Lenza

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    Roma
  1. Sulla sopraelevazione dipende dalla tesi che segui; per alcuni è una facoltà spettante al proprietario dell'ultimo piano, indi non può circolare separatamente della proprietà né è soggetto a prescrizione; per altri (io l'ho segnato come prevalente, ma non ho fatto particolari approfondimenti sul tema) il diritto in questione è un diritto di superficie di fonte legale e quindi ne è ammessa l'alienazione ed è soggetto a prescrizione per non uso ex art. 954 ult co.
  2. Pensavo molto peggio Di questo passo fine febbraio 2018 sembra verosimile come periodo di ultimazione delle correzioni.
  3. D'accordo con quanto detto sopra; per me allego il cdu e ricevo la dichiarazione dell'alienante (non dell'attuale proprietario). La vendita di cosa altrui è pur sempre un negozio ad efficacia reale differita. Nel momento in cui il venditore acquista dal terzo, sopravviene la legittimazione a disporre e la vendita produce efficacia traslativa. Indi, terra terra, applico l'art. 30 apr 380/2001. Sarebbe interessante leggere cosa dice il consiglio di stato. Così, a braccio, una soluzione alternativa potrebbe essere quella di fare assumere al ''venditore'' l'obbligazione di procurare l'acquisto al compratore direttamente dal terzo. In questo caso il negozio è obbligatorio puro e la dichiarazione sarà resa direttamente dal terzo alienante. Ciao
  4. Come già sottolineato da altri, è sufficiente che l'affare sia concluso per effetto dell'intervento del mediatore, per far sorgere l'obbligo di corrispondere la provvigione. Sarebbe troppo bello non dover pagare la provvigione semplicemente dichiarando le parti in atto di non essersi avvalse dell'opera di alcun mediatore . Aggiungo tra l'altro che, ove realmente l'affare si fosse concluso per mezzo del mediatore, dichiarare il contrario in atto significherebbe dichiarare il falso, con ciò che ne consegue in termini di responsabilità ex art. 76 dpr 445/2000. Quanto alla questione della condizione, non sono documentato sulla giurisprudenza però, basandomi solo sul codice e sulle sentenze citate da altri, direi che la situazione in astratto è abbastanza delineata: in caso di condizione risolutiva, il verificarsi della condizione non fa venir meno il diritto alla provvigione (art. 1757 c.2 cc.). Piuttosto è da verificare se il mediatore fosse a conoscenza della difformità urbanistica di cui parli che ha fatto zompare l'affare o, in ogni caso, se la diligenza richiestagli gli imponesse delle verifiche in merito ex art. 1759 cc. Se così fosse probabilmente anche il mediatore non so quante pretese possa avanzare. Ma questo è un tema più da avvocati che da notai.
  5. comunione convenzionale ricomprendedovi il terreno (che è bene personale ex art. 179 c. 1 a) (e, in caso [sempre che non ci sia un appalto o altro titolo], rinuncia alla restituzione del credito nascente ex art. 936 cc); in alternativa, cessione di quota di terreno vs. obbligo di costruire il villino. In questo caso però la comunione che si instaura è ordinaria. ma è un caso reale?
  6. Ok, grazie mille Enrico
  7. Dato un capitale di 100 diviso in 100 azioni, di cui 10 proprie, ove in assemblea intervengano i soci titolari delle altre 90 azioni, è corretto (in alternativa al dire: sono presenti tutti gli aventi diritto di intervento e voto) dire che sono presenti i 9/10 del capitale sociale? Ovverosia, l'art. 2357ter c.2, secondo cui le azioni proprie sono computate ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste ai fini della costituzione dell'assemblea, deve essere letto nel senso che le azioni proprie si computano al denominatore (e direi che questo è pacifico), ma non al numeratore (ossia non si considerano intervenute), o si computano anche al numeratore?
  8. Sono d'accordo con te anton3. Ma in presenza di una traccia che ti chiede chiaramente di ricevere una donazione di cosa altrui, tu la struttureresti come donazione a efficacia reale differita o come donazione puramente obbligatoria?
  9. Ove si ammettesse la donazione di cosa altrui, seguendo l'ultima Cassazione, quale ritenete che sia l'effetto della donazione? - Effetto obbligatorio immediato (obbligo di procurare l'acquisto) e reale differito (similmente alla vendita di cosa altrui; ne deriva che si ha un unico negozio (la donazione); il donante acquista la cosa dal terzo e in quel preciso istante sopravviene le legittimazione e la donazione produce l'effetto reale) - effetto puramente obbligatorio; il donante si obbliga a procurare l'acquisto; una volta acquistato il bene dal terzo, è tenuto a trasferirlo al donatario, in adempimento della donazione (in sostanza la donazione di per sé non produce l'effetto reale; a tal fine è necessario un successivo atto (pagamento traslativo)). In effetti la Cassazione sembra sposare, forse, questa ultima tesi, qualificando l'obbligazione del donante come obbligazione di dare. Voi cosa fareste a concorso?
  10. Se non toccano i diritti dei soci o dei terzi, puoi modificare il progetto a maggioranza. Se toccano i diritti dei terzi, devi riavviare il procedimento (nuovo deposito e iscrizione). Se toccano i diritti dei soci, puoi modificare il progetto col consenso di tutti (o, al più, col consenso dei soci pregiudicati).
  11. ottima idea, anche io sono disponibile a dare una mano!
  12. che fetenti.
  13. grazie ancora anton3
  14. dipende dal numero di argomenti; comunque in linea di massima un paio di paginette ad argomento è più che sufficiente (io in genere scrivo tra le 6 e le 8 pagine). in ogni caso, come detto sopra, quello che conta è l'atto. puoi anche citare betti, santoro passarelli e cariota ferrara ma se toppi l'atto manco la leggono la pt.