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ste295

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  1. Salve, sapete indicarmi quale procedura seguire per trasferire ad un familiare le azioni (nella specie di una delle note banche italiane in liquidazione coatta amministrativa)? E' necessario il notaio? In alternativa come fare?
  2. Salve, il liquidatore e socio di maggioranza di una SRL in liquidazione è deceduto (da oltre 10 anni...), ma i suoi eredi legittimi - pur avendo tacitamente accettato l'eredità - non hanno interesse a subentrare nella compagine sociale e quindi non hanno mai provveduto alle formalità richieste dall'art. 2470 c.c., per rendere efficace il subentro mortis causa nei confronti della società. L'unico altro socio, con una quota di minoranza del 25%, può nominare da solo il nuovo liquidatore? Se sì, come deve procedere? Deve convocare l'assemblea, inviando la convocazione anche agli eredi del socio di maggioranza? Oppure non occorre visto che loro non hanno acquistato lo status di soci? Preciso che l'atto costitutivo e lo statuto non prevedono alcuna disposizione relativa agli effetti della morte dei soci. Grazie a chi vorrà illuminarmi!
  3. Salve, due domande facili facili: 1) Vi è qualche impedimento all'apposizione di un termine iniziale nell'atto costitutivo di una associazione professionale (ad esempio stabilendo che l'associazione è costituita con effetto dal 1/1/2017)? 2) Vale lo stesso se l'apposizione del termine iniziale è relativa alla sola partecipazione di uno degli associati? Così che fino a quella data l'associazione sarà tra A e B, ed a partire da quella data tra A, B e C ?
  4. Ciao grazie della risposta. Il costruttore del fabbricato nel regolamento di condominio contrattuale, trascritto e richiamato nei singoli rogiti, esclude l'autorimessa dalle parti comuni dell'edificio, che quindi non è bene in condominio secondo le quote millesimali, ma in comunione ordinaria secondo le quote acquistate da alcuni (non da tutti) i condomini. A questo punto, tornando alla domanda, che conseguenze ha l'alienazione delle quote nella formula "quota di circa ... metri quadrati"? E se la superficie totale dell'autorimessa è inferiore alle quote alienate, chi ha trascritto dopo ha acquistato "a non domino"?
  5. Buongiorno a tutti, il proprietario di un edificio lo divide in appartamenti e con atto notarile adotta un regolamento di condominio (ovviamente trascritto) nel quale il locale autorimessa non viene incluso tra le parti comuni dell'edificio. Poi aliena i singoli appartamenti e, in ciascuno di tali rogiti trascritti nel corso del tempo, aliena anche "quota di circa metri quadrati 7" dell'autorimessa. L'autorimessa viene accatastata nel 1975 come "unità afferente" e oggi censita nel Catasto Fabbricati come "BENE COMUNE NON CENSIBILE". Immagino che la clausola con cui si aliena una quota individuandola con la sola superficie possa essere intesa come alienazione di una quota proporzionale alla superficie totale dell'autorimessa (es. se la superficie totale è 70 mq, ognuno ha una quota di 1/10). Ma se sono state alienate più di 10 quote? Quid iuris? Secondo me, gli acquisti trascritti dopo il decimo sono "a non domino". Cosa ne pesate?
  6. Se in una proposta di acquisto tramite agenzia, accettata dal venditore, l'immobile era descritto secondo la consistenza catastale (divergente in parte dallo stato di fatto, a causa di un ripostiglio che di fatto è un bagno), affinché possa procedersi al rogito, dato che nel caso specifico non è possibile sanatoria (e quindi l'immobile è incommerciabile), se il venditore demolisce spontaneamente l'abuso edilizio può procedersi al rogito o il compratore può legittimamente rifiutarsi?
  7. Le dichiarazioni ai sensi dell'art. 47 del DPR 445/2000 (spesso contenute in atti notarili) possono essere rese dalla parte che interviene all'atto tramite procuratore? Anche quando la procura speciale è espressamente estesa alla facoltà di rendere dichiarazioni ai sensi del DPR 445/2000, ho i miei dubbi dato che tali dichiarazioni sono soggette a responsabilità penale e la responsabilità penale non può che essere personale. Ci sono sentenze o studi CNN in merito?
  8. Il notaio può rilasciare copia conforme all'originale di un assegno circolare esibitogli? Quanto costa il rilascio di questa copia? Nella certificazione di conformità si deve (o quanto meno si può, se richiesto) dare menzione di chi esibisce l'originale?
  9. Ovviamente, l'acquirente non vuole pagare per un immobile occupato lo stesso prezzo che aveva pattuito per un immobile libero al rogito. Inoltre, se il figlio non se ne va spontaneamente, occorre un procedimento giudiziario per il rilascio che ha delle spese di cui, ovviamente, l'acquirente non vuole farsi carico. Infine, un conto è che l'immobile si libererà dopo un mese, un conto che si libererà dopo un anno: l'acquirente ne riceve un danno diverso, per questo pretende di pattuire una somma mensile (pari ad esempio al valore di un'ipotetica locazione) che il venditore sia tenuto a versargli fino al rilascio
  10. Da contratto preliminare l'immobile promesso in vendita doveva essere libero al rogito, ma purtroppo risulta essere occupato dal figlio del promittente venditore, che questi non è riuscito a far sloggiare prima della data del rogito. A questo punto il promissario acquirente sarebbe disposto ad acquistare soltanto dando atto nel rogito che l'immobile è occupato e pattuendo un prezzo più basso nonchè che il venditore si obblighi al pagamento sia delle spese del rilascio coattivo dell'immobile e si obblighi a versare, dal rogito e fino al rilascio, una determinata somma mensile (a titolo risarcitorio?), il cui adempimento sia garantito da fideiussione bancaria. Queste pattuizioni possono essere inserite nel rogito di compravendita? Altrimenti, che alternativa consigliate?
  11. Che alternative proponi / proponete ?
  12. In un preliminare di vendita immobiliare, come di consueto, è stato pattuito che l'immobile deve essere libero al rogito, da stipularsi entro il ...... Nell'immobile abita ancora un figlio del proprietario che non vuole andar via e il promittente venditore non riuscirà a liberarlo entro la data prevista per il rogito. Tuttavia, il promittente venditore sostiene che l'immobile è libero e non ha problemi a rogitare, consegnando le chiavi, così dichiarando di immettere l'acquirente nel possesso. Il promittente acquirente, ovviamente, non vuole rogitare, perchè rischierebbe di non poter andare ad abitare nell'immobile per molto tempo, ed anzi a questo punto se non si rogita per inadempimento del venditore (che ha promesso di vendere un immobile libero al rogito), il promittente acquirente vuole recedere con restituzione del doppio della caparra confirmatoria. Il giorno del rogito, se il promittente acquirente dichiara al notaio di non voler rogitare per tale ragione, come si dà certezza alla circostanza che effettivamente a quella data l'immobile non è libero? Che soluzioni proponete? Io pensavo a fissare il rogito presso l'immobile, così che il notaio possa constatare che effettivamente l'immobile non è libero da persone e cose ed eventualmente redigere un verbale.
  13. Nella fattura di un notaio per un atto di compravendita immobiliare, trovo: Onorario 600,00 Cassa 120,00 IVA 156,00 La voce "cassa" significa Cassa Notarile? Si tratta di un importo da addebitare al cliente, calcolato come percentuale (20%) dell'onorario? Telefonando alla Cassa Nazionale del Notariato mi hanno detto che i notai non addebitano al cliente alcuna voce relativa alla Cassa, a differenza di altre categorie professionali (come gli avvocati, che addebitano il 4% di Cassa forense). Mi sapete illuminare?
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