a diventare notaio. Ma sai quanti notai arrivano da esperienze professionali/lavorative DIVERSE? C'e' quello che prima era magistrato, chi faceva l'avvocato, chi era segretario comunale, chi lavorava in un ufficio legale di banca, chi aveva un'agenzia di pratiche d'auto, chi era un normale dipendente, chi faceva la segretaria. Cacchio adesso qui non c'e' piu' nessuno che e' disposto o accetta di partire dal basso: tutti a PRETENDERE di partire dall'alto, cioe' di poter accedere alla funzione notarile avendo la garanzia dell'accesso, Universita'= studio=notaio, passaggio diretto e mi raccomando che il tutto si concluda in 2 anni perche' se no come faccio a portare a casa la pagnotta. Ma guarda che siete dei bei VIZIATI :0 , parlando con tutto il rispetto. Ciao il mio errore di fondo forse è che parto da un'analisi di tipo economico-sociale del notariato. Non nel senso di professione ricca, ma in una prospettiva di migliore risultato, non solo per l'individuo, ma per l'intera collettività a parità di sforzo. Cioè le domande che mi pongo sono: è conveniente al singolo e all'intera società, avere ogni 100 cervelli che si sono impegnati esclusivamente a studiare una scienza, una materia, un settore del diritto, chiamatela come vi pare, solamente "utilizzabili" nella professione, che costituisce l'obbiettivo esclusivo, solo 10 di costoro? Gli altri 90 non sono intelligenze e/o professionalità sprecate o sottoutilizzate con ripercussioni negative singole e/o collettive? Negatività che investono anche la stessa immagine del notariato, quando l'uomo comune vede lo sbarbatello con forma mentis super-teorica superare il concorso, mentre non sono servite a niente le canizie dell'esperto in pratica? C'era un filosofo che affermò, vedi articolo sole 24 ore, che il magistrato, per me anche il notaio è tale perchè amministra giustizia (previene, evita, risolve potenziali conflitti), doveva essere una persona non giovine, che aveva una lunga esperienza diretta del male altrui? Non sarebbe economicamente migliore e socialmente più equo, questo discorso vale per tutte le professioni giuridiche e non solo per i futuri notai, affiancare a questo criterio di selezione concorsuale(da correggere secondo me posticipando il tirocinio come in parte, per ovvi motivi, ha fatto nel 2006 il legislatore), un' altro in cui ad esempio un terzo dei notai venissero reclutati tra gli avvocati e i giudici di più lunga esperienza professionale, che hanno ad esempio minimo 20 anni di professione giudiziaria e/o forense? Immettendoli nelle funzioni dopo due o tre anni di tirocinio? Mi sembra che gli avvocati prima della riforma del 1999 avevano un criterio selettivo del genere, o subito concorso oppure procuratore legale per 7 anni con funzioni limitate. Perchè non introdurre una specie di notaio-junior, con funzioni limitate ad esempio nel valore o nella materia di autenticazione delle scritture private, da reclutare tra coloro che pur non avendo vinto il concorso? Effettuano altri 1, 2, 3, anni di pratica e corsi di aggiornamento, stabilendo una certa soglia di crediti formativi? Sempre tenendo conto che deve essere a numero, se non chiuso, programmato, cioè chi matura tali requisiti viene iscritto in una lista e subentra man mano che si svuotano i posti. per quanto concerne il consiglio di seguire i forum relativi ad esercitazioni giuridiche, ci ho dato un'occhiata e li visiterò molto più spesso, tenendo conto dei consigli di gente più preparata di me.
  15. rispondendo nel modo più chiaro possibile alla obiezione sollevatami da ubi: pensavo che in Italia esistesse la facoltà universitaria, anzi pardon, un indirizzo di studi in scienze giuridiche! Eppoi nel vocabolario comune scienza non indica il complesso organizzato di cognizioni relative a determinate categorie di fenomeni e anche sottolineo di fatti. E il diritto non regola una particolare categoria di fatti umani, quelli che si estrinsecano nella dimensione cosidetta sociale. In sintesi sono pronto ad una revisione delle mie convinzione, perchè sono un essere fallibile, ma scienza, e ribadisco all'interno di questa rientra l'economia, la politica e anche il diritto, non significa il sapere, l'avere conoscenza di qualche cosa, tanto che si può correttamente dire anche: "la scienza del bene e del male".