FAS

Utente Registrato
  • Numero contenuti

    20
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Days Won

    1

FAS last won the day on March 16 2012

FAS had the most liked content!

Reputazione Forum

15 Good

Su FAS

  1. Cara Allegra, Credimi, qualche annetto e un po' di esperienza ce l'ho, questo ......è un paese decotto. Se vuoi avere un futuro con una laurea in giurisprudenza alle spalle (ormai.. è tardi), rafforza il tuo inglese e vai a farti un master di quelli che ti segnano il dna professionale, tipo alla New York University o altra prestigiosa università anglosassone e "sparisci" da questo paese più in fretta che puoi fermandoti all'estero a vivere. Sennò qui correrai il rischio di bruciare tanta energia vitale. Quando ancora sento parlare di "Ministero" e "Magistratura" come ancore del proprio futuro professionale in Italia mi viene veramente la pelle d'oca. Completamente errato è poi che nelle grandi law firm "a 40-45 anni guadagni dai 200k a 1 m ma prima avrai lavorato come un minatore". Magari fosse così. Nelle big law firm che oggi, dopo continue fusioni, sono praticamente tutte anglosassoni, se non vedono in te un vero candidato alla partnership gia' quando sei sui 30-32 anni massimo, sei fuori, e succede alla maggior parte, che poi ricominciano la salita altrove. Vero invece quanto detto sugli studi medio piccoli. Ridicolo poi è che i magistrati facciamo la bella vita! Il problema è che...qui è il mondo del lavoro che si sta trasformando. L'era digitale l'hanno paragonata ad una rivoluzione ancora più importante di quella industriale. Porterà entro i prossimi 25 anni secondo le stime alla soppressione del 47℅ dei lavori attuali. Il che vuol dire mondo del lavoro esacerbatamente competitivo e aggressivo. Ti rendi conto che..non puoi permetterti di "sbagliare"? Ci sono comunque, Allegra, sempre dei punti fermi nell'esperienza comune: 1) se si è ferinamente determinati a perseguire una strada, probabilmente ce la si farà, ma bisogna esserlo; e non mi pare tu abbia ancora una direzione, quindi attenta a percorrere la strada notarile senza occuparti d'altro: potresti trovarti dopo anni, magari a 32-33 proiettata nel mondo di un lavoro (se l'avventura non riesce) che ti riderebbe addosso quando portassi quali referenze ai colloqui "ho fatto 5/7/10 anni di studi notarili". Perché...benche' molti non se ne rendano conto (ma li capisco), l'esperienza notarile di un laureato che si presenti 32enne al mondo del lavoro vale appena più del due di briscola; 2) la grande sfida di questa vita nel mondo del lavoro è capire dove stia il talento che ciascuno di noi ha, ognuno per sé, per qualcosa. Pochi lo afferrano. Tu non lo hai ancora capito se stai "brancolando". 3) la regola delle regole, nel dubbio, è sempre la stessa da sempre: segui il tuo istinto. Ma se non senti che il tuo istinto ti porta al notariato..stai molto attenta. Ciao
  2. Io non l'ho proprio mai detto! In famiglia, stando agli ultimi aggiornamenti.... "sognatore, " stordito", "illuso", " perditempo", "e quando diventi notaio che fai? Sbattuto in uno studietto a fare l'aiuto e la fame? Ma non lo sai che i notai stanno chiudendo?" (sic!).... Le mie compagne, via via nel tempo, invece...."ce la farai sicuramente, non ho dubbi"...ecc... Mi sovviene sempre una battuta del film "one million dollari baby" (mutatis mutandis) la quale diceva che certe volte la strada la vedi solo tu, dentro di te, è come una fiamma che arde dentro di te e che devi assolutamente seguire. Personalmente...più vengo scoraggiato, più sento di essere vicino alla meta; più mi abbatte l'aurea mediocritas dell'ambiente di lavoro più ore di sonno gli rubo per continuare a studiare per il concorso, caparbiamente, quasi..follemente visto che anche io non sono proprio un neonato del concorso. È una strada molto pericolosa però.... e se si fallisce? Uno dei principi cardine per raggiungere obiettivi apparentemente non raggiungibili è di escludere il fallimento. Si innestano processi chimici virtuosi che ti portano sperabilmente al successo ma non al quasi sicuro insuccesso di chi ha un atteggiamento negativo, per quanto preparato. Viaaa! Si continua!
  3. Però quando l'ho detto io che si facevano solo piagnistei e perdite di tempo mi è stato cancellato il post!
  4. 1) Quanto alla "cacciata" perchè "troppo vecchio" temo che oggi sia più facile in uno studio che in un'azienda. In uno studio la deadline per la "cacciata", come sicuramente sai, è, mediamente e con le dovute eccezioni, 37-38 anni per i grandi studi e 40-45 per i medi studi, se non hai le "carte" per diventare partner. In un'azienda con alta considerazione del capitale umano ormai la deadline è circa 53-58 anni, quando hai circa 4-5 anni alla pensione; molto meno nelle altre. Basta l'esubero e sei out, anche se non è matematico. Sia nel senso che se sei prezioso per l'azienda, l'azienda ti rialloca in qualche modo, sia nel senso che ci sono mezzi per reagire all'esubero. 2) Quanto al fatto che a 30 anni non si venga assunti da nessuna azienda, l'affermazione mi sembra un po' apodittica, perdonami. Comunque i principi per far breccia su un HR che ti faccia il colloquio, sono più o meno sempre gli stessi: (1) mostrare forte motivazione (2) mostrare una buona preparazione (3) sapere molto bene l'inglese (ancor meglio il c.d. inglese giuridico che impari, a dispetto di tutti corsi in circolazione, solo ed esclusivamente sul campo con bravi maestri e tanta caparbietà) (4) tenere un profilo equilibrato durante il colloquio, senza mostrare grandi certezze su tutto; le aziende non cercano (e soprattutto non vogliono) i sapientoni, vogliono persone che lavorino molto ed eseguano ordini (poi sta alla persona giocarsela in modo da far girare il vento a suo favore) (4) non avere, se sei in una posizione debole quando ti presenti, pretese economiche superiori a quanto ti offrano, se non per giusto quanto basti a far vedere che non sei proprio uno smemorato. Questo, oserei dire, oggigiorno è il vero perno: quanto costi all'azienda. se sei qualificato e costi loro poco se ne fregano dell'età, se hai 30-33 anni, a patto che tu non debba essere destinato a lavorare con persone molto più giovani e/o un responsabile molto più giovane di te (perchè allora rischi di crearti e di creare problemi all'azienda). Poi uno se la gioca. Almeno agli inizi, Il mondo aziendale è fatto di volponi, non di uomini di azione: devi stare in agguato come un gattone, sfruttare le tue carte guadagnandoti la fiducia delle persone chiave e solo dopo puoi permetterti di uscire allo scoperto. Quindi il profilo basso che si possa tenere agli inizi è solo prodromico a più alti traguardi successivi. Certo: l'adrenalina che ti invade quando lavori in uno studio, specie se internazionale ma non solo, il sapore della vittoria quando porti a casa un deal col massimo dell'efficacia, la esasperata professionalità e senso del dovere che diventa come una seconda pelle e, perchè no, il sapore del "sangue" quando lotti e la spunti, non hanno eguali. L'azienda è la morte di tutto questo, ma ha anche altri risvolti positivi essenziali per la formazione di un giurista ed un manager (quali, sia pur di se stessi si deve tassativamente diventare ad una certa età) che poi potrà decidere dopo qualche anno, se sarà stufo, come orientare la propria vita professionale: la conoscenza dei meccanismi di un gruppo societario o di una società, come ragiona il potere e cosa teme, come parlare e comprendere il linguaggio dell'azienda, spesso così criptico per un legale esterno, come funziona un'azienda e quali ne sono le "logiche", nonchè il fungere spesso da osservatorio privilegiato di certi eventi, normativi e non, che in studio non vedi e non percepisci in tempo reale. Ho cercato solo, nel risponderti, di manifestare un po' di flessibilità. Da buon avvocato, lo sei anche tu per esperienza.
  5. Concordo in principio, in questa ottica: che ognuno può essere quello che vuole ed a qualunque età, se lo vuole veramente, se è la sua passione, se affronterà ogni ostacolo con ferrea determinazione e non vi siano ostacoli così ardui come un numero chiuso concorsuale che renda tutto drammaticamente più complicato. In due anni circa di pratica forense, un praticante notaio si mette in carreggiata. Ma per fare l'avvocato e riuscire veramente bisogna esserci fatti, bisogna vivere in un ambiente un po' "particolare" quanto ai valori praticati, non avere orari ed essere pronti a stare con il coltello tra i denti di continuo se si vuole vincere la competizione sempre più esacerbata. Non basta essere bravi giuristi, quello è il valore aggiunto specie agli inizi, paradossalmente, non la sostanza. Però qui stiamo cercando, ognuno nel proprio piccolo, di rispondere in modo pragmatico a domande poste da persone che sono in una situazione difficilissima e in un contesto che valga per i più, la domanda vera da porsi è, a mio avviso, la seguente: che cosa se ne fa il mercato di un "bravo giurista" formatosi solo sui libri e della tenera età di 32-35 anni? E questo, in un contesto di global economics che è definitivamente mutato e che non sarà mai più lo stesso in futuro ed un tasso medio di disoccupazione a livello europeo a livelli stratosferici. A mio personale avviso occorre cercare di inserirsi SUBITO nel mercato, possibilmente in un'azienda (usando anche tecniche nuove in uso oggi per proporsi alle aziende) e poi vedendo facendo. Non per evitare di fare i "choosy" di Forneriana memoria, bensì per stare con i piedi per terra: a 34-37 anni, dopo due anni di pratica forense, quanto si arriverà a guadagnare? E che prospettive si avranno? La vita professionale, ricordiamocelo, influisce pesantemente anche sulla nostra vita personale, quella cui arriviamo alla sera dopo il lavoro, quella che è parte essenziale del nostro equilibrio, della nostra vita; come ci sentiremo quando a 34-37 anni guadagnassimo cifre ridicole con prospettive magari poco allettanti anche altrove nello stesso contesto lavorativo? E poi oggi l'avvocatura è una professione satura. Ma lo vedete cosa succede ormai da anni nei grandi e medi studi? Una volta, al sopraggiungere di periodi di "vacche magre" c'era la fuoriscita di qualche senior, oggi escono anche i junior e i partners stessi. E' un continuo. Paradossalmente uno studio piccolo con tre-quattro avvocati, con magari dentro un commercialista e lateralmente un notaio, con una persona, tra quelle precedenti, dedita alle public relations, in grado di offrire servizi di ottima qualità a costi contenuti è una soluzione quasi più stabile che stare in uno studio grande o in una boutique, sempre che tu ci entri, dove sei alla mercè del mercato delle vacche scatenato dai costi sempre meno sostenibili. La questione non è pertanto, a mio avviso ripeto (nessuno qui può dirsi detentore di verità), l'essere bravo o meno bravo giurista, bensì chiedersi cosa veramente si voglia in base al propria temperamento (sia ciò realizzabile o meno in apparenza), leggere molto attentamente il mercato e decidere di conseguenza stando con i piedi ben saldi per terra puntando sui propri punti di forza (ciò che gli economisti chiamano il "differenziale competitivo" che abbiamo rispetto agli altri) ma anche considerando i nostri punti di debolezza. Così di fa strategia. Si è "sfidata" la realtà una prima volta investendo la propria vita in un concorso estremamente aleatorio; ne valeva senz'altro la pena; ma ... si sia molto guardinghi nello sfidarla una seconda volta dicendo "io sono bravo giurista" e faccio l'avvocato. Sia pertanto una scelta, se la si fa, consapevole e ragionata. Anche se a valle, naturalmente. l'intuito e la fiammella che c'è in ciascuno di noi e che dà lo start alle scelte fondamentali della nostra vita sarà sempre ciò che farà la differenza.
  6. .... continuo: e a QUASIASI ETA', basta mettercela tutta. Preferibilmente, però, l'azienda, a mio avviso è l'opzione preferibile. magari da lì si può continuare la strada dei concorsi tentando magistratura. E' solo un punto di vista.
  7. Permettetemi alcune osservazioni basate anche sulla mia esperienza personale oltre che di tanti amici: - estero: mediamente a 35 anni all'estero (mi riferisco al mondo anglosassone soprattutto) negli studi gli avvocati (già tali ed esperti da anni) vengono massacrati e costretti ad andare in una corporate se non sono in odore di partnership; inventarsi avvocati a questa età all'estero è abbastanza, ritengo, un'utopia; entrare poi in una corporate all'estero, a parte la necessità della conoscenza ottima dell'inglese, rischia di farti trovare appiedato nel giro di qualche mese o un paio di anni se ti va bene (lì, fanno molti meno "complimenti" di noi in Italia); l'esperienza all'estero, infine, viene vista dagli stessi partners inglesi di Firms internazionali quale occasione più per imparare bene l'inglese che per altro (che te ne fai del diritto inglese in Italia quando torni?); - banca: oggi giorno entrare in banca a 32-35 anni da ex praticante notaio non è così preclusivo come si possa credere, se hai fortuna di trovarti al posto giusto al momento giusto: non si creda che in banca vogliano necessariamente gli avvocati esperti e formati, basta gente che smazzi lavoro e non rompa troppo le scatole con ambizioni che nessuno ha voglia di soddisfare; e magari ci si può pure inventare una carriera se ci si muove bene; parlo sul serio, paradossalmente; - avvocato: senz'altro dovrebbe essere tassativo cercare di fare di tutto per acquisire almeno il titolo; circa l'iniziare la professione ex novo, se si ha pazienza e volontà ferrea, perchè no? Certo, è come se si fossero persi anni e anni,ma nulla è impossibile; - dottorato: difficile entrare nel dottorato a questa età; e poi? Imparare un mestiere attraverso la pratica è fondamentale, la gavetta va fatta, non ce n'è; - legale di azienda: anche qui non la vedo male, sempre in base al principio che in azienda "martello batte chiodo" e paradossalmente può essere quasi ben visto un profilo di questo tipo, molto qualificato dalla preparazione, meno per la mancanza magari di assidua pratica; anche qui, trovandosi al posto giusto al momento giusto, ce la si può fare; - entrare in una law firm internazionale: impensabile a 32-35 anni; a quest'età ci sono già dei cavalli di razza che ti seminano prima ancora che tu li veda partire; e poi lo studio ha bisogno di gente che a quell'età macini lavoro già da esperto. Ulteriori opzioni: - master (anche all'estero): può, se mirato, aprire più porte; il 2013 non brillerà per la ripresa e quindi è il momento migliore per utilizzare il proprio tempo investendo in uno strumento che può inserirti nel mondo del lavoro con più facilità (non mancano tuttavia masterizzati eccellenti leteralmente a spasso per anni); - piccole law firms, dove integrare la maturata pratica notarile con quella forense e consentire allo studio di poter fruire all'occorenza dell'apporto derivante dall'esperienza notarile, Il punto comunque è che TUTTO si può fare e a
  8. Mi si perdoni la mail un po’ lunga. La verità a me sembra stia nel mezzo: non è vero che tutti i notai sono degli elevati giuristi come non è vero che tutti gli avvocati sono dei“pirla”. Come pure non è vero che il notaio che assiste la Law Firm in operazioni di finanziamento o leveraged buy-out metta solo una firma o che questo genere di operazioni siano modelli prestampati dove all’avvocato resti solo fare il burocrate. Ognuna di queste affermazioni è davvero ridicola e il Notaio Zampaglione ha molto perspicacemente colto il punto: molti praticanti notai sono affetti da complesso di superiorità e, oserei aggiungere io, anche molti avvocati. Sicchè ce ne si esce da parte di chi parteggia animosamente per l’una o l’altra fazione con affermazioni che risultano del tutto apodittiche, perché mancano del requisito della reale conoscenza di ciò del quale si sta parlando (o sparlando), fermo restando che ciascuno ha pieno diritto di esprimere la propria opinione. 1) Da un lato è vero, mi si permetta, che il genere di operazioni come leveraged buyout, IPO, OPA, ecc.. richiedono, se ben condotte, una conoscenza del diritto e ancor più della prassi contrattualistica internazionale che a certi livelli rasentano la vera e propria arte. Dotano anche di una grandissima capacità manageriale, flessibilità mentale, multitasking e adrenalina pura, fattori che indubbiamente rendono questo campo della professione davvero emozionante e qualificante sotto molti profili. Ma dall’altro lato è altresì vero che se non ci si sia fatti le ossa prima di entrare in questi studi, magari con un dottorato o la pratica in studi boutique che tradizionalmente ti fanno lavorare a 360° nel campo del diritto formandoti e nei quali si è obbligati a studiare, tanto ma tanto, per stare a galla, una volta immessi nel loop delle operazioni cross border e dei sacrifici e dedizione che queste ultime comportano, si rischia di diventare dopo qualche anno una emerita capra, altro che genio dell’IPO! Per un semplice motivo: che si rischia di non studiare più, si diventa uno specialista di operazioni che viaggiano nell’etereo, che stanno decine di metri da terra fuori della portata dei comuni mortali per la loro dimensione, importi e complessità, che pongono sempre, alla fine, gli stessi problemi e che hanno, a livello di senior associate, spesso molto più a che fare con la prassi finanziaria internazionale (cosa non certo da poco peraltro) che con il diritto puro. La prova? Se nelle negoziazioni li porti fuori dai loro standard, molti vanno letteralmente in crisi. E se si esce dalla Firm e si cerca di rivendersi magari ci si accorge di essere fuori mercato perché si è interpreti geniali del levergaed buyout o delle operazioni di securitization ma ad una banca o ad una large corporate cui magari ci si rivolga per una nuova collocazione tutti belli tronfi e col petto in fuori per il professionista che ci si ritiene e lo stipendio che si prende, si scopre che non gliene può importare di meno, perché lei si affida proprio allo studio da cui si proviene o altri similari …. E’ esperienza di moltissimi professionisti. Come dicono gli inglesi, a quel punto, you crash down on earth with a bump, è quasi onomatopeico … 2) D’altro canto non è frequente assistere, in queste operazioni, a notai meramente verbalizzanti. Spesso fanno il pelo e il contropelo. E anche quando non lo fanno, quanto lavoro, attenzione, cura vi devono essere stati prima di “mettere una firma”.Ma, ovviamente, come l’avvocato d’affari ( medio), se il notaio (medio) non si allena alla cura costante del diritto ed alla flessibilità giuridica e mentale con la stessa pervicacia adottata per vincere il concorso, diventa pure lui, spiacente dirlo, una capra, anche se una capra particolarmente qualificata dal sigillo. Gli irriducibili non vorranno mica fare a questo punto un sondaggio romoliano “tu quante capre avvocati e quante capre notai hai incontrato nella tua esperienza professionale…?”. No, vero?
  9. Se mi è permesso, solo incidentalmente nel discorso più generale che si stava facendo e pur concordando di fondo con Dante, tenderei però a sfatare il mito di questi ambienti professionali (le magic circle firms come vengono chiamate negli UK) quali luoghi di autentica perdizione umana cui spesso ci si richiama anche in altre occasioni sul sito: rappresentano qualcosa di veramente "magico" dal punto di vista professionale, che nella vita non si scorda più, ti danno qualcosa e ti fanno conoscere qualcosa che non avresti mai modo di sperimentare in altri contesti e vale veramente la pena, a mio personale avviso, averci militato. Vedi negoziazioni che sono dei veri e propri master ad Harvard del diritto e sei a contatto con professionisti, se hai avuto la fortuna di esser a fianco di partners bravi, che ti lasciano a bocca aperta per la loro abilità, conoscenza del diritto, managerialità. Anche sotto il profilo umano questi studi non li demonizzerei, perchè la palestra che ti fai lì ti renderà qualsiasi altro ambiente di lavoro un assoluto eden, specie in termini di capacità a competere. In verità, ci si potrebbe chiedere quale realtà lavorativa, di lavoro auonomo o dipendente, che sia veramente competitiva ai massimi livelli, non veda lotte, tensioni e scorrettezze. Sono le regole del gioco di qualsiasi ambiente di vero potere. In studio la posta in gioco è grande, una partnership che per i guadagni che ne verranno è come una vincita alla lotteria. Ma anche qui, paradossalmente, la partnership è solo l'inizio. Segue una vita di sacrifici immensi, votata a qualcosa in cui si riesce solo se vi si è fisiologicamente votati e si sa camminare tra le gocce di pioggia senza mai bagnarsi. E ricordiamoci che se vai all'estero e ottieni un master presso università prestigiose, se torni in Italia questi studi sono, statisticamente parlando, tra le realtà lavorative che più facilmente possono premiare e valorizzare simili esperienze. Ci si provi ad andare dal General Counsel di una large corporate a proporsi dopo una simile qualificazione chiedendo una retribuzione e una posizione di responsabilità obbiettivamente consone ... Il notariato, ma proprio perchè è un contesto chiuso, forse su scala generale sfugge di più a queste logiche spietate ma non è forse azzardato ritenere che più competitività vi verrà via via col tempo inevitabilmente iniettata più il suo mondo potrà avvicinarsi a quello appena descritto. Non lo so, vado a buon senso, magari mi sbaglio (lo spero).
  10. Caro Dante, Mi fa piacere averti potuto dare qualche spunto di riflessione che ho cercato di rendere più obiettivo possibile. In merito ai dubbi che ti attanagliano sul futuro e sulle direzioni da prendere mi permetterei di riportarti quanto udii un giorno in una intervista ad un famoso regista teatrale in merito a ciò che per l'intervistato costituisse il talento, quello che, se sfruttato al massimo, porterebbe inevitabilmente al successo: "Ciascuno di noi ha un talento.Tale è quello che ci fa percepire come in discesa una strada che per tutti gli altri è in salita". Può sembrare banale nella sua semplicità ma è una considerazione molto vera, valevole, a mio personalissimo avviso, anche nell'affrontare questa strada di micidiale fatica che è il concorso notarile. In tempi come questi, scoprire il proprio talento penso sia, più che strategico, addirittura essenziale. Specie per un professionista del tuo profilo che, come giustamente avverti, rischia di fare una vita dorata, sotto il profilo professionale, all'interno dello studio ma anche di risvegliarsi con un crash dopo qualche anno se non arriva alla partnership. E tutto è reso più difficile dal fatto che il mondo la' fuori, quello delle large corporate, avrebbe un bisogno immenso di profili come il tuo, anche a posizioni di alta responsabilità, ma ancora non è pronto per sostituire tante funzioni legali talora piene di brave persone sicuramente ma in termini professionali capaci solo di fabbricare problemi, con professionisti degni di questo nome. In nome del "costo" di hiring di simili professionisti si sacrifica la qualità e l'efficienza, alla faccia naturalmente del cliente, che paga indirettamente gli sprechi del mantenimento di managers e collaboratori del genere con un servizio dai costi spesso troppo alti. Anche se non si deve pensare che diventare notaio equivalga all'eden, attenzione: la vita notarile secondo me, con questi irrevocabilmente mutati scenari economici mondiali dove tutto non sarà mai più come prima, si farà sempre più difficile e competitiva e non da meno del mondo forense, anche di quello più "dorato". E conta che, già ad oggi, ci sono non ricordo quanti (ma molti) notai che chiedono l'integrazione annuale della Cassa perchè non ce la fanno. E' tutto così tremendamente complicato... Pertanto, seguire per il momento il proprio istinto (quello che mi pare tu abbia deciso di seguire) dopo aver sentito più voci, è sempre la via migliore, come altri hanno già sottolineato. In gamba!
  11. Caro Dante, Se esamini con freddezza il tuo proposito devi probabilmente mettere in conto quanto segue, se posso permettermi qualche considerazione: - se sei mosso a questo proposito vuol dire che non è che la tua professione ti soddisfi poi a pieno; perciò dovresti seguire il tuo istinto se ti conduce a questa strada, finchè sei ancora in tempo; - non sottovalutare gli atti che si preparano con i notai nelle operazioni di leveraged financing o M&A rispetto a quelli che potrai sviluppare in una scuola notarile e ritrovarti al concorso: c'è una grande differenza, te l'assicuro, ma grande; e il mondo notarile non è quello ovattato e forse facile che si immagina quando si partecipa a queste operazioni, è cosa molto ma molto più ardua e qualificata; prova e vedrai; - la pratica non è un elemento assolutamente imprescindibile ma una scuola sì e questo aggiunge tempo a quel che già ti necessita per studiare; c'è un neonotaio che ha scritto su questo sito a chi chiedeva lumi: per prepararti alla prima prova devi impiegare almeno 7-8 ore esclusi i week-end per almeno 4 anni; tienilo ben presente; poi magari c'è chi se la cava anche in meno, ma non penso sia la norma; - questo vuol dire un sacrificio abnorme in termini di tempo -dati anche i tuoi orari di lavoro- da coniugare con le tensioni del lavoro, con le esigenze della famiglia e quelle del necessario riposo; ma di tempo sicuramente avanti a te ne hai; basta che tu ne sia consapevole e abbia tua moglie dalla tua parte, sennò rischi di perderla; - concordo sull'utilità comunque di quanto appreso in caso di insuccesso del concorso; se non diventassi partner dello studio potresti sempre assumere la funzione di responsabile legale in qualche banca o azienda e l'esperienza notarile ti sarebbe preziosa comunque per un simile profilo e comunque non guasterebbe certo per la partnership; - non pensare neanche per un attimo che l'esperienza forense ti serva, sotto il profilo didattico, per considerare già appresa una larga parte della mole di cose da apprendere; è un mondo completamente nuovo, che si apre in un sistema complesso di scatole cinesi di nozioni e approfondimenti; invece può esserti utilissima e oserei dire fondamentale per l'approccio pratico, diretto, immediato che potresti dare al tuo modo di affrontare studio e prove concorsuali; soprattutto, il fatto che hai già una professione avviata ti rende un po' battitore libero, non frenato magari dai legittimi timori di chi ha solo questo e ci si dedica anima e corpo da anni e anni; - abbandona l'idea che sia un concorso che possa affrontarsi senza una preparazione meticolosa, soprattutto in termini di apprendimento dello stile notarile; sono una quanità devastante le cose da sapere e da apprendersi piano piano e non si trovano tutte sui libri e per quelle che vi si trovano va capito come metterle in pratica; e poi ci vuole tempo per consolidare mnemonicamente le informazioni, salvo tu non sia un Pico della Mirandola; - l'età e quindi l'esperienza professionale può solo favorirti; ricordiamoci che, si faccia il notaio o l'avvocato, il modo di approcciarsi alla libera professione in termini di capacità di apprendimento, razionalizzazione delle informazioni accumulate, capacità di scrivere, capacità di affrontare un atto come se si avesse davanti un cliente cui risolvere un problema nelle ore del concorso,non è poi così diverso, la matrice non varia a mio personalissimo avviso; pertanto, più anni hai alle spalle e più dinamismo caratterizza la tua professione, più sei avvantaggiato e non già il contrario. Ad una cosa devi stare, però, secondo me, molto attento, ma molto attento: dedicarsi al concorso, che -concordo pienamente- non si può "provare", anche per la "concentrazione" mentale costante che richiede, esclude che tu possa dedicarti allo studio e all'approfondimento delle materie che possono rafforzare le conoscenze che ti servono per consolidare la tua attuale professione; e questo vuol dire indirettamente fare una scelta di campo e mettere a rischio quello che hai in termini di progressione di carriera; devi esserne consapevole e in anticipo. Perdona la lunga mail. Good luck!
  12. Sul tema STRISCIA LA NOTIZIA mi permetterei di esprimere l'opinione che la posizione assunta da Barney -e condivisa da molti altri- sia probabilmente la più saggia. Ma non tanto a mio avviso, come molti hanno invece sottolineato, perchè diversamente operando ne deriverebbe un impatto negativo sull'opinione pubblica (pur probabile) e sul CNN. Quanto per l'impatto sul ministro: da un lato faremmo una richiesta di ascolto e dall'altro lato, tramite un'organo dei media "simpatizzante"di una ben nota corrente politica sostanzialmente avversa al governo, la faremmo magari rincorrere dal giornalista di turno di Striscia che la disturberebbe con atteggiamenti presumibilmente irridenti e tapiri vari. Bene dice Barney quando parla di alta probabilità di strumentalizzazione da parte di Striscia: devono fare spettacolo, pur sempre. E' altresi vero quanto alcuni dicono in merito al fatto che, se il passato insegna qualcosa, questo è che solo se si faccia rumore si possa essere ascoltati. Non dimentichiamo tuttavia che abbiamo un governo quale non si vedeva dai tempi di Giuliano Amato nel '92, ed è anche diverso e probabilmente in meglio (nel senso del tecnicismo e della autorevolezza dei componenti) o almeno così pare: diamo un minimo di fiducia al ministro e comportiamoci da persone serie. Perderebbe anche di autorevolezza la nostra stessa immagine e quello che vogliamo rappresentare. E' un rischio, non è men vero, che si rimanga inascoltati. Ma non spariamo prima almeno di aver intimato l'alto là. In qualcosa e qualcuno dobbiamo pur avere fiducia se, almeno in apparenza, ve ne possano essere i presupposti. Se abbiamo trovato, grazie a Barney e a tanti altri che gli hanno fatto seguito, la forza di passare dal lamento sul sito all'azione concreta, istituzionalmente corretta e potenzialmente incisiva, troveremo del pari la forza, se rimaniamo inascoltati, di ricorrere ad altri strumenti ugualmente corretti e in tal caso più incisivi, che magari oggi non ci vengono in mente. Ed è altamente probabile che, a quel punto, l'adesione all'iniziativa, pur oggi di rilievo, possa essere ancora più ampia. Fermezza e serietà. Ma pur sempre fermezza. Penso che nelle nostre coscienze si siano ritrovate entrambe, oggi. E non di meno accadrà in futuro se verremo ignorati.
  13. Bravo m.10, ti sei dato la tua brava patente d'identità per l'ennesima volta su questo sito facendo il moralista in modo del tutto inopportuno per il contesto, come più di un collega non ha potuto fare a meno di osservare. Una volta hai scritto su questo sito che sei avvocato. Beh, come avvocato dovresti sapere - perché la tua professione avrebbe dovuto insegnartelo, salvo che tu non la eserciti dalla tua scrivania di studi notarili e allora tutto si spiega - che nella realtà che viviamo non c'è mai il bianco o il nero. Nel senso che non esistono verità assolute e si vive sempre nel compromesso in ogni aspetto delle cose. Ma non perché sia giusto o ingiusto, solo perché la vita è fatta così. Ma anche chi vive senza compromessi, li fa per forza presto o tardi. E quando parlo di compromessi alludo non al significato negativo con il quale il termine è inteso nel linguaggio comune bensì alla capacità di adattarsi con equilibrio alle cose, pur mantenendo la forza e la determinazione di cambiarle. Tutti d’accordo che non è bello vedere il Presidente, soprattutto questo Presidente, criticato ai limiti del codice penale. Ma, benedetta la Madonna, … siamo in un sito di poveri cristi che cercano di superare un concorso improbo, ce ne si dice di tutte, spesso è uno sfogo più che uno scambio di opinioni …. ma cosa ti metti a minacciare e a mettere in imbarazzo notai e amministratore del sito, fai ridere … semplicemente … per il contesto in cui muovi la critica … lasciatelo dire proprio. Fuori da questo contesto ti avrei dato ragione, ma qui, vista anche la dimensione modesta che la critica ha assunto (due persone, per quanto notai) francamente no. Non siamo mica tutti cerebrolesi che siccome parlano due notai tutto quanto dicono lo prendiamo per verità rivelata. Ma suvvia … Non risponderò alle presumibili improperie di risposta tue e dei tuoi eventuali amiconi a supporto, non spostano il punto. Rilassati un po’…
  14. Perdonate se intervengo con alcune considerazioni che sembreranno ai più un po' eretiche. Si sta solo qui esprimendo un punto di vista, uno dei tanti modi con i quali un aspirante notaio possa vedere e vivere il concorso. L'impressione che mi sono fatto (senza alcuna pretesa di correttezza, lo ribadisco, benché personalmente vi tenga ferrea fede) è la seguente: - che la speranza del comune "povero cristo" sia limitata al 10%, massimo 20%, dei posti messi a concorso; - che per entrare in questa ristretta cerchia occorra, nelle specifiche prove, dare l'impressione di essere non solo bravi ma bravissimi e non semplicemente bravissimi studiosi bensì bravissimi "professionisti"; - che, in questo contesto, la sorte giochi un ruolo serio, come in tutte le cose, ma non essenziale; - che per rientrarvi occorrano tassativamente un "metodo" oggettivo (non necessariamente noto ai più) ed uno soggettivo (che plasmi la conoscenza acquisita, non necessariamente da accademia, in un affilato strumento di professione); - che l'approccio pratico, più che dottrinale, sia del tutto imprescindibile; - che, infine, si abbia conoscenza perfetta della tecnica da imboscata usata nella definizione delle tracce. L'interrogativo relativo a se tutto ciò debba necessariamente richiedere una dedizione quasi maniacale e uno studio di dimensioni ciclopiche ovvero se basti una sapiente e manageriale gestione degli strumenti di conoscenza di cui ci si impossessi via via nel tempo per aggredire la prova (con obbligo, in quest'ultimo caso, di grandissima freddezza e assunzione di più grave rischio), probabilmente non ha una risposta univoca, dipendendo da ciò che per il singolo professionista costituisca il sistema con il quale questi sia stato solito risultare vincente nelle prove più ardue affrontate nel corso della propria vita. La mia filosofia è semplice (si scateni pure chi dissente, anche se eviterò di ribadire con contro polemiche): o riesco a raggiungere questi target o sono fuori. E' una filosofia necessariamente "approssimata per difetto", per usare il linguaggio matematico (quindi ridotta all'osso, senza licenze a ciò che piacerebbe credere), ma deve esserlo se si vogliono individuare le proprie "reali" possibilità nel contesto che moltissimi vanno denunciando da sempre su questo sito. Qui ci si gioca la propria vita professionale e personale. Non è cosa da poco giocarsi la propria vita professionale e personale. Stare con i piedi per terra è un dovere verso se stessi e la propria famiglia, d'origine o neo costituita. Se non lo si fa, se si sogna, presto o tardi ci fa avvincere dall'esasperazione e dalla disperazione. A mio personalissimo avviso, il ricordarselo quotidianamente non comporta di per sé, come taluno afferma, promuovere disfattismo, bensì affrontare la dura realtà delle cose. E' soltanto un punto di vista. Ci sarà sicuramente chi crede comunque nel successo, senza condizioni. A questi, malgrado il mio diverso modo di vedere le cose, va comunque la mia massima ammirazione: l'esperienza comune insegna anche che spesso la vittoria è di chi ci crede di più e più a lungo.
  15. Labeone sicuramente si basa su specifiche esperienze; personalmente differisco parzialmente dalla sua opinione laddove dia conferma del cestinamento automatico: se inserisci nel curriculum una frase del tipo di quella cui pensavi "trasferimenti e lontanza di residenza non costituiscono un problema" (gli studi di un certo livello, e non solo, sono pieni di persone che provengono dalle zone più diiverse d'Italia) potresti evitare il cestinamento "automatico"(poi però devi essere disposto a rispettare quanto affermi); concordo tuttavia pienamente con lui laddove ti suggerisca di pensare comunque a by-passare eventuali obiezioni con alcuni accorgimenti. Alla fine, però, resto sempre dell'opinione che - nelle più varie circostanze - lo spirito con il quale ci si presenti, e pertanto la motivazione che si mostri, sono ciò che possa sempre fare la differenza. E' solo un'opinione. Ciao!!