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sakuragy

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  1. sakuragy

    Rinuncia tardiva

    perché di fatto la rinuncia in sé è inutile stante la prescrizione del diritto di accettare. Dovendo quindi procedere ad una accettazione tardiva, per me l'unico modo di farla è in maniera espressa (sinceramente non riesco a configurarla in maniera tacita) e la mera presentazione della dichiarazione di successione sappiamo che, da quel punto di vista, è ininfluente.
  2. sakuragy

    Rinuncia di vendita

    Il notaio avrebbe diritto ad addebitare alle parti il lavoro svolto per l'effettuazione delle visure ed eventualmente per la predisposizione dell'atto. Evidentemente la parte che rinunciasse all'atto dovrebbe farsi carico di pagare i relativi costi ed eventualmente i danni arrecati all'altra.
  3. sakuragy

    Rinuncia tardiva

    Per me non puoi prescindere da un atto di accettazione espressa dell'eredità.
  4. sakuragy

    Rinuncia tardiva

    Bisogna in primo luogo capire se il rinunciante ha compiuto un qualche atto che comporti accettazione (possesso beni ereditari, ecc...). Poi probabilmente io farei solo l'atto di accettazione dell'eredità tardiva dando atto nelle premesse l'avvenuto decorso del tempo per Caio senza l'avvenuta accettazione
  5. sakuragy

    Rinuncia tardiva

    Quesito Civilistico n. 331-2014/C RINUNCIA ALL’EREDITÀ DECORSO IL TERMINE PER ACCETTARE Si prospetta la seguente fattispecie concreta: Tizio, coniugato e con sette figli, muore nel 2002. Apertasi la successione legittima, nessuno dei chiamati è stato ed è tuttora nel possesso dei beni né ha compiuto atti dispositivi o ha accettato detta eredità. Oggi uno dei figli di Tizio, che ha a sua volta tre figli, intende rinunziare all’eredità paterna. Anche i nipoti ex filio rinunziante vogliono, a loro volta, rinunciare alla detta eredità. Stante il decorso di oltre dieci anni dalla apertura della successione, si chiede: - se il termine per accettare l’eredità sia decorso anche per i rappresentanti nipoti; - se sia possibile ricevere le quattro dette rinunzie o se queste ultime siano nulle-inefficaci per mancanza o inutilità della causa del negozio richiesto. *** Con riferimento al primo quesito sollevato si osserva che «normalmente il diritto di accettare si prescriverà anche per il c.d. rappresentante, come risulta dal terzo comma dell’art. 480, secondo il quale il termine non corre per i chiamati ulteriori solo se vi è stata accettazione da parte di precedenti chiamati e successivamente il loro acquisto ereditario è venuto meno. Potrebbe solo darsi il caso, senza dubbio eccezionale, della sospensione della prescrizione per la condizione del titolare (art. 2942) limitata al rappresentante, il quale potrà perciò accettare l’eredità dopo che il diritto si è prescritto per il solo rappresentato (1) ». Che la prescrizione decorra anche per i chiamati ulteriori sin dal momento dell’apertura della successione, è stato, tra l’altro, giustificato dalla Suprema Corte alla luce dell’art. 481 c.c., che attribuisce a chiunque vi abbia interesse, e dunque prioritariamente ai chiamati ulteriori, l’actio interrogatoria, mediante la quale è possibile chiedere al giudice di fissare un termine, necessariamente anteriore alla scadenza di quello di prescrizione, ex art. 480 c.c., entro cui il chiamato manifesti la propria intenzione di accettare l'eredità o di rinunciarvi (2). Riguardo al secondo quesito, relativo alla ricevibilità di un atto di rinuncia ai diritti derivanti da una successione aperta da più di dieci anni, bisogna considerare che secondo Autorevole dottrina «si tratta, peraltro, di un problema di scarso rilievo pratico, perché, come è stato osservato, una rinuncia compiuta oltre il termine sarebbe frustrata in quanto riguarderebbe un’eredità rispetto alla quale il diritto di accettare si è oramai prescritto (3) ». Se questo è vero, e cioè «che decorso il termine di dieci anni per accettare l’eredità, una eventuale rinunzia da parte del chiamato sarebbe inutile, essendo ormai prescritto il diritto di accettare l’eredità tuttavia, non può dimenticarsi che, ove nessuno degli interessati eccepisse l’estinzione per prescrizione del diritto di accettare l’eredità, l’accettazione sarebbe efficace ancorché tardiva (Cass., 27 ottobre 1969, n. 3529, in Mass. Giust. civ., 1969): con la rinunzia, invece, tale possibilità rimarrebbe esclusa» (4). Se così fosse, si potrebbe allora rinvenire la giustificazione causale di un atto di rinunzia tardiva alla eredità nell’interesse del rinunziante a rendere certo e cioè stabilizzare la sua condizione e volontà di “non essere erede” (5). Federica Tresca e Antonio Musto _____________________ 1) G. Capozzi, Successioni e donazioni, A. Ferrucci e C. Ferrentino (a cura di), Milano, 2009, p. 213. 2) Cass., 27 settembre 2012, n. 16426, in Giust. civ. Mass. 2012, 9, p. 1147, per la quale «in tema di successioni per causa di morte, l’art. 480 c.c. pone un’eccezione alla regola che si desume dal combinato disposto dell’art. 2935 c.c., in relazione alla decorrenza della prescrizione, e dell’art. 523 c.c., circa l’ordine della devoluzione, nel senso che, sebbene per i chiamati ulteriori la delazione non sia coeva all’apertura della successione, ma si attui in linea eventuale e successiva solo se, ed in quanto, i primi chiamati non vogliano o non possano accettare l’eredità, la prescrizione decorre anche per i chiamati ulteriori sin dal momento dell’apertura della successione, salva l’ipotesi in cui vi sia stata accettazione da parte dei precedenti chiamati e il loro acquisto ereditario sia venuto meno. Tale eccezione trova spiegazione alla luce dell’art. 481 c.c., che attribuisce a chiunque vi abbia interesse, e dunque prioritariamente ai chiamati ulteriori, l’actio interrogatoria, mediante la quale è possibile chiedere al giudice di fissare un termine, necessariamente anteriore alla scadenza di quello di prescrizione, ex art. 480 c.c., entro cui il chiamato manifesti la propria intenzione di accettare l’eredità o di rinunciarvi»; cfr., Cass., 22 giugno 1995, n. 7073, in Foro it. 1997, I, p. 271, secondo cui «posto che il termine di prescrizione del diritto di accettare l’eredità decorre dal giorno dell’apertura della successione, qualora sussista una pluralità di designati a succedere in ordine successivo, si realizza una delazione simultanea a favore dei primi chiamati e dei chiamati in subordine, con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità per i primi chiamati, sono legittimati a manifestare una accettazione (espressa o tacita) dell'eredità, con efficacia subordinata al venir meno, per rinuncia o prescrizione, del diritto dei designati di grado anteriore». 3) Così G. Capozzi, Successioni e donazioni, A. Ferrucci e C. Ferrentino (a cura di), Milano, 2009, T. I, p. 315. L’Autore richiama sul punto la posizione di F. Messineo, Manuale di diritto civile e commerciale, III, 2, p. 303. 4) A. Natale, Autonomia privata e diritto ereditario, Padova, 2009, p. 401. Con riferimento alla accettazione tardiva di eredità si rinvia ad una precedente nota di questo Ufficio Studi, secondo la quale «la prescrizione è un istituto di ordine pubblico e quindi, le norme che la disciplinano sono inderogabili. Per tale motivo le parti non possono rinunziare preventivamente né prolungare od abbreviare i termini stabiliti dalla legge. Possono invece rinunciare alla prescrizione successivamente al suo compimento (Falzone-Alibrandi, voce Prescrizione, in Diz. Enc. del Not., Roma, 1977, 340). Come ha avuto cura di precisare autorevole dottrina sembra più opportuno ritenere che il diritto prescritto non si estingue ma perde la propria forza, nel senso che se il terzo agisce in giudizio potrà eccepire l’intervenuta prescrizione, ma se tale eccezione non viene opposta il diritto potrà essere fatto comunque valere ad ogni effetto. A sostegno di ciò soccorre l’art. 2938 c.c. e per quanto interessa più precisamente il caso qui in esame l’art. 2937 c.c., in materia di rinunziabilità. Tale articolo prevede che se la prescrizione è già maturata, è rinunziabile ad opera del soggetto che potrebbe avvalersene, “segno questo evidente che il diritto prescritto non si è estinto perché altrimenti una rinunzia non avrebbe senso” (Gazzoni, Manuale di diritto privato, Napoli, 2006, 110). Applicando quanto appena affermato al caso qui in esame e considerando che il termine di cui all’art. 480 c.c. è di prescrizione, quando esso si compie, colui che può farlo valere può ben rinunciarvi a beneficio di chi non ha esercito il diritto connesso. Si deve, tuttavia, segnalare che trattandosi di prescrizione, la giurisprudenza afferma che essa non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma deve essere eccepita da chi vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità, come ad esempio il possessore dei beni ereditari, senza bisogno che sia maturata l’usucapione (Cass. 19 settembre 1995, n. 9901; Cass. 22 giugno 1989, n. 2975). Ne deriva che si acquista l’eredità anche con un’accettazione tardiva, resa cioè dopo un decennio, se nessuno abbia opposto la prescrizione, e fin quando alcuno la opponga (Cass. 26 giugno 1987, n. 5633; Cass. 27 ottobre 1969, n. 3529)» Nota a quesito n. 631-2008/C, est. S. Metallo. 5) Altro problema è quello della rinunzia a fare valere la intervenuta prescrizione del diritto di accettare l’eredità. Sul punto si rinvia in dottrina a chi ha rilevato che «è, comunque, da considerarsi valida anche un’accettazione dell’eredità intervenuta decorsi dieci anni dall’apertura della successione qualora contro la stessa non venga proposta alcuna eccezione di prescrizione. Alle stesse conseguenze si perviene, inoltre, nell’ipotesi in cui, pur essendo intervenuta la prescrizione decennale del diritto, il soggetto al quale giovi la suddetta prescrizione vi rinuncia manifestando - in forma espressa o tacita - l’inequivoca volontà di non avvalersene: egli perde, in tal modo, sul piano processuale il potere di opporre la relativa eccezione, e sul piano sostanziale si realizza una situazione per cui “il diritto colpito dalla prescrizione, indebolito nella sua tutela dalla possibilità dell’eccezione (dato che la prescrizione non opera “ipso iure”), riacquista il suo vigore, come se il termine di prescrizione non avesse ancora compiuto il suo corso (Cass., 15.1.1996, n. 263, in Giust. civ., 1996, I, p. 1667, con nota di N. Di Mauro, Effetti della rinuncia tacita alla prescrizione del diritto di accettare l’eredità)» V. Cuffaro e F. Delfini, Comm. cod. civ., Torino, 2009, p. 234. «(…) una volta riconosciuto al termine, posto all’art. 480 cod. civ., la natura di prescrizione, sembra coerente riconoscere al coerede la facoltà di disporre del diritto di eccepirla, anche tacitamente (art. 2937 cod. civ.): dal momento della rinunzia tacita alla prescrizione, i coeredi non accettanti hanno “riacquistato” il diritto di adire l’eredità; per costoro, ricomincerà a decorrere il termine di prescrizione decennale» A. Natale, Autonomia privata e diritto ereditario, Padova, 2009, p. 401.
  6. sakuragy

    Rogito casa Condonata legge 47/85

    Per esempio a Milano il Comune per il tramite del Consiglio ha "invitato" i Notaio a non accontentarsi della sanatoria e a far richiedere le concessioni in sanatoria in modo da chiudere le pratiche e archiviarle definitivamente. Devo riscontrare che così facendo tante pratiche che si supponevano concluse per silenzio-assenso in realtà non lo erano per carenze documentali (ho trovato anche molte comunicazioni del Comune con richieste di integrazione) Bisogna poi vedere se è possibile fare il richiamo dell'atto precedente del '92, siete sicuri sicuri che sia un atto pubblico e non una scrittura privata autenticata? Nel secondo caso il richiamo mi risulta non sia possibile.
  7. sakuragy

    Procura in tedesco

    il tuo notaio conosce il tedesco?
  8. sakuragy

    premorienza usufruttuario cessionario.

    il testamento del 2011 è annullabile per incapacità del testatore rappresentata anche dal fatto che nomina erede il coniuge già defunto oltre al fatto di essere affetto da malattia debilitante conclamata (anche dal ricovero ospedaliero) Il testamento scritto a macchina è nullo per difetto di forma Non ho capito qual è il testamento del 2013 Dare esecuzione al testamento del 2000 a che pro se il coniuge è deceduto?
  9. sakuragy

    Rogito casa Condonata legge 47/85

    In 15 anni di lavoro non ho mai letto un atto notarile che si limiti a far riferimento per gli estremi della domanda di sanatoria ad un altro atto notarile. Bisogna poi vedere se la provenienza sia un atto pubblico o una scrittura privata autenticata
  10. sakuragy

    Rogito casa Condonata legge 47/85

    delega con copia del documento di identità
  11. sakuragy

    Rogito casa Condonata legge 47/85

    Ciao, mi rendo conto che sia un formalismo, ma anche a mio modo di vedere è necessario. Per quanto riguarda i tempi cambiano dal Comune in cui si trova l'immobile Certamente puoi delegare un geometra per l'accesso agli atti. Ti consiglio di parlare con il Notaio per farti guidare e assistere, magari hanno un geometra di fiducia
  12. sakuragy

    Rogito casa Condonata legge 47/85

    Vanno riportati perché lo prevede l'art. 40 co. 2 L. 47/1985 è una delle tante formalità che intasano gli atti notarili. Fai un'istanza all'ufficio condono del tuo comune per l'accesso alla pratica edilizia, lì potrai trovare non solo copia del modello ma anche le copie di tutti i pagamenti, contestualmente potresti richiedere anche il rilascio della concessione edilizia (permesso di costruire) in sanatoria. Anzi il Notaio (e l'Agenzia Immobiliare) ti avrebbero dovuto consigliare subito questa seconda strada che è quella corretta
  13. sakuragy

    premorienza usufruttuario cessionario.

    Stai confondendo le fattispecie. Nel caso discusso nella sentenza abbiamo un usufrutto già costituito che viene ceduto Nel caso che tu hai delineato, come già detto dal buon Piegei, l'usufrutto non sorge proprio in quanto l'originario titolare dello stesso è premorto.
  14. sakuragy

    premorienza usufruttuario cessionario.

    Quale sarebbe il nesso tra il caso espresso e la sentenza citata?
  15. sakuragy

    correzione scritti Aprile 2018

    Io sono per un tariffario chiaro che preveda un minimo (per dignità della persona e della professione) e un massimo e per pesanti sanzioni in caso di violazione degli stessi
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