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Lenza

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    Roma

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  1. Decreto rilancio: Art. 254 (Misure urgenti in tema di concorso notarile ed esame di abilitazione all’esercizio della professione forense) 1. Ai fini del completamento delle procedure e delle attività relative al concorso per esame a 300 posti per notaio bandito con decreto dirigenziale 16 novembre 2018 e all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato bandito con decreto del Ministro della giustizia 11 giugno 2019, è consentita la correzione degli elaborati scritti con modalità di collegamento a distanza, ai sensi dell’articolo 247, comma 7, con le modalità di cui al comma 2. 2. Il presidente della commissione notarile nominata a norma dell’articolo 5 del decreto legislativo 24 aprile 2006 n. 166 e, su richiesta motivata dei presidenti delle sottocommissioni del distretto di Corte d’appello nominate a norma dell’articolo 22, commi 4 e 7, del regio decreto 27 novembre 1933 n. 1578, il presidente della commissione centrale di cui all’articolo 22, quinto comma, del medesimo regio decreto possono autorizzare la correzione da remoto degli elaborati scritti, purché siano mantenuti i medesimi criteri di correzione già adottati dalle commissioni d’esame. Ove si proceda ai sensi del periodo precedente, il presidente della commissione notarile e i presidenti delle sottocommissioni per l’esame di abilitazione alla professione di avvocato fissano il calendario delle sedute, stabiliscono le modalità telematiche con le quali effettuare il collegamento a distanza e dettano le disposizioni organizzative volte a garantire la trasparenza, la collegialità, la correttezza e la riservatezza delle sedute, nonché a rispettare le prescrizioni sanitarie relative all’emergenza epidemiologica da COVID-19 a tutela della salute dei commissari e del personale amministrativo. I presidenti delle sottocommissioni per l’esame di abilitazione alla professione di avvocato provvedono ai sensi del periodo precedente in conformità ai criteri organizzativi uniformi stabiliti dalla commissione centrale. 3. Il presidente della commissione nominata a norma dell’articolo 5 del decreto legislativo 24 aprile 2006 n. 166 per il concorso notarile e, su richiesta motivata dei presidenti delle sottocommissioni del distretto di Corte d’appello, il presidente della commissione centrale di cui all’articolo 22, quinto comma, del regio decreto 27 novembre 1933 n. 1578 per l’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato possono autorizzare, per gli esami orali delle procedure di cui al comma 1 programmati sino al 30 settembre 2020, lo svolgimento con modalità di collegamento da remoto ai sensi dell’articolo 247, comma 3, secondo le disposizioni di cui al comma 2, ferma restando la presenza, presso la sede della prova di esame, del presidente della commissione notarile o di altro componente da questi delegato, del presidente della sottocommissione per l’esame di abilitazione alla professione di avvocato, nonché del segretario della seduta e del candidato da esaminare, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie relative all’emergenza epidemiologica da COVID-19 a tutela della salute dei candidati, dei commissari e del personale amministrativo. I presidenti delle sottocommissioni per l’esame di abilitazione alla professione di avvocato procedono allo svolgimento delle prove in conformità ai criteri organizzativi uniformi stabiliti dalla Commissione centrale. 4. Nel caso di adozione di modalità telematiche per l’esame orale, il presidente impartisce, ove necessario, disposizioni volte a disciplinare l’accesso del pubblico all’aula di esame. 5. Le disposizioni di cui ai commi 3 e 4 si applicano anche alle prove orali dell’esame per l’iscrizione all’albo speciale per il patrocinio dinanzi alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori bandito con decreto dirigenziale 10 aprile 2019. 6. All’articolo 47, comma 1, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, alla fine, dopo le parole: «in materie giuridiche», aggiungere le parole: «, anche in pensione»
  2. la sanzione amministrativa impatta sul bilancio, sia a livello di stato patrimoniale che a livello di conto economico. A livello di stato patrimoniale o brucia cassa (quindi si riduce la liquidità aziendale) oppure se è irrogata ma non pagata (es. l'azienda ottiene una dilazione, oppure la sanzione viene impugnata ecc.; dipende da caso a caso)) comporta l'iscrizione di una una passività. A livello di conto economico c'è una corrispondente rappresentazione contabile della sanzione, nel senso che incide come componente negativa del reddito. Quindi semplificando al massimo l'azienda, nel rappresentare il risultato economico aziendale del periodo considerato (es. dal 1 gennaio 2020 - 31 dicembre 2020), avrà RICAVI e a scendere le varie voci di COSTO (Costi operativi, ammortamenti, oneri finaziari ecc.) e tra le varie poste negative ci sarà anche una posta corrispondente alla sanzione (oneri diversi o qualcosa del genere). Quindi se i ricavi coprono i costi, compreso l'onere associato alla sanzione, in realtà non ci sarà alcuna perdita. Altrimenti ci sarà una perdita che andrà ad impattare sul patrimonio netto e andrà eventualmente gestita come qualunque altra perdita (se ci sono riserve sufficienti non si pongono problemi di 2446 2447 ecc.; altrimenti si applicherà la relativa disicplina). In definitiva non cambia nulla; è una ulteriore voce di ''costo'' (non operativo) che impatta a livello di conto economico riducendo il reddito (utile), e che eventualmente può portare a una perdita, nel caso in cui i costi e le varie componenti negative del conto economico fossero superiori ai ricavi e alle altre componenti positive. Ciao
  3. L’attico a piazza di Spagna passa 100% 😂
  4. Fern, mi trovi totalmente d'accordo col tuo ragionamento. L'ipoteca è antecedente alla donazione quindi non ci può essere un problema di riduzione nel caso prospettato. Se così non fosse le banche non farebbero mai e poi mai credito perché sarebbe sufficiente una donazione successiva all'ipoteca per far saltare il banco. Chi mai acquisterebbe un bene all'asta se ci fosse il rischio di perderlo a causa di una successiva riduzione? Indi la garanzia ipotecaria, ribadisco antecedente alla donazione, sarebbe fortemente frustrata. E questa è una questione che non può essere ascritta alla categoria delle problematiche inerenti ai beni di provenienza donativa, perché l'ipoteca è antecedente e non successiva alla donazione (di fatti il 561 e 563 si riferiscono a pesi imposti dal donatario e agli aventi causa dal donatario). Per il resto, da un punto di vista giuridico (e non empirico) l'acquisto liberale è venuto meno perché il donatario ha subito l'evizione della cosa acquistata (per causa a lui non imputabile) per aver il creditore ipotecario escusso la garanzia reale; ne deriva imho che non solo non c'è un pericolo di riduzione nel caso prospettato, ma relativamente alla donazione non c'è spazio nemmeno per collazione e imputazione ex se.
  5. Direi che non può agire in riduzione. Il donatario è stato espropriato del bene a lui donato in virtù dell’ipoteca, quindi non vedo come il legittimario posso avanzare pretese. A maggior ragione avendo il disponente donato la nuda; quindi il donatario non ha nemmeno goduto della cosa nè percepito eventuali redditi nel periodo intercorso tra donazione e esproprio. Mi pare si possa ritenere che la donazione non abbia apportato alcun beneficio effettivo al suo patrimonio. Ciao
  6. Forse il primo ringraziamento lo devi fare alla categoria notarile e alla sua classe dirigente
  7. non so se ho capito bene la domanda, ma la norma che tratta dell'accrescimento nella successione legittima è il 522 cc. La norma parla di accrescimento ma è discusso in realtà se si tratti di un accrescimento in senso tecnico o di un ricalcolo delle quote. Il problema si pone in presenza di diverse categorie di successibili; se è un accrescimento in senso tecnico, dovrebbe andare a beneficio della categoria; se è ricalcolo, va a beneficio di tutti i chiamati. non ho testi sottomano, ma ad esempio se chiamati ex lege sono coniuge e due figli, teoricamente il coniuge è chiamato per 1/3 e i figli per i restanti 2/3 in parti uguali. se uno dei due figli rinuncia, se opera accrescimento in senso tecnico l'altro figlio ha diritto a 2/3 e il coniuge sempre a 1/3. se è ricalcolo, coniuge e figlio avrebbero diritto a 1/2 e 1/2 (v. 581 cc.). ripeto non ho testi sottomano quindi verifica ma se non ricordo male queste erano le letture più accreditate. ciao
  8. mah, messa così sembra più una doppia liberalità. la madre contrae il mutuo, la banca gli concede il capitale, e usa questa somma per pagare il prezzo della vendita di cui è parte il figlio (adempimento del terzo per spirito di liberalità = donazione indiretta dell'immobile madre - figlio). La madre ha un debito verso la banca avente ad oggetto la restituzione del tantundem relativo al mutuo. Il debito viene saldato di volta in volta dal coniuge, sempre ex art. 1180, con adempimento del terzo quale liberalità del marito a favore della moglie. non so se ha molto senso però 😄
  9. ciao, i figli hanno percepito un reddito prodotto da un bene del de cuius, quindi imho è una liberalità indiretta.
  10. Non ho capito benissimo dove è collocato il box nel testamento, ma l’importante è che si capisca il contenuto della disposizione. non servono chissà quali formule sacramentali. quindi anche un ‘’+ box’’ secondo me potrebbe essere sufficiente. Io lo intendo come il relativo box a pertinenza dell’appartamento. Certo più la disposizione è chiara meno corri il rischio di impugnative e simili. Comunque se parliamo di pertinenza ti soccorrono anche artt. 818 e 667 cc.
  11. Lenza

    735 cc

    ah beh, è un po' diversa da come la immaginavo. è il classico olografo che rischia di finire in cassazione 😁 non c'è una risposta univoca, visto e considerato che sulla institutio ex re certa si dice tutto il contrario di tutto. la lettura più facile che puoi dare (che poi è quella, mi pare di capire, sostenuta da pinturicchio), è istitutio ex re certa nei due immobili, con quota ereditaria da determinare ex post all'apertura della successione in rapporto al valore beni attribuiti e relictum. sugli altri beni si apre la successione legittima. a questo punto occorre verificare se le quote spettanti ex lege siano sufficienti a soddisfare la legittima dei familiari interessati. questa però è solo una delle possibili letture. il fatto che i due immobili, al momento della stesura del testamento, di fatto costituissero l'intero patrimonio del testatore non è per niente una buona cosa, perché apre la strada, se così vogliamo dire, della vis espansiva. se io fossi nei panni dell'avvocato della colf sosterrei che, visto e considerato che al momento della testamenti factio i due beni assegnati, di fatto, costituivano l'intero patrimonio del de cuius, era chiara la volontà di quest'ultimo di attribuire il suo intero patrimonio alla colf. il che equivarrebbe a dire che la colf è istituita nell'intero e che i legittimari sono tenuti ad agire in riduzione. secondo me come la metti la metti il titolo resta precario. a meno che non si voglia affrontare una causa, direi che un accordo tra le parti sarebbe una buona cosa. in ogni caso se, come affermi, vi sono altri beni sufficienti a tacitare la legittima dei familiari, la colf i due immobili se li tiene (a meno che non si sostenga la falsità del testamento o l'incapacità del testatore). Ciao
  12. Lenza

    735 cc

    Direi che sarebbe il caso che postassi il contenuto sostanziale del testamento altrimenti si fa fatica a rispondere. In linea di massima se il testatore si è limitato a istituire nell’intero l’estraneo, la strada è la riduzione. Se ha citato invece anche i due immobili di cui parli si possono fare altri ragionamenti.
  13. Dei 1365 consegnanti circa 1100 sono stati seccati al primo elaborato. Certo se penso alle dichiarazioni del Presidente che lamentava la redazione di atti scarni mi viene da sorridere, considerando che all’80% dei candidati non sono stati letti gli elaborati, fatta eccezione per il testamento che di regola è un atto breve. Alla faccia della correzione complessiva degli elaborati. Detto questo faccio i miei complimenti a chi ha passato gli scritti e un grosso in bocca al lupo per gli orali!
  14. Direi che il principio è sempre quello fissato dal 2491 c2. Quindi dividendo sì, a condizione che non incida sulla soddisfazione integrale e tempestiva dei creditori. Durante la fase di liquidazione l’attività sociale è tutta incentrata alla tacitazione dei creditori. Si verifica un vero e proprio mutamento dello scopo sociale, da lucrativo a liquidatorio. Ciao
  15. Probabilmente era la Vodafone per una offerta commerciale 😂
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